TRACK 10 - A casa di Boyter La mattina dopo il cielo era incerto, come ormai gran parte dei giorni di settembre. Il signor D. uscì dal portone del suo condominio con addosso il consueto soprabito grigio, lo stesso che aveva due mattine prima, quando si era recato in cerca di informazioni su quell'attentato. Gli sembrava impossibile come la sua vita stesse cambiando così rapidamente. Solo qualche giorno prima nemmeno si ricordava cosa fosse un libro e viveva tranquillo con le sue passeggiate. Certo, ora cominciava a ricordarsi cose che aveva da troppo tempo sepolte nella mente e che gli mancavano. Probabilmente aveva sognato anche quella notte, ma stavolta non si ricordava niente. Passando davanti a un negozio di elettrodomestici si fece tentare dal Registratore di Sogni, un particolare meccanismo che permette di registrare e poi rivedere, da svegli, i propri sogni. Era stato creato per gli psichiatri, ma da un paio d'anni era stato commercializzato anche nei negozi. Il costo però era per lui proibitivo. E doveva comprarsi un nuovo lettore. Era vietato stare senza lettore per più di 3 giorni lavorativi, si rischiava una multa di migliaia di crediti. Il Governo ci teneva che i suoi cittadini potessero acquisire mentalmente le nuove leggi emanate in U-Disc ogni fine settimana. In genere il signor D. metteva il suo lettore in play di notte, così da non perdere tempo prezioso ad ascoltare quelle scemenze. Tanto, anche nel sonno le informazioni venivano passate al suo cervello tramite il CON. Anche il suo CON aveva bisogno di essere cambiato. Ce n'era qualcuno anche nella vetrina del negozio, ma per quelli serviva una particolare operazione presso l'ospedale. Niente di grave, comunque, poche ore: non serviva nemmeno il ricovero. Ma sia i CON più moderni che i lettori erano tutti YNOS e quella marca gli faceva un po' impressione, in quel momento. Proseguì la sua passeggiata con le mani infilate nelle tasche del soprabito. Era stato indeciso se portarsi dietro o no il libro quella mattina, ma poi aveva pensato che era molto più sicuro lasciarlo ben nascosto. Farselo trovare addosso sarebbe equivalso a una condanna per gli attentati. E d’altronde lo stesso uomo che gli aveva recapitato l’invito gli aveva anche caldamente consigliato di nasconderlo per bene. In breve arrivò a via Lassiter e passò davanti al numero 14, una bella villa antica, restaurata e tenuta bene. Non si fermò però a guardarla, per non dare nell'occhio, e, giunto al primo incrocio, girò l'angolo. Rientrò nella via parallela a via Lassiter, via Mersup, un piccolo vicolo senza passanti, e giunse sul retro della villa. Il cancello di ferro battuto era aperto e così anche la porta. - Permesso? - chiese, entrando in quella che era con ogni probabilità la cucina della casa. - Avanti, avanti. - gli fece Atur, il maggiordomo - Il signor D.? - Sì, sono io. - Bene, il signor Boyter la sta aspettando. Mi segua, prego. Il maggiordomo, in perfetto completo nero, si mosse veloce tra i corridoi della villa. Il signor D. gli stava dietro, ma si distraeva facilmente a guardare gli arazzi, i tappeti, i quadri, il marmo delle scale. L'esterno non manifestava tutto quel lusso o almeno non aveva avuto il tempo di esaminarlo a fondo. Non aveva mai visto una casa del genere. Perfino gli oggetti tecnologici, evidentemente costruiti su progetti appositi, si sposavano alla perfezione col lusso e con lo stile dell'abitazione. Il maggiordomo bussò infine a una porta di legno intarsiato, mentre il signor D., col fiatone, lo raggiungeva dopo qualche secondo. Si sentì una voce, dall'interno, che diede l'avanti. - Prego - disse Atur, aprendogli la porta. - Grazie. - Ehm - lo interruppe però il maggiordomo - se vuole darmi l'impermeabile... - Certo, certo. Grazie. Il piccolo salotto dove quel Boyter lo stava ricevendo presentava gli stessi pregi del resto della casa. Un lusso raffinato unito alla perfezione dei più moderni ritrovati scientifici. Quello che presumibilmente era l'ospite stava seduto su una poltroncina, sul lato sinistro della camera, collegato col CON a un lettore di U-Disc. Quando aveva visto aprirsi la porta aveva subito fermato il disco ed ora si stava togliendo il cavo da dietro l'orecchio. - Prego, prego - disse alzandosi e andandogli incontro con la mano pronta per stringere la sua - si accomodi. Addosso aveva una vestaglia di seta. Il signor D. ne aveva viste prima solo nei film in costume. - Bella casa - disse il signor D., per rompere il ghiaccio. - Oh, grazie. Ha avuto difficoltà a trovarla? - No, non particolarmente - i convenevoli sembravano esauriti, era il momento di passare alle cose serie. - Sarò franco con lei. - disse Boyter, prendendo l'iniziativa - Io sono il capo di quei Nascosti di cui lei avrà sicuramente sentito parlare in tv in queste ore. La franchezza del suo ricco ospite sorprese il signor D.. Finalmente uno che gli spiegava le cose come realmente stavano, dopo tutti quei silenzi. - Però l'immagine che di noi è stata data non è del tutto veritiera. Lei è un elettore del Presidente? - No, non l'ho votato. Però non vedo come questo... - Dell'Opposizione? - Sì, ho votato per loro alle ultime elezioni ma... - Ma non è un tipo molto politicizzato, vero? - Sì, non m'è mai interessato molto. Non ci voglio entrare, in quelle faccende. - Sì, capisco... - fece con tono accondiscendente Boyter. Si alzò dalla poltroncina e si avviò verso il lato opposto della stanza - posso offrirle da bere? La gola era secca e si sentiva anche un po' teso. Decise di accettare. - Un po' d'acqua, grazie. - Niente alcolici? - No, solo acqua. - Beato lei, che si mantiene su bevande così salutari. Bar! - disse, rivolgendo quest'ultima parola alla stessa parete. Da essa, sotto un bel ritratto di famiglia, si aprì un piccolo vano, da cui uscirono una collezione di bicchieri di cristallo e bottiglie pregiate - Io prenderò invece un po' di crema al whisky, se non le dispiace. So che di mattina presto non mi fa affatto bene, ma cosa vuole, sono tempi difficili... Si versò un po' del liquido cremoso nel bicchiere, poi passò a riempirne un altro d'acqua. Prese i due bicchieri in mano e ordinò, sempre rivolto al muro, «Bar off!». Poi ritornò verso la poltroncina. - Ecco a lei. - Grazie - rispose il signor D., che sorseggiò subito un po' d'acqua ghiacciata. Era un po' troppo fredda per i suoi gusti, ma pensò non fosse educato farlo notare al suo ospite. - Dunque - riprese Boyter - di che stavamo parlando? - Politica. - Uh, sì, beh, anch'io non sono molto politicizzato. - No? - avrebbe detto il contrario, visto l'attentato e quanto diceva il Presidente. - Sì, non mi sono mai ritrovato in nessuno dei partiti, né al Governo, né all'Opposizione. Certo, con qualcuno ho qualche punto di contatto, e vado a votare, ma nessuno mi convince appieno. - Ah, in questo senso. Non le piace la politica... - disse il signor D., come a confermarsi di aver trovato un movente per l'atto criminoso e anti-democratico, come lo definiva il Presidente. - Anch'io sono come lei e come molti, credo, della vecchia guardia. La politica la lascio fare agli altri, io mi occupo d'altro. - Di cosa? - Io mi occupo di libri. Il silenzio cadde nuovamente nella stanza. Era stata pronunciata una delle parole proibite. Il signor D. sorseggiò ancora un po' d'acqua. - Mi dicono che lei sa cosa sono i libri - riprese il padrone di casa. - Chi gliel'ha detto? - lo sorprendeva e preoccupava che la notizia si fosse diffusa. - Be’, l'uomo che è venuto a invitarla da parte mia ieri sera. Ha detto che c'era un libro in bella vista, sul tavolo. - Ah, sì, giusto... non sono molto esperto di... tecniche di spionaggio e simili. - Oh - fece Boyter, trattenendo a stento una risata - tecniche di spionaggio... bella definizione! Be’, noi Nascosti non facciamo politica, noi ci occupiamo di libri. - Mi scusi - proruppe, irritato, il signor D. - ma come fa a dire che non fate politica, non le interessa la politica, e poi fate attentati che a me sembrano solo politici? - Io non faccio attentati, signor D. - Boyter si era fatto improvvisamente cupo e serio. - Non siete stati voi? - È stata opera di un gruppo di Nascosti, il cui capo è stato espulso ieri mattina dall'organizzazione. - Allora aveva ragione il Presidente, siete un'organizzazione vera e propria. - Sì - bevve l'ultimo sorso di crema al whisky - aveva ragione il Presidente. Per la prima volta sono stato quasi completamente d'accordo con il suo discorso. Non si può mai dire, nella vita... Comunque, le interessa sapere chi sono questi Nascosti? Chi siamo? - Sì, devo ammettere che tutti questi intrighi mi hanno messo un po' di curiosità. - Bene, questo mi fa piacere. Ma devo anche avvisarla di una cosa. So che lei ha un figlio poliziotto. Il signor D. fece di sì con la testa. - Un poliziotto, perdipiù, molto fedele ai dettami del Presidente, mi dicono. Che non capirebbe mai le nostre ragioni. - Non è detto che le capisca nemmeno io - sbottò il signor D.. - Nemmeno se le dicessi che sua madre è stata uno dei capi dei Nascosti? Il signor D. si fermò a bocca aperta e occhi spalancati. Poi guardò il bicchiere, bevve l'ultimo sorso d'acqua e lo porse a Boyter. - Adesso mi può versare un po' di whisky, per favore. Liscio.