Inserire il disco e pronunciare play. Disco inserito. Programma d'identificazione disco avviato. Errore. Errore. Disco non riconosciuto. Avvio procedura di risoluzione del problema. Errore non riconosciuto. Possibili cause: Il disco non è provvisto del tagliando di approvazione della Commissione. Si prega di verificare l'integrità del disco. Contattare la divisione della Commissione più vicina. Iniziare comunque l'esecuzione del disco? Pronunciare sì per iniziare. TRACK 1 - Il signor D. Il signor D. girava già da qualche ora senza scopo per le strade della città, com’era solito fare ormai da qualche tempo, un po’ per riempirsi le giornate, un po’ perché il medico di turno continuava a dirgli che una sana passeggiata e qualche U-Disc rilassante erano tutto ciò di cui aveva bisogno per sentirsi un po’ meglio, per sentir passare quell’affanno che da qualche tempo lo tormentava. Tutto, fuori, era come al solito: sole tiepido e vagamente nascosto dalle nuvole grigiastre, negozi aperti con vetrine colorate e inutili, persone a testa bassa e con un cavo ficcato dietro l’orecchio. Era entrato anche nel negozio che, negli ultimi anni, l’aveva visto effettuare le maggiori spese, George’s, anche se, rispetto ad un classico adolescente in piena crisi ormonale, i soldi che aveva lasciato alle casse di quel posto erano di sicuro pochiri spese. Ci andava da quando era ragazzo, conosceva il figlio del padrone. Quel figlio poi che ne era diventato il proprietario, e per vari anni, ogni volta che andava a comprare un nuovo U-Disc, si era fermato a ricordare i bei tempi, quand'erano ragazzi. Ora anche il suo amico era andato in pensione, e aveva venduto tutto. I nuovi proprietari avevano però voluto mantenere il nome, George’s, perchè ormai in città era un'istituzione. Appariva anche la pubblicità in tv. «George’s, tutti gli U-Disc che vuoi», recitava il jingle. Ed in effetti il negozio era grande, disposto su due piani, con scaffali ordinati per genere. Appena entrati, sulla destra, c'erano le ultime novità degli editori più importanti. Bastava toccare la confezione del disco e una voce comunicava titolo, autore, e un breve riassunto della trama. Poi, sulla sinistra, si trovavano i gialli e i thriller, e poi ancora ci si addentrava nel negozio, passando dalla poesia alla tecnologia, all'attualità. Soprattutto qui, il signor D. era stato attratto da una gigantografia, con la faccia del Presidente. Il Presidente aveva appena finito di registrare un U-Disc. L'uscita era prevista a giorni, ma già era iniziata la campagna pubblicitaria. Come al solito, comunque, non aveva trovato nulla che lo interessasse. «Sempre i soliti dischi», pensava. E allora se n'era uscito, con quel suo passo strascicato e stanco. Aveva da poco compiuto 61 anni e gli acciacchi dell'età cominciavano a farsi sentire. Si fermò su una panchina, poco distante dalla piazza. Anche quel suo corpo, così voluminoso, non presentava più i vantaggi di un tempo. Una volta era atletico e con le spalle larghe, qualità che gli avevano sempre permesso di conquistare con una certa facilità i cuori delle ragazze. Ora invece si ritrovava con quel suo corpo rammollito, i capelli che ormai erano diventati bianchi, le membra stanche. Gli ultimi dischi che aveva comprato di recente trattavano di gente come lui. Gli piaceva ascoltare le storie di vecchi signori che però ancora se la cavavano, ancora davano del filo da torcere ai più giovani. C'era una serie di gialli con protagonista un commissario di polizia, il commissario Torgot. Ne erano usciti 5 dischi in tutto, di quella serie, e li aveva comprati e ascoltati tutti. Quello nuovo, da quanto diceva la tv, sarebbe uscito di lì a pochi mesi. Ma intanto non sapeva cosa ascoltare. La vita del pensionato, in generale, lo annoiava. Soprattutto da quando la moglie, la signora D., l'aveva lasciato. «Umpf - pensava - dovrei averci fatto l'abitudine, ormai». Erano passati 12 anni, da quando si era presa un appartamento in periferia, dove vivere da sola col loro figlio. Stranamente, il CON gli faceva molto prurito quella mattina. Era qualche mese che non funzionava alla perfezione, ma non aveva ancora avuto voglia di andare a farsi vedere da un tecnico. Eppoi sapeva già cosa gli avrebbe detto. «Il suo CON è un modello superato, signore, è normale che dopo un po' di anni non vada più bene. Dovrebbe farsi installare un modello più nuovo, più aggiornato». Aveva sentito dire che il modello che aveva, il CON-13, dava problemi di compatibilità con alcuni neuroni del cervello. Pareva che a suo tempo non l'avessero testato benissimo, o almeno non su un campione di soggetti attendibile. Ma cosa poteva farci? Quel CON era stato un regalo di suo figlio, sarebbe stato triste separarsene. Intanto, però, continuava a grattarsi dietro l'orecchio. Qualcosa accadde, mentre il signor D. stava seduto a guardare in aria e a pensare. Un ragazzo e una ragazza, giovani, vestiti alla moda, gli si affiancarono sulla panchina, uno da una parte e uno dall'altra. - Il signor D.? - gli chiesero. L'anziano e distinto signore iniziò a girare velocemente la faccia da un lato all'altro, guardando i suoi due interlocutori. La situazione era strana, ma i ragazzi sembravano innocui. Lo meravigliava solo che sapessero il suo nome. - Sono io. - Tenga - gli dissero porgendogli un pacchetto rettangolare. - Lo metta in tasca e lo guardi solo a casa. Mi ha capito? Solo a casa. E non usi nessun software di riconoscimento. Il signor D. era perplesso. Il ragazzo che gli aveva consegnato quel pacchetto poteva avere al massimo, quanti?, 20 anni. Pensò subito a uno scherzo, una specie di programma televisivo, ma subito i due ragazzi si alzarono e si avviarono, con passo deciso, verso la piazza, perdendosi tra la folla. Il signor D. rimase per qualche secondo con lo sguardo perso nella loro direzione, anche se non riusciva più a vederli: la sua mente infatti stava iniziando a rielaborare quanto era accaduto. Era sicuro di non aver mai visto prima quei due tizi. La ragazza, poi, non aveva aperto bocca. Ma nemmeno la voce di lui l'aveva mai sentita, neppure su un qualche U-Disc. Abbassò lo sguardo sul pacchetto. «Mah?!», pensò. Lo infilò in tasca e diede una rapida occhiata in giro. Nessuno lo stava guardando, tutti erano indaffarati nei loro impegni. Anche lui si lasciò andare, di nuovo, ai suoi pensieri, pensando che probabilmente era una nuova trovata pubblicitaria, e si abbandonò a quand'era giovane e quando dentro a George’s, lui e il suo amico... Tornò a casa con tutta calma. La vita del pensionato era noiosa, sì, però almeno concedeva di prendersi il tempo che si voleva. «Ma chi prendo in giro?», pensò subito dopo. Non era mai stato uno di quei tipi liberi e indipendenti, quelli che fanno come gli pare quando gli pare. A lui gli orari del lavoro, della vita matrimoniale, della vita sociale, piacevano. Davano ordine alla sua vita, la organizzavano. Tutto quel tempo libero, ora, gli creava più problemi che altro. Ad esempio, che cosa avrebbe fatto adesso? Tutto il pomeriggio davanti e niente da fa... No, un attimo. C'era quel pacchetto che gli avevano dato quegli strani ragazzi. La faccia di lei l'aveva già dimenticata, non era mai stato un grande fisionomista. Lui invece ce l'aveva bene in mente, perchè l'aveva colpito quella barbetta. Voleva darsi un'aria da trasandato, ma i vestiti lo tradivano. E, a guardarlo bene, si vedeva che non si era dimenticato di farsi la barba, ma semplicemente aveva regolato il rasoio solo per accorciarla. Riprese il soprabito, che appena entrato nell'appartamento aveva appeso all'attaccapanni, e ne tirò fuori il pacchetto. Mentre si sedeva sulla sedia del tavolo lo scartò, e si ritrovò davanti uno strano oggetto, rettangolare anch'esso, ma che si apriva. Al suo interno, tanti altri oggetti, tutti della stessa grandezza, tutti sporcati da piccoli segni neri. Non aveva mai visto niente di simile. «Bah, la solita pubblicità incomprensibile». E se ne andò in bagno. Passarono solo pochi secondi prima che la porta del bagno si spalancasse all'improvviso e il signor D. ricomparisse nel salottino, mentre si chiudeva i pantaloni. Ora il suo sguardo però non era più quello tranquillo e sonnolento che aveva esibito fino a poco prima, ma uno molto più nervoso e attento. Qualche autore horror avrebbe potuto dire che sembrava avesse appena visto un fantasma. Si sedette di nuovo sulla sedia in legno su cui si era seduto prima e riprese in mano quell'oggetto così strano. «No, non è vero. Io l'ho già vista una cosa così. Sono sicuro, l'ho già vista!». Iniziò a sentire improvvisamente delle vampate di caldo e qualche goccia di sudore gli si materializzò sulla fronte. Quel maledetto CON gli dava ancora fastidio. Si grattò con rabbia, prima di pensare che era meglio andarci piano, che, anche se vecchio, il CON è un oggetto delicato, che si può rompere facilmente. E se si dovesse rompere, come farebbe ad ascoltare il prossimo disco del commissario Torgot? Per non parlare di tutto il resto. Fissò ancora l'oggetto per qualche secondo, poi gli venne in mente di consultare il dizionario. «Chissà, magari là troverò una qualche definizione, che potrà chiarirmi le idee...». Gli sembrava di avere dei ricordi molto confusi. Riappoggiò l'oggetto sul lungo tavolo e si avviò verso la camera da letto, dove teneva ciò di cui aveva bisogno. Ora, d'improvviso, si sentiva più tranquillo, più rilassato. Tutto sembrava essere ritornato a una dimensione normale e il dizionario avrebbe chiarito quell'ansia così improvvisa. Passando per il corridoio si fermò un momento davanti allo specchio, cercando di guardare se dietro l'orecchio era arrossato, ma non gli riuscì. «Il solito fesso! Ci vogliono due specchi per vedersi dietro... Vabbè, lo farò dopo». Entrò invece nella sua stanza e guardò sopra alla mensola dove teneva una ventina di U-Disc. Toccò il primo contenitore. - Il commissario Torgot di Emile Lazz, edizioni Liber. La prima avventura del famoso commissario Torgot, ambientata nella Francia del diciannovesimo se... click Toccò il secondo. - La sacra Bibbia, edizioni CCRI. Il libro sacro del cristianesimo... click Passò al terzo. - Dizionario della lingua contemporanea, a cura di Georg Polluti, edizioni Greeti. Il più completo e venduto vocabolario della lingua contemporanea. 19° edizione, con l'aggiunta delle nuove parole quali 'juggutorie', 'baasdutri' e 'poilli'. - Finalmente! - esclamò il signor D. - dovrò decidermi a comprare quell'ordinatore vocale di U-Disc... Prese in mano il disco e si diresse verso la sala. A metà strada però, ripassando davanti allo specchio, si ricordò di doversi controllare il CON. Usando quello grande del corridoio e un piccolo specchio da bagno riuscì a vederlo, rovinato e invecchiato. Era tanto che non ci dava un'occhiata. «Qui un tecnico non solo mi suggerirebbe di cambiarlo, ma me lo cambierebbe a forza... Bof, tirerò avanti finchè dura!». Vicino al videofono prese il suo lettore portatile, si sedette e lo collegò al CON tramite il cavo che portava sempre con sè nel taschino della camicia. Dentro al lettore inserì l'U-Disc del vocabolario. - Bzz bzz... Dizionario della lingua contemporanea... bzz bzz... a cura del professor Georg Polluti, docente emerito all'università di Berlino... bzz bzz... edizioni Greeti, Berlino... bzz bzz... pronunciare vicino al microfono la parola da ricercare, prego... bzz bzz... in attesa della parola da ricercare... bzz bzz... Il signor D. si grattava, deluso, la fronte. Era sicuro che l'U-Disc avesse anche la funzione di scanning, si ricordava che suo figlio gli aveva mostrato anche come usarla. Ma non ne aveva mai avuto bisogno e se n'era dimenticato. Forse bisognava premere un qualche tasto nel lettore. - Ehm... funzioni - disse, indeciso. - Funzioni... bzz bzz... Sostantivo femminile plurale... click. Il signor D. lo fermò subito. Si avvicinò invece al microfono del lettore. - Funzioni lettore - riprovò. - bzz bzz... Benvenuti nelle funzioni del lettore U-Disc portatile YNOS 4322/k... bzz bzz... scegliere dal seguente menù... bzz bzz... Modifica impostazioni di base del lettore YNOS 4322/k... bzz bzz... Consultazione del manuale di istruzioni... bzz bzz... Consultazione delle opzioni dell'U-Disc inserito... bzz - Consultazione delle opzioni dell'U-Disc! - si affrettò a dire il signor D. - Opzioni dell'U-Disc inserito nel lettore... bzz bzz... Opzione filmato di presentazione... bzz bzz... Opzione fotografie e voci... bzz bzz... Opzione scanning… - Opzione scanning... uff, l'ho trovata! - Prego, dopo aver pronunciato la parola Avvio passare sotto il fascio di luce del lettore l'oggetto di cui si vuole fare lo scanning... bzz bzz Il signor D. sollevò il lettore portatile dal tavolo, lo posizionò sopra all'oggetto che i ragazzi gli avevano dato sulla panchina e disse «Avvio». Seguirono alcuni secondi durante i quali l'U-Disc e il lettore sembrarono andare in fibrillazione. La voce metallica di donna continuava a ripetere «Scanning avvenuto... attendere prego» nel cervello del signor D.. E il ronzio continuo dato da quello stramaledetto CON iniziava a dargli molto fastidio. Ancora, alcune gocce di sudore iniziavano a calargli dalla fronte, fermandosi sulle bianche e folte sopracciglia. Questa volta non era colpa sua, però, ma dell'elaborazione di quel dizionario, che sembrava più laboriosa del previsto. Non capiva. Quando suo figlio gli aveva mostrato come funzionava, tutto era andato più liscio e veloce. Certo, l'avevano testato su una sedia e lo scanning aveva riconosciuto subito l'oggetto. Questa volta invece si trattava di qualcosa di molto strano, ma che di sicuro esisteva. Il signor D. infatti era convinto di averlo già visto, solo non ricordava come e quando. Ma gli era stranamente familiare. - Errore errore... bzz bzz... l'oggetto non esiste... bzz bzz... errore errore... contattare il più vicino posto di polizia, errore, errore... l'oggetto non esiste... bzz bzz... errore errore. Il viso del signor D. stava diventando ormai paonazzo e fu costretto a strapparsi da dietro l'orecchio il cavo che collegava la sua testa al lettore U-Disc. Mentre tentava di rinfrescarsi la faccia agitando le mani, vide che il lettore continuava a surriscaldarsi, iniziando anche a fumare. Tentò di spegnerlo premendo il tasto apposito, ma ormai scottava e non sembrava obbedire ai comandi. Tentò con la voce: «Procedura di spegnimento. Avviare procedura di spegnimento», ma non servì a niente. Nel giro di dieci secondi il lettore scoppiò, un piccolo botto per un piccolo oggetto. «12.000 crediti andati». In bagno aprì l'acqua fresca e se la versò sulla faccia. Non gli era mai capitata una cosa simile prima, nessun lettore era impazzito in quel modo, neppure quelli più antiquati ed arcaici. Se gli fosse rimasto collegato, probabilmente avrebbe fatto la stessa fine. Gli avrebbe letteralmente fuso il cervello. Cos'era quella cosa che quei ragazzi gli avevano dato? Volevano forse ucciderlo? Fargli saltare in aria cervello e neuroni? O forse era colpa del suo CON, la sua presa di connessione che gli permetteva di collegare il cervello ai lettori? Magari era davvero così, magari quei ragazzi non c'entravano niente e l'incidente si era verificato solo per colpa della sua dotazione ormai superata. Ma d'altronde, neppure lui conosceva quell'oggetto, non l'aveva mai visto. Non negli ultimi 50 anni almeno. Si sarebbe ricordato di una cosa del genere. Ma allora perchè quell'aria così familiare, quella sensazione di deja vù? La testa gli doleva e pensò bene di riempire il lavandino e di immergerla nell'acqua fresca. Era l'unica cosa che gli dava un po' di sollievo dal mal di testa. Decise di lasciar perdere quell'oggetto così misterioso, almeno per il momento. Accese la tv pensando che magari ne avrebbe parlato a suo figlio, magari lui sapeva cosa fare. D'altronde, lo stesso lettore aveva detto di rivolgersi alla polizia e suo figlio era un poliziotto. Meglio lasciare a lui e ai suoi capi le cose di quel genere. Ormai il signor D. era vecchio, stanco, e la curiosità non faceva più parte del suo carattere. - Canale Informazioni - disse al televisore, che subito adattò la selezione alla richiesta del padrone di casa. Si trattava di un canale di notizie. Non che al signor D. interessasse poi così tanto tenersi informato, ma le voci gli facevano compagnia e davano un tono diverso alla casa. «Quelli del piano di sotto almeno, sentendo delle voci, non penseranno che sono sempre solo». Oltre che soffrirne, si vergognava di quella sua condizione non voluta. In breve, nel comodo divano posto di fronte alla tv, gli occhi gli si fecero pesanti. Le questioni del lettore, del CON malfunzionante, dell'oggetto misterioso, l'avevano spossato. Si addormentò, con la bocca aperta e mentre le notizie continuavano ad arrivare.