TRACK 7 - Il Consiglio Jon L. camminava solo lungo una via del centro. Non aveva voluto la scorta, non perchè non ce ne fosse bisogno, ma perchè in due si rischiava di dare di più nell'occhio. Mentre proseguiva col suo passo veloce lungo il viale alberato che conduceva alla casa di Boyter, ripassava ancora una volta mentalmente il discorso. Non tanto le parole che avrebbe dovuto usare, ma l'ordine in cui usarle, la struttura. Era un momento decisivo, per sé, per la sua banda, per tutti i Nascosti. E lui avrebbe preso le redini, non si sarebbe lasciato sfuggire quest'occasione. Passò davanti alla casa di Boyter e proseguì. Non era saggio entrare per l'ingresso principale, che poteva essere sotto controllo, e quindi ci si era accordati per un'entrata sotterranea che portava direttamente nel salotto dove si tenevano le riunioni del Consiglio. Scese infatti nella vicina stazione della metropolitana e da qui, dopo un riconoscimento delle impronte digitali e della retina, ebbe accesso alla navetta che l'avrebbe portato a destinazione. - Ora? - disse, avvicinandosi il polso al viso. - Sono le ore 10 e 02 minuti. Era lievemente in ritardo, ma sapeva bene che le precauzioni, in casi del genere, non erano mai troppe. Il salottino privato di casa Boyter manifestava tutto il gusto aristocratico e ancien regime del suo padrone. Al centro, un grande tappeto circolare era sovrastato da un tavolo rotondo in legno scuro e pesante, sopra al quale si stagliava un finissimo lampadario di cristallo. Boyter era uno dei principali finanziatori delle attività dei Nascosti, anche delle bande sotterranee. Questo gli aveva conferito enorme potere e prestigio tra gli adepti, anche se lui non ne aveva mai particolarmente fatto uso. Attorno alla piccola stanza, poltroncine dal gusto retrò ed immensi specchi contornati d'oro conferivano al quadretto un'immagine d'opulenza mal celata. A Jon L. sembrò un paradosso che una riunione così segreta si tenesse in una stanza così luccicante di luce e ori. Attorno al tavolo erano già seduti gli altri nove membri del Consiglio. La sedia libera, quella riservata a Jon L., era proprio di fronte a Boyter. Evidentemente, tutti sapevano che sarebbe stata una riunione burrascosa, e la tempesta la portava Jon L.. Si sedette e salutò. Alla sua sinistra e alla sua destra stavano due dei suoi più fedeli alleati, di cui già si era assicurato il voto favorevole. Erano Sor Q., capo di una banda sotterranea del nord della città, e Milo, che, con pochissimi uomini scelti, presidiava la zona sud-est. Poi, più in là, il colonnello Turos, ex ufficiale dell'esercito poi convertito agli ideali dei Nascosti. Anche lui gli aveva assicurato il suo voto. Insieme al proprio ne bastava solo uno per mettere in minoranza Boyter. Ma gli altri cinque erano tutti Nascosti di Superficie. Si diede inizio alla riunione, con tutti i crismi formali che erano necessari per legge, la Legge dei Nascosti nei confronti della quale Jon L. era tanto insofferente. Il capo Rottrisch fece da verbalizzante. Si entrò subito nel vivo. - Penso che tutti voi abbiate visto la televisione tra ieri ed oggi - esordì Boyter, un uomo magro e anziano, ma con gli occhi vispi e le sopracciglia bianche e arruffate. Gli uomini attorno al tavolo fecero segni di assenso col viso. - Avete quindi avuto notizia dell'attentato, dell'autobomba fatta esplodere davanti a uno degli uffici della Commissione... - ancora segni d'assenso, soprattutto da parte dei Nascosti di Superficie. - Bene - riprese Boyter - a quanto mi risulta, la ragazza trovata morta, l'unica vittima dell'attentato, era una di noi, una Nascosta. E più precisamente apparteneva alla sua banda, Jon L. - concluse, rivolgendo le ultime parole direttamente all'uomo che gli stava seduto di fronte. Jon L. stette zitto. Voleva vedere quali mosse avrebbe fatto Boyter, cosa avrebbe detto, per poi agire di conseguenza. Doveva stare attento a non andare troppo in là, a non scattare, a non rovinare tutto. - Questo fa supporre - riprese il padrone di casa - che la ragazza fosse in qualche modo implicata nell'attentato contro la Commissione e che poi, per un qualche disguido tecnico, qualcosa non sia andato nella maniera prevista... dico bene? Tutti stavano in silenzio, neppure i Nascosti di Superficie facevano più segni d'assenso. Si stava per arrivare al momento decisivo. - La mia domanda allora è: come mai una Nascosta è stata implicata in un attentato? Non sapeva che la Legge dei Nascosti vieta categoricamente azioni violente? - fece una pausa, come a voler pesare bene le proprie parole - E poi, ha agito da sola o insieme ad altri? Dai miei informatori, pare che sia stata vista spesso con un ragazzo, noto come Max, anche lui parte della sua banda, Jon L.. Il capobanda rimase in silenzio, fissando con durezza negli occhi il Capo del Consiglio. Boyter gli stava sferrando il suo attacco, un attacco dovuto e che si aspettava. Tra poco sarebbe toccato a lui rispondere per le rime a quel vigliacco di Superficie, che viveva nel lusso più sfrenato. - Il sospetto che nasce, Jon L., è che lei possa essere implicato nell'organizzazione di questo attentato e questa sarebbe una cosa grave, molto grave. Vuole chiarirci allora qual è la sua posizione? Ecco, era il suo momento. In quel momento, proprio mentre Jon L. stava iniziando a parlare, bussarono alla porta. - Scusate - disse Boyter rivolto ai membri del Consiglio. Era una persona che teneva molto al bon ton. - Avanti. - Mi scusi signor Boyter - disse, entrando, il maggiordomo, anch'egli un Nascosto - ma c'è il Presidente che sta parlando in televisione dell'attentato di ieri e pensavo potesse interessarvi. - Grazie, Atur - rispose Boyter. Prese dal tavolo lo stanzacomando e, avvicinatolo alla bocca, disse: «Televisore». Dalla parete dov'era appeso il grande specchio dorato si aprì un vano, da cui lentamente entrò nel salottino un televisore di grandi dimensioni. - Canale Presidenziale - aggiunse Boyter, e il televisore si accese proprio sulla faccia del Presidente nel suo studio. Aveva preferito apparire in video con un abbigliamento molto casual, senza il trucco e con l'aria stanca e affaticata. Le sue parole avvaloravano questa impressione visiva. - Cittadini. Come avrete sicuramente appreso dai molti notiziari che si sono susseguiti in queste ore su tutti i canali televisivi mondiali, ieri mattina la nostra Nazione è stata scossa da un attentato. Erano molti anni che la nostra società civile non subiva un affronto del genere. Nemmeno i nostri nonni... scusate - andava a braccio e cercava di mostrare, in maniera esagerata, la sua partecipazione emotiva ai fatti, arrivando addirittura a commuoversi - Lo Stato, cittadini, non starà a guardare. Abbiamo messo in campo fin da ieri le nostre migliori forze investigative e siamo già in grado di comunicarvi i primi risultati. La foto della donna che avete visto ieri in televisione non è quella di una semplice vittima, ma è la foto dell'attentatrice, della responsabile di questo attacco. Assieme a lei pare ci fosse un giovane, di cui abbiamo un identikit che ora la regia vi manderà in onda. Questo giovane è tuttora ricercato in tutto il mondo. Ma non basta, cari cittadini. Ci siamo chiesti anche il perchè di un gesto tanto assurdo e sconsiderato. Ebbene, nel palazzo davanti al quale è scoppiata l'autobomba si trovava un ufficio governativo secondario, di minore importanza e perciò sprovvisto di guardia armata. Gli attentatori l'hanno scelto perchè facile da attaccare ma anche e soprattutto perchè simbolo degli organi costituzionali dello Stato. È un attacco alla nostra democrazia, signori, un attacco ad un Governo e a tutto un Parlamento liberamente scelti dalla popolazione. E non è un attacco portato da due sole persone, ma da un'intera organizzazione con ramificazioni in tutto il mondo. Già da tempo i nostri servizi segreti avevano raccolto informazioni su questi pericolosi terroristi, ma ora è giunto il momento di dare una decisiva sterzata, di fare il salto di qualità. Questi terroristi si fanno chiamare i Nascosti, signori, e vivono qui, nelle nostre stesse città, nell'appartamento vicino al vostro, nella villetta in fondo alla strada. Vivono tra noi e attentano contro di noi, contro la nostra vita e contro le nostre libertà. Questi Nascosti, signori, sono la più grande minaccia del nostro secolo e noi abbiamo ferma intenzione di debellarla. - Televisore off - disse Boyter. Il televisore si spense e rientrò da solo nel vano, che si richiuse dietro di esso. Tutti si rigirarono, riprendendo posto attorno al tavolo. Cambiava qualcosa? Jon L. passò qualche secondo a pensare se questo messaggio del Presidente lo danneggiava o inficiava in qualche modo il discorso che si era preparato. No, era la guerra che voleva e il Presidente non aveva fatto altro che dichiarargliela. Aveva fatto esattamente quello che si aspettava facesse. Solo, non credeva che sarebbero risaliti così in fretta agli autori dell'attentato. D'altronde, la morte della ragazza aveva facilitato molto le cose agli investigatori. Prese la parola. - Signori, è guerra. L'avete sentito con le vostre orecchie. Il Governo ci ha dichiarato guerra ed ora è giunto il momento di difenderci. Poco importa se sapessi o meno dell'attentato, ora è la nostra integrità, la base stessa della nostra organizzazione che è minacciata. O ci difenderemo con la forza, o saremo spazzati via. Uccisi, perchè sapete meglio di me che non ci sarà concesso di parlare in un tribunale, che portiamo troppi segreti con noi. L'unico modo di sopravvivere e far sopravvivere la nostra gente è quello di prendere le armi e combattere. Noi bande del sottosuolo, i Nascosti Puri, ci prepariamo da molto tempo a questa eventualità. I nostri ragazzi sono pronti, ben addestrati e volenterosi. Ora dipende da voi, Nascosti di Superficie. Tocca a voi scegliere se morire o combattere. Sì, probabilmente il discorso del Presidente era stata una carta a favore di Jon L.. Ora dovevano scegliere, o di qua o di là. Non era più possibile mediare, aspettare, proporre tecniche pacifiche. Il silenzio fu interrotto da Boyter, che prese la parola.- Jon L., io prima le ho fatto una domanda. È lei il responsabile di quell'attentato? Risponda, prego... - Sì - disse, sicuro della sua forza - sì, l'ho ordinato io. E non me ne pento: siamo giunti alla resa dei conti, è il momento di uscire fuori, allo scoperto, e di vincere la nostra battaglia. - Sì, sì - fece Boyter per zittirlo. Poi riprese: - Propongo venga messa ai voti l'espulsione di Jon L. dai Nascosti, in base alla violazione della Legge, che vieta qualsiasi azione di violenza. - Cosa? - proruppe il capobanda. Non era quella la cosa su cui votare, bisognava fare la guerra, bisognava passare al contrattacco. Boyter fu più veloce di lui. - Prego, chi è favorevole? Alzarono la mano in cinque, i cinque Nascosti di Superficie. - Jon L., lei è espulso dall'organizzazione dei Nascosti, le vengono immediatamente tolti la carica e il potere di capobanda. Il Consiglio si riunirà nuovamente nei giorni seguenti per trovare un sostituto adeguato. - No, no, no. Io non ho nessuna intenzione di farmi da parte. Io sono un Nascosto di diritto, ho l'esperienza che vi serve e le capacità di cui avete bisogno in questo momento. Io... - Vedremo di cavarcela da soli. - lo interruppe Boyter - Prego, conducetelo fuori e poi date comunicazione al suo secondo di prendere il comando ad interim. - No - continuava a dire Jon L. mentre due dei Nascosti Puri, Sor Q. e Turos, lo prendevano per le braccia - non potete. Siamo in guerra. Non potete fare a meno di me. - Certo che possiamo, e lo stiamo facendo. Questa guerra, come la chiama lei, è solo colpa sua e del suo gesto sconsiderato e suicida. Il movimento che lei vorrebbe creare è un movimento di pazzi sanguinari, che uccide la gente per strada. Questa non è la via dei Nascosti, non è la via di nessuno di noi. Io, personalmente, mi sarei comportato esattamente come il Presidente, in un caso simile: se vengo attaccato, mi difendo. No, la colpa è solo sua. Lo trascinarono fuori della stanza di peso. Il suo sguardo si era fatto febbrile, i movimenti scattosi. Come poteva essere finita così? Tutti quegli anni, quella gavetta, quelle ore di copiatura, non era servito a nulla? Ora ritornava per strada, uno come gli altri, solo? Il suo comando, il suo potere, tutto perso? - Amici, aspettate! - tentò di rivolgersi ai due che lo stavano portando fuori, due che fino a qualche minuto prima lo appoggiavano - Insistiamo, facciamo leva su Bullio, è l'anello debole dei Nascosti di Superficie, cerchiamo di convincerlo... - Hai perso. - lo zittì Turos - Sei stato messo in minoranza. Io accetto gli ordini del Consiglio e obbedisco alla volontà della maggioranza della mia gente. Vedi di impararlo. E detto questo, lo misero nella navetta di collegamento e lo rimandarono indietro, verso l'entrata nella metropolitana.