TRACK 14 – Fratelli di sangue L'ascolto e l'immissione nel cervello dei dati dell'U-Disc fu abbastanza rapida. Certo, si dovette superare tutta una serie di formalità, ben esplicate all'interno della confezione U-Disc con un file audio eseguibile a voce. Si spiegava che nessun lettore in commercio avrebbe riconosciuto il disco come approvato dalla Commissione e quindi non l'avrebbe letto. Per legge, ogni lettore era dotato di questo dispositivo. Ma c'era un modo per escluderlo e per far sì che vi si potesse ascoltare qualsiasi U-Disc. «È libertà anche questa», concludeva la voce preregistrata, all'apice della retorica. Armato di un vecchio e sano cacciavite, il signor D. individuò la parte del file che faceva riferimento al suo modello di lettore e ne seguì le istruzioni passo passo, aprendolo e smontandone alcune componenti. Alla fine risistemò tutto e premette play. Bastarono solo un paio d'ore disteso sul letto, con il cavo del lettore infilato nella presa CON-13 dietro l'orecchio del signor D., per acquisire le informazioni contenute nel disco. Non era stato programmato per l'apprendimento della lettura. Come gli suggerivano i pochi ricordi dell'educazione impartitagli da sua madre, il signor D. aveva capito che quello era un processo lungo, che richiedeva l'insegnamento diretto e costante, e soprattutto l'allenamento. L'U-Disc che gli aveva fornito Boyter, invece, era una sorta di manuale di ripasso, uno strumento che permetteva - letteralmente - di scovare nel proprio cervello le informazioni nascoste e riportarle alla luce. Una specie di rispolverata mentale. Effettivamente, gli U-Disc erano stati la più grande innovazione del secolo, come dicevano tutti. Degli strumenti che non solo passano informazioni direttamente al cervello, senza la mediazione dell'udito o della vista (e questo era un gran vantaggio per sordi e ciechi), ma sanno anche interagire con esso, stimolarlo e regolarlo. Quando, da piccoli, veniva eseguita l'operazione obbligatoria di innesto del CON, la presa che permetteva di collegarsi ai lettori U-Disc, veniva dato al bambino, in omaggio, un U-Disc particolare, chiamato Disco di Salvataggio. Vi erano contenute tutta una serie di utility varie per la manutenzione vera e propria del cervello, dalla ripulitura da informazioni inutili, all'ordinamento, ai test di performance. L'ammissione alle scuole d'elite veniva ormai abitualmente regolata tramite quest'ultimo tipo di test. Ognuno, da subito, poteva sapere le capacità del figlio, se era un genio o uno stupido, e regolarsi conseguentemente nella scelta delle scuole. Quando il disco fu finito, il signor D. fermò il lettore e staccò il cavo dal CON. Ancora una volta, il messaggio era arrivato, ma con molte interferenze, tanto che ora era spossato. «Ce ne vorrebbe un altro, di CON, un CON nuovo… Ma con che soldi?». I crediti non bastavano mai con la misera pensione che aveva. Certe volte gli sembrava che lo Stato non aspettasse altro che la sua morte, sua e di tutti i vecchi come lui. Sessantuno anni. Non erano poi così in tanti a raggiungere quell'età. Si rese conto che non era pronto per affrontare subito la lettura del libro e si lasciò andare al sonno. Ancora una volta, nel dormiveglia, la sua mente creò immagini fantastiche, che si rendeva conto essere almeno in parte artificiose, create coscientemente. Se ne rendeva conto, ma non riusciva a distaccarsene, non poteva guardarle senza lasciarsi coinvolgere. Nel primo riceveva una videofonata e nel video vedeva la faccia sottile e serena di Boyter, questa volta però resa cupa e deformata. «I soldi che mi deve per quell'U-Disc» gli urlava contro, «mi deve ancora pagare i soldi dell'U-Disc!». Allora riappendeva subito, preoccupato, e iniziava a guardarsi in giro. I soldi, dove li aveva nascosti? Prendeva un coltello dalla cucina e si recava in salotto, dove iniziava a squartare il divano di sua moglie. «Sì, devo averli nascosti qui dentro, sono qui di sicuro!», si diceva, e continuava a rompere il tessuto prima e poi i cuscini. Tirava fuori l'imbottitura con rabbia, ma ancora non trovava nulla, niente soldi. La preoccupazione saliva. Dove poteva averli messi? Bisognava trovarli, perchè altrimenti Boyter sarebbe venuto lì, sarebbe venuto a casa sua, sarebbe entrato senza che se ne accorgesse e gliel'avrebbe fatta pagare. Gli avrebbe fatto saltare di nuovo il lettore, anche se non era della YNOS. Anche se non l'aveva prodotto Paulo Ortin. Dov'erano quegli stramaledettissimi soldi? Suonavano alla porta proprio mentre girava e rigirava le piume dell'imbottitura e il suo salotto era un'enorme distesa bianca. Iniziavano a battere sulla porta, ma lui non si muoveva, perchè doveva trovare quei soldi e doveva farlo subito. Quanti ne voleva, l'aveva detto? Forse poteva chiederli a sua moglie, poteva venderle il divano in cambio di quei soldi, forse... - Apri, papà, o sfondiamo la porta! - era suo figlio che aveva suonato, era lui. Era venuto ad aiutarlo, a prestargli i soldi che gli servivano per pagare Boyter! Certo che era così. Allora si alzava e di corsa correva ad aprirgli, ma suo figlio era in divisa e insieme a lui c'era Kori, sua moglie, anche lei in divisa. E gli mettevano le manette e lo portavano in prigione. Veniva a interrogarlo l'avvocato degli altri sogni e gli diceva che era accusato di aver squartato il divano di sua moglie. Si voleva dichiarare colpevole, diceva il signor D., che era vero che l'aveva squartato. «Bene, preparerò le carte, poi basterà una sua firma» gli diceva l'avvocato. - Ma come? Io non so scrivere! - urlava il signor D.. - Peggio per lei, finirà in prigione! - gli diceva l'avvocato - Come si fa a non saper scrivere alla sua età? - Ma no, non sono tanto vecchio, ho ancora tempo! - urlava lui, da dietro le sbarre. - A sessantun'anni non si ha più tempo per niente - concludeva l'avvocato, e se ne andava, lasciandolo da solo. Poi, come al solito, si svegliava, sudato e spaventato. Gli occhi fuggivano da una parte all'altra della stanza, come se cercassero la presenza di qualche spirito maligno. Poi sentiva il consueto prurito del CON e ritornava alla realtà, al suo letto, alla luce da accendere col comando vocale. - Luce - diceva, infatti, e tutto prendeva una dimensione nota, conosciuta. Si asciugava le gocce di sudore dalla fronte larga e andava in bagno, le pareti strette, anguste. La vasca che rubava troppo spazio, ma a cui non aveva saputo rinunciare, come un vezzo del passato. Non era mai stato capace di ricordare i sogni, quelli più profondi, ma ultimamente quelli del dormiveglia non lo lasciavano in pace, lo tormentavano e lo bombardavano quasi ogni volta che chiudeva occhio. «Probabilmente è per tutte queste novità», si diceva. Ancora una volta, riempiva il lavandino d'acqua e vi immergeva la testa. Era un gesto che lo rilassava e gli massaggiava, col freddo, le tempie. Poi si sedette sul water, con la testa ancora bagnata, e chiamò l'asciugacapelli. Si guardò i piedi e vide risaltare le vene, di un colore strano, tra il verde e il bluastro, su di una pelle che sembrava friabile come pastafrolla. Si alzò con stanchezza ed uscì dal bagno. Era pronto ora per leggere quel libro? Sì, nella sua testa vedeva le lettere e il suono ad esse associato. Aveva ripassato anche l'alfabeto. Era un Nascosto? Lo stava diventando? Soprattutto, voleva diventarlo? Ricordò le parole che Boyter gli aveva detto, quella stessa mattina, sulla Legge dei Nascosti. Ogni Nascosto sa leggere e scrivere e deve copiare o scrivere un libro al mese. Avrebbe copiato quel libro che aveva in casa? Era per questo che glielo avevano lasciato? Per indurlo a leggerlo prima e poi a copiarlo? Ma era quello che voleva? E se suo figlio l'avesse scoperto, se un giorno avesse bussato alla porta dicendo «Apri, papà, o sfondiamo la porta!»? Ne valeva la pena, di correre tutti quei rischi, di finire il poco tempo che gli rimaneva non in un Ricovero Anziani ma addirittura in una prigione? E per cosa poi? Per soddisfare un po' di curiosità? Sapeva bene che la curiosità, da sola, non valeva quei rischi. Andò in sala e si sedette al solito tavolo. Il segno dello scoppio del vecchio lettore, quello YNOS, c'era ancora, ma il lettore no, l'aveva messo nel riciclatore. Posò il libro sul tavolo, lo aprì e andò alla prima pagina scritta. Lesse, lentamente, le lettere scritte in grande, in testa alla pagina. F-R-A-T-E-L-L-I D-I S-A-N-G-U-E. Fratelli di sangue. Cosa significava fratelli? Era una parola che non aveva mai sentito prima, di questo era sicuro. Nemmeno da sua madre, credeva. Si alzò e andò a prendere nuovamente l'U-Disc del dizionario, che aveva trovato in omaggio col nuovo lettore. Lo inserì. - Bzz bzz... Dizionario della lingua contemporanea... bzz bzz... a cura del professor Georg Polluti, docente emerito all'università di Berlino... bzz bzz... edizioni Greeti, Berlino... bzz bzz... pronunciare vicino al microfono la parola da ricercare, prego... bzz bzz... in attesa della parola da ricercare... bzz bzz... - Fratelli - disse il signor D.. - Parola non riconosciuta... bzz bzz... prego pronunciare correttamente la parola vicino al microfono... bzz bzz... - Fratelli - riprovò il signor D.. - Parola non riconosciuta... bzz bzz... la parola pronunciata non fa parte del dizionario... attenzione, la parola non esiste... bzz bzz... si desidera effettuare una ricerca più approfondita? - Sì - disse timoroso. - Ricerca approfondita in esecuzione... bzz bzz... attenzione, la parola risulta vietata, attenzione... bzz bzz... contattare il più vicino posto di polizia... bzz bzz... attenzione attenzione... No, non di nuovo. L'U-Disc girava pazzescamente all'interno del lettore, i suoi impulsi nervosi iniziavano a devastargli il cervello. Si strappò a forza il cavo e si mise nuovamente le mani in faccia per il dolore lancinante. Appena riuscì a riconcentrarsi sulla situazione, provò a fermare il lettore. - Avvio procedura di spegnimento... spegnere... spegnere - tentò di urlare. Ma i suoi soldi, ancora una volta, stavano per volatilizzarsi, se ne rendeva conto. Non ci mise molto, nel giro di dodici secondi scoppiò, lasciando un nuovo solco sul tavolo di legno, pochi centimetri più a sinistra del precedente. Il signor D. lo guardò sconsolato e rassegnato. Per lui non c'era possibilità di usare più un lettore U-Disc, almeno così sembrava. Sarebbe stato meglio pagare il divano all'ex moglie... «Invece no», pensò. Aveva comunque usato l'U-Disc di Boyter, aveva ricordato come si leggeva. Il libro era lì, sul suo tavolo, e quello non sarebbe saltato in aria alla prima parola proibita. Non sapeva cosa significasse fratelli, d'accordo, e probabilmente si trattava di una parola importante per quel libro, ma non era detto che non sarebbe riuscito a capirne il significato nella lettura, no? E poi avrebbe potuto chiederne il significato allo stesso Boyter, il giorno dopo, quando aveva intenzione di andarlo a trovare. Riaprì il libro e si mise a leggere.