TRACK 13 - Divano o lettore? Boyter rientrò nel salottino in tutta fretta, sistemandosi la vestaglia che nella foga della camminata gli si era spostata. Nel suo viso si scorgeva senza difficoltà una vena di preoccupazione. - Sono desolato, signor D., ma mi devo congedare... - Oh, non si preoccupi - rispose lui, alzandosi con lentezza e fatica dal divanetto. - Purtroppo la polizia si sta rivelando più zelante del solito con queste indagini, e le nostre risposte devono essere pronte e istantanee. - Risposte? - chiese il signor D., che per un attimo s'era vista balenare nella mente l'immagine del figlio impegnato proprio in quelle indagini. - Oh, niente di grave, non si preoccupi. Noi le chiamiamo tecniche di mascheramento. Ma di questo avremo modo di discutere meglio la prossima volta che verrà a trovarmi. Che ne dice di domattina? - No, guardi - rispose, agitando le mani e accennando un sorriso compiacente - ho già abbastanza roba su cui riflettere. Quando sarò pronto verrò a trovarla, d'accordo? - D'accordo. Ma non si accontenti di quello che già sa: c'è ancora molto da scoprire sui Nascosti e la loro filosofia di vita - lo redarguì amichevolmente Boyter, porgendogli la mano per la stretta. - Lo terrò presente - rispose. I due si avviarono verso la porta della stanza, dove li attendeva Atur, il maggiordomo. - Ah, un'ultima cosa - disse il signor D., prendendo per il braccio il proprio ospite. - Dica pure... - Non è che avrebbe qualcosa per insegnarmi a leggere? Non so, tipo un programmino o qualcosa che spieghi che suono corrisponde a ogni lettera? Sa, è tanto che... - Oh, non si preoccupi. Abbiamo preparato già da molto tempo degli U-Disc a questo scopo. - U-Disc? Credevo rifiutaste queste cose... - Non rifiutiamo niente a priori, signor D. - rispose, risoluto. - Ma come avete fatto a registrarli? Mi avete appena detto che gli impianti di produzione sono tutti in mano allo Stato? - Abbiamo i nostri infiltrati. Non potranno riuscire a produrre e a diffondere i libri proibiti, ma di certo riescono a registrare alcune copie abusive del nostro lavoro. Atur, prima di congedare il signore ricordati di dargliene uno. - Certo, signore. - E ora, caro signor D. - concluse Boyter, rivolgendosi nuovamente al proprio ospite - la devo proprio salutare. Uscito nuovamente su via Mersup, il signor D. si chiuse l'impermeabile e diede un'occhiata al cielo. «S'inizia a badare così tanto al tempo - pensò - o perchè si vive in campagna o perchè si è vecchi e non si ha altro da fare che pensare ai propri acciacchi». In realtà, di cose a cui pensare il signor D. adesso ne aveva molte. E molti altri dubbi rimanevano ancora senza risposte. Non erano riusciti a parlare di sua madre. Di sicuro Boyter sapeva qualcosa della sua morte, avrebbe potuto chiarirgli quel sogno ricorrente. Alla fine, tutti quei discorsi sulla libertà, sul diritto di parola, sui libri, avevano poco senso per lui. Quello che gli interessava era sapere di sua madre. Tanto non avrebbe mai letto i libri impegnati che la Commissione vietava. A lui bastava il suo commissario Torgot - che sicuramente nessuno si sognava di vietare - e poco altro. La letteratura d'evasione non sarebbe stata colpita. Ancora non gli era chiaro, nemmeno, perchè lo avessero contattato, perchè avessero scelto lui. Boyter, in questo, era stato evasivo, aveva detto che ne avrebbero parlato dopo. Mentre camminava verso casa, il signor D. pensò che aveva fatto male a rifiutare l'invito per il giorno successivo. Che era vero che aveva già molto da riflettere con quello che gli era stato detto, ma che comunque quelle cose lo toccavano solo di striscio. Voleva il succo e il succo erano le notizie riguardanti se stesso e la sua famiglia. Forse sarebbe potuto tornarci lo stesso la mattina dopo. Arrivò a casa e si preparò il pranzo. Per gran parte della camminata aveva tenuto le mani infilate in tasca e la destra a toccare l'U-Disc, come a verificare continuamente che fosse ancora dove l'aveva riposto, ma, giunto nell'appartamento, si era ricordato che il suo lettore era rotto. Avrebbe potuto andare a un negozio automatico, ma non aveva voglia di uscire subito, di nuovo. Negli ultimi giorni i suoi orari erano stati molto più disordinati del solito e oggi voleva solo pranzare alla sua solita ora, mezzogiorno e mezzo. Ad ogni modo, tolse l'U-Disc dalla tasca e lo nascose - anche se era camuffato con una copertina anonima - dove aveva messo anche il libro. Pranzò, solo come al solito e con la televisione spenta. Non aveva nessuna voglia di sentirsi l'ennesima replica del discorso del Presidente contro i Nascosti, i «pericolosi terroristi». Boyter gli sembrava tutto tranne un pericoloso terrorista. «Ma non si può mai dire». Appena finito, mentre stava caricando la lavastoviglie, suonò il videofono. - Pronto? - dall'altra parte vide la sua ex moglie. Una visione che avrebbe volentieri preferito evitare. - Pronto? Sono io. - Lo vedo - sospirò il signor D. - che vuoi? - Uh, mamma, che accoglienza. «Come va, Siro? Gli affari? La salute? Le amiche?». - Umpf, d'accordo. Come va, Siro? Gli affari? La salute? Le amiche? - fece il signor D., con un tono di voce stanco e annoiato. - Bene, tutto benissimo, grazie. Te invece ti vedo sempre più decrepito! - aveva conservato, pensò il signor D., quella sua fastidiosa voce lamentosa. - Cosa vuoi, l'età... - Sì, ma anche andando avanti con gli anni c'è chi si mantiene in forma - disse la donna, mentre con la mano indicava il proprio viso ancora spoglio da rughe. - Dipende da quanti soldi uno ha a disposizione per gli interventi di chirurgia plastica, no? - Sempre acido, vedo. Veniamo al sodo. - È meglio - acconsentì lui. - Sei in ritardo col pagamento di quei mobili che ti ho venduto. - Quali mobili? - che cosa si stava inventando, stavolta, per spillargli altri soldi? - Il tuo bel divano, caro mio. Da chi l'hai avuto? - Ma se stavi per buttarlo via?! - Ma che credevi, che fosse un regalo? - fece lei, iniziando a ridere sguaiatamente. L'antipatia del signor D. verso di lei cresceva di secondo in secondo. Bisognava tagliar corto quella chiamata, prima che la conversazione degenerasse nel solito litigio. - Vabbè, non ci eravamo capiti. Dimmi quant'è e ti faccio avere i soldi... - Mah, quant'è, quant'è... sempre a voler quantificare tutto tu. Non so, ci sono legata, a quel divano. Tanti ricordi... - Senti, Siro, non ho proprio tempo da perdere. O mi dici un prezzo ragionevole, e allora sono anche disposto a pagartelo, oppure te lo rimando indietro e te lo tieni, così puoi abbracciartelo ogni volta che vuoi! - gli aveva proprio fatto perdere la pazienza quella sua aria strafottente. E perdipiù era convinta di essere spiritosa. - Che musone che sei! Santo cielo, una non può scherzare due minuti che... - Siro! - disse, per spingerla a tagliar corto. La faccia del signor D., all'altro capo del videofono, doveva apparire abbastanza minacciosa. - D'accordo, d'accordo. Facciamo... 12.000 crediti? - 12.000 crediti? Ma è quasi più vecchio di nostro figlio, quel divano! - 12.000 crediti? Perchè quella cifra gli risultava così familiare? - Vabbè, dai, facciamo 6.000, ok? - Ok, vada per 6.000 - era un furto, ma pur di levarsela di torno... - Mi versi tutto nel mio conto, come al solito, vero? - Certo. Ora, se non ti dispiace... - Oh, aspetta. M'ha detto Kori che sei andato a casa loro ieri sera... - Kori era una gran brava ragazza, ma non sapeva nascondere nulla, soprattutto con la suocera. - Sì - la voce roca del signor D. denotava che il limite era vicino e la sua ex moglie Siro lo sapeva. Non si vive insieme a una persona per anni senza imparare queste piccole cose, a meno che non le si voglia proprio imparare. - Oh, be’, sono contenta che abbiate ripreso a vedervi. A quel ragazzo serve un padre. - Va bene, Siro. Ciao - tagliò corto. - Sì, sì, ciao. Ricordati il versamento - fece lei, mentre il signor D. riappendeva la cornetta. 6.000 crediti. E avrebbe dovuto versarli quel giorno stesso, altrimenti ventiquattr'ore dopo si sarebbe dovuto sorbire un'altra identica videofonata. E ne voleva addirittura 12.000. Avida, lo era stata sempre. All'improvviso gli venne in mente come mai la cifra di 12.000 crediti gli era così familiare. Era il prezzo medio di un lettore U-Disc. E per le sue tasche non era poco. In tutto, tra divano e nuovo lettore, avrebbe dovuto spendere 18.000 crediti in un pomeriggio. Accese il computer e si fece leggere dalla voce meccanica il suo estratto conto. Niente da fare, non aveva tutti quei soldi. Avrebbe potuto fare il versamento a Siro e aspettare il pagamento della pensione per comprare il lettore. Di prestiti e rate era meglio non parlarne: con la sua età, in quella società, era ormai un vecchio decrepito sulla cui sopravvivenza nessuno avrebbe scommesso troppo. Chissà, pensò, se una volta, quando si leggevano i libri, le cose erano diverse. Gli avevano sempre insegnato, a scuola, che si moriva molto prima, che le condizioni di vita erano peggiori, che il progresso aveva portato quell'epoca, la sua epoca, a diventare una vera e propria età dell'oro se paragonata alle precedenti. Ma era davvero così? Chi glielo garantiva? Dato che gli U-Disc che uscivano erano solo quelli voluti dal Governo, poteva benissimo darsi che una volta si stesse meglio. Che i servizi fossero migliori, che la vita media fosse più lunga. Chi gli garantiva che non era così? Si sentiva impotente, in mezzo alle onde del mare in piena. Dov'era la giusta direzione, qual era il criterio - se esisteva - per capire cos'era vero e cosa falso, cos'era accaduto realmente e cosa invece era solo un'invenzione per tenerli buoni. «Solo leggendo - si disse - potrò capirci qualcosa». Non ne era affatto sicuro, ma la sua mente si riempì d'entusiasmo e di voglia di sfogliare quel libro che aveva nascosto in camera da letto. Si precipitò giù dalle scale, al più vicino distributore automatico, e comprò un nuovo lettore, di una sottomarca, pagandolo solo 10.500 crediti. Della YNOS non si fidava più. La sua ex moglie si sarebbe infuriata, ma tanto era già antipatica anche quando era di buon umore. E perdipiù in omaggio c'era l'U-Disc del dizionario.