TRACK 9 - Un invito importante Il ritorno a casa del signor D. fu segnato da dubbi e incertezza. Mentre il taxi lo scortava lungo le strade percorse da una nuova e fine pioggia, il suo pensiero rincorreva le immagini di quei due ragazzi. Dunque erano stati loro due gli esecutori dell'attentato. Quella sera in cui credeva di averli sognati, in realtà gli avevano parlato del presidente della YNOS e di quella Commissione contro cui avevano preparato un attentato. Chissà se avevano dormito, quella notte, o se erano andati direttamente incontro al loro destino, la ragazza specialmente, così silenziosa e bella. Ma perchè quel libro? E soprattutto, perchè a lui? Ora le cose si facevano complesse, sicuramente fuori dalla sua portata. Magari qualcuno li aveva visti mentre gli consegnavano quel libro, magari i vicini li avevano visti entrare in casa sua quella notte. Magari su quel libro c'erano le loro impronte digitali e la polizia non c'avrebbe messo molto a fare due più due. Quel libro era il punto di contatto tra lui e i due attentatori. Il che voleva dire tra lui e questi Nascosti di cui non aveva mai sentito parlare prima. Il Presidente era stato durissimo, in tv. Non avrebbe avuto pietà di quei tizi. Forse, se avesse portato il libro alla polizia, magari parlandone prima con suo figlio. Forse avrebbero capito, gli avrebbero lasciato il tempo di spiegarsi. Forse, o forse no. Probabilmente era meglio disfarsi del libro, distruggerlo e finirla lì. Non era il suo genere di cose, né sfidare la polizia, né diventare il grande accusatore. Voleva starsene solo al suo posto, in disparte. Non era fatto per i rischi inutili. Pagò il tassista e salì le scale del suo condominio. Alla sera le gambe erano sempre più pesanti, anche se si erano passate molte ore seduti al computer. Lentamente e faticosamente giunse al suo pianerottolo e preparò il dito per il riconoscimento delle impronte, ma la porta era socchiusa. Era sicuro di averla chiusa bene, prima di uscire. Qualcuno era stato nel suo appartamento mentre non c'era, quindi, e forse era ancora lì dentro. Cosa doveva fare, ora? Se c'era la polizia, l'avrebbero sicuramente arrestato per possesso di materiale vietato. Aveva lasciato tutto in bella vista e pure il computer acceso con le lettere disegnate sullo schermo. Ma se fosse stato scoperto dalla polizia perchè aspettarlo lì, a casa propria? Perchè non andare direttamente a prenderlo a casa di suo figlio? Forse per non turbare Kori... D'altronde, poteva essere ancora quel ragazzo, quel Nascosto, l'attentatore. Poteva essere pericoloso, armato, magari in cerca di un rifugio dove nascondersi. Non lo voleva in casa sua, voleva solo stare fuori da tutta quella faccenda. Voleva solo che lo lasciassero in pace. Passarono così alcuni lunghissimi secondi. Non sapeva che fare. Poteva andarsene via, fuori, e ritornare tra un'ora o due. «Sì, certo, è la soluzione migliore. Facciano quello che vogliono, basta che mi lascino un letto dove dormire». Non fece nemmeno in tempo a girarsi verso le scale, però, che la porta si aprì. - Il signor D., suppongo. Il signor D. rimase paralizzato. Non aveva mai visto quell'uomo prima d'allora. Vestito in borghese, era difficile che si trattasse di un poliziotto. Non si muovono mai da soli. Che fosse un altro di quei tizi, di quei Nascosti? - Prego, entri, non rimanga lì fuori - gli disse, accompagnando la richiesta con un gesto della mano. Il signor D. entrò, titubante, nella sua stessa casa. Non si tolse le scarpe, non gli sembrava il caso. «Almeno se domani troverò fango saprò già a chi dare la colpa», pensò tra sè. - Chi è lei? - scoppiò all'improvviso, rompendo il silenzio. - Io sono una specie di ambasciatore. Le porto alcuni messaggi. - Come ha fatto ad entrare? - Primo messaggio: - proseguì l'uomo, sui trenta, capelli ricci e neri, sguardo sicuro - si ricordi, quando esce, di nascondere il libro e di spegnere il computer. Libro. Conosceva la parola libro. Sicuramente non era uno della polizia. Suo figlio non aveva la minima idea di cosa potesse essere un libro, di questo era certo. Però poteva benissimo essere un agente speciale, o qualcosa del genere. Qualcuno, nel Governo, doveva sapere che esistevano questi libri, altrimenti come renderli proibiti? - Secondo messaggio: è invitato domani mattina a presentarsi a questo indirizzo - gli porse un biglietto vocale - e di non farne parola con nessuno, ha capito?, nessuno, tantomeno suo figlio. - Che c'entra mio figlio? - avevano forse scoperto che era un poliziotto? Questo lo metteva a rischio della vita? Erano questi i Nascosti, i terroristi che tutti cercavano? - Venga domani e capirà molte cose. Arrivederci - e se ne uscì con passo veloce, come già avevano fatto i due ragazzi qualche notte prima. «Maledizione! Tutta la faccenda si fa sempre più complicata!», pensò. E chiudendo la porta si chiese se anche quell'uomo riccioluto stava andando a compiere un attentato. Comunque, i consigli che gli aveva dato non erano cattivi consigli. Protesse con una password vocale l'accesso al file che aveva creato e spense il computer. Il libro invece lo nascose in un vano segreto della sua camera, che lui stesso aveva creato per nasconderci qualche risparmio. Poi ascoltò l'indirizzo sul biglietto. «Rudi Boyter, via Lassiter 14. Si prega di entrare dal retro, via Mersup».