TRACK 16 - Il nuovo compito Il giorno dopo, Max stava percorrendo il lungo corridoio della torce, a testa bassa. Nella sua stessa direzione si muovevano decine di altri ragazzi come lui, disordinati. Stavano tutti andando nella sala grande, quella dove di solito Jon L., il loro vecchio capo, parlava loro, spronandoli all'azione. Che cosa gli avrebbero ordinato, ora? Li avrebbero riconvertiti a copiare libri a spron battuto? Erano due anni che Max non faceva altro che copiare i libri più corti, cinquanta, cento pagine al massimo, perché non aveva tempo di star dietro a quelle cose. Qersa invece no, lei trovava sempre il tempo per copiare. Viveva in un mondo fatto di libri, ne aveva letti centinaia, molti di più di quanti fosse riuscita a trascrivere. Era entrata giovanissima nella setta dei Nascosti, dato che entrambi i suoi genitori lo erano. Anzi, la sua famiglia stessa, da generazioni, era dei Nascosti. Solo che erano Nascosti di Superficie, abituati a fingere e a convivere con chi non sapeva e con chi la pensava in maniera diversa. Qersa, invece, era stata arruolata tra i Nascosti Puri. Era stato Jon L., anni prima. Aveva ottenuto dal Consiglio un certo numero di giovani da tirar su nella sua banda. E tra questi c'era Qersa. Gli aveva raccontato queste cose una sera, alcuni mesi prima, una sera in cui erano rimasti insieme a parlare fino a tardi. Era la prima volta che si confidava, dopo aver fatto coppia per tre mesi. Non parlava molto e se n'erano resi conto tutti. La sala era gremita. Sembrava che ogni lembo di pavimento fosse occupato da un Nascosto, seduto per terra. All'altro capo, dalla parte opposta all'entrata, ancora non c'era nessuno. Era il posto che di solito occupava Jon L.. Chi sarebbe venuto quella mattina? Il nuovo capo? C'era stata la nomina? Max vide un po' di spazio sulla sua destra, accostato al muro lungo, e lentamente riuscì ad avvicinarvisi. Salutò qua e là qualche amico, poi si sedette. L'attesa non sarebbe durata ancora a lungo, ormai c'erano tutti. Ed infatti dopo un paio di minuti la piccola porta da cui di solito usciva l'oratore di turno si aprì. In quel momento tutta la sala fece silenzio, un po' perché era abituata alle rigide regole di Jon L., un po' perché la curiosità non era poca. Uscirono due uomini. Il primo era Hite, il vice di Jon L. ora promosso capo ad interim. Era logico che ci fosse anche lui, se si trattava di un passaggio di consegne. Era basso, tarchiato, un po' anonima come figura, ma probabilmente Jon L. l'aveva scelto per la sua obbedienza. L'altro era un uomo che Max non aveva mai visto, snello, alto, ma vecchio. La sua banda era composta al massimo da ventitreenni, per regolamento, e l'unica deroga si applicava per il capo, che poteva essere più vecchio. Jon L., infatti, aveva una quarantina d'anni. Ma quell'uomo lì ne aveva cinquanta abbondanti e non sembrava affatto in grado di poter guidare una squadra d'azione. Lo scoramento era visibile negli occhi di molti. Ma non era detto che quello sarebbe stato il loro nuovo capo. Iniziò a parlare Hite. - Ragazzi, benvenuti. Sono qui per comunicarvi le decisioni prese dal Consiglio ieri pomeriggio, in una seduta straordinaria cui ho partecipato anch'io, riguardo alla nostra banda. Qui con me c'è anche il Capo del Consiglio, l'onorevole Boyter, che poi vi dirà due parole. Boyter? Così quello era Boyter? Il Capo, il comandante supremo dei Nascosti? Max non l'aveva mai visto, nessuno di loro probabilmente l'aveva mai visto. Ma, ora che ne conosceva il ruolo, Max notò lo sguardo vispo e intelligente, la scelta raffinata degli abiti. Era lui il grande oppositore di Jon L., l'uomo che - si diceva - l'aveva fatto espellere? Con che coraggio veniva nella base della sua banda? Cos'aveva da dire loro? - È stato deciso - riprese Hite - che continuerò ad essere io il vostro comandante per i prossimi mesi, almeno finché non verrà nominato qualcuno di più anziano - effettivamente i 23 anni di Hite erano pochi per comandare. - Cambiano però - continuò - anche i nostri compiti. Siamo stati assegnati alla custodia della Biblioteca, incarico finora tenuto dalla banda di Sor Q.. Daremo loro il cambio per qualche mese. È tutto chiaro? - aspettò qualche secondo, guardando tra il pubblico - Bene. Lascio la parola all'onorevole Boyter. - Grazie - disse Boyter, avanzando di un passo verso i giovani Nascosti - Salve a tutti. Sono qui per spiegarvi il perché delle decisioni del Consiglio, che tra l'altro sono state prese a maggioranza, in modo che non pensiate che il Consiglio vi è contro. Tutt'altro. Il vostro vecchio capo, Jon L., è stato sollevato dall'incarico perchè ha commesso un errore grave, quello di ordinare l'attentato in via Rok di cui tutti siete a conoscenza. Voi che vivete qui, nel sottosuolo, non potete saperlo, ma in superficie c'è un'enorme mobilitazione contro di noi. Sta partendo una specie di caccia alle streghe e le streghe siamo noi. - fece una pausa, prendendosi cura di guardare gli ascoltatori in faccia - Il Presidente ha parlato in televisione in un discorso speciale e ha detto che siamo dei pericolosi terroristi e che tutti si devono impegnare nel darci la caccia. Quell'attentato è stato in un certo senso una dichiarazione di guerra da parte nostra. Ma noi, come ben sapete, non siamo un'organizzazione che porta guerra e morte. Noi portiamo libri, che vuol dire: conoscenza, sapere, dibattito, dialettica. Non morte. Vivete qui, reclusi, ed è dura, lo so benissimo. Anch'io sono stato un Nascosto Puro, da giovane. Anch'io so cosa vuol dire sentirsi esclusi, sentire che gli altri, la gente normale, non ci capisce, non vede, non sa. Ma non per questo dobbiamo mettere a repentaglio la vita di chicchessia. Non siamo dei terroristi, ma dei lettori e scrittori. Questo sia chiaro a tutti e chi non è d'accordo con questa regola basilare se ne esca subito. Non vogliamo pazzi sanguinari tra di noi. Vogliamo gente che s'impegna a diffondere la conoscenza e la pluralità di vedute. Tutti ascoltavano il discorso del loro grande capo. A Max, però, non importava più di tanto. Sì, aveva ragione, era così. La pensava così anche Qersa. Jon L. le stava antipatico, non condivideva le sue scelte, ma obbediva, perché quello era il suo dovere. Anche a lei piaceva leggere, propagare la cultura, eccetera eccetera. Solo che adesso Qersa era morta e gli avevano detto che la sua foto era passata su tutte le televisioni, additata come la terrorista, la pazza, la sanguinaria. Qersa che non era mai stata niente di tutto ciò. - È per questo - riprese Boyter - che vi abbiamo assegnati alla Biblioteca. Come di certo saprete, la Biblioteca è il nostro maggiore e più nascosto tesoro. Contiene tutti i libri trascritti e ritrovati dai Nascosti in questi centoventi anni, a parte naturalmente quelli in prestito. È la base della nostra conoscenza e in essa è contenuto un potere inestimabile. Il Governo sa della sua esistenza, l'ha scoperto ancora decenni fa, ma non ne sa l'ubicazione. Abbiamo ragione di ritenere che lo stesso Presidente la ritenesse solo una leggenda. Fino a ieri il Governo non si era perciò mai adoperato più di tanto nella ricerca di questo luogo a noi così sacro. Ma ora le cose sono cambiate: ieri mattina mi è stato riferito da un informatore che la distruzione della nostra Biblioteca è diventato l'obiettivo principale dei servizi segreti. Per questo vi mandiamo nella zona dove essa si trova, voi che siete i più addestrati e i più preparati. Dovete difendere quel luogo con ogni mezzo, avete capito?, con ogni mezzo. Aveva soppesato bene le ultime parole, calcando col tono della voce, per dar loro importanza. Ed erano veramente importanti: la Biblioteca era il loro punto nevralgico, ciò che segnava la loro identità. - E insisto ancora una volta con voi - riprese - perché leggiate e trascriviate. La cultura di questo secolo, la cultura vera, si regge sulle nostre spalle e non possiamo lasciarla cadere. Dobbiamo darle forza e vigore, ma questo si ottiene solo leggendo, leggendo e ancora leggendo. Se no non capirete mai niente della vita! Dopo l'uscita di Hite e Boyter, tutti iniziarono ad alzarsi e a tornare alle loro piccole faccende. Avevano un paio di giorni per raccattare la loro roba, poi si sarebbero trasferiti a dare il cambio alla banda di Sor Q.. Max, invece, rimase ancora seduto un po' sul pavimento freddo. Che senso aveva avuto la morte di Qersa? Nessuno. Anzi, la sua morte portava guerra. Una fine ingrata. Proprio mentre si stava alzando, Hite, rientrato nella sala, lo chiamò e lo portò in un'altra stanza, più privata, dove stava attendendo Boyter. Hite li presentò. - Salve, giovanotto - disse Boyter, sorridendogli benevolmente - so che lei nei giorni scorsi ha preso contatto con il signor D., vero? - Sì - rispose Max. - L'ha più rivisto dopo l'attentato? - No, non sono più uscito dalla base... - Bene. Non si preoccupi più di lui, passeremo a qualcun altro la custodia del signor D... - D'accordo - rispose, tenendo la testa bassa. Boyter si accorse di un certo imbarazzo nel ragazzo, poi guardò Hite, che era ancora nella stanza, lì di fianco a loro. - Signor Hite, mi scusi - rivolgendosi al nuovo capo - può lasciarci soli per qualche minuto? Gradirei parlare a quattr'occhi col ragazzo. - Uh, certo signore - proruppe imbarazzato Hite e se ne uscì. - Allora, parliamoci chiaro. Cosa c'è che non va? Sei deluso perchè Jon L. è stato sollevato dall'incarico? - quegli occhi vivaci sapevano notare ogni minimo segno di disagio ed imputarono a questo i piccoli segni di nervosismo di Max. - No, io... non lo so - nemmeno lui capiva bene, fino in fondo, queste sue reazioni, quella sua scattosità e insofferenza a tutto ciò che gli accadeva intorno. - Eri innamorato della ragazza che è morta, vero? Qersa, si chiamava così, no? Sapeva il nome. Sì, certo, era chiaro, s'era informato prima, non c'era da stupirsene. Però s'era comunque informato, aveva dovuto far lo sforzo di chiedere in giro. Era il primo che lo faceva. - Conosco la sua famiglia. Non faranno un funerale, non gli è stato concesso dal Governo, ma se vuoi posso metterti in contatto con loro. Certo, saranno sorvegliatissimi dalla polizia per scoprire te e tutti noi, ma in qualche modo ce la faremo, se ti può essere utile. - Mi aveva detto che aveva un'amica di famiglia, più piccola di lei di un paio d'anni - disse Max, che finalmente guardava negli occhi il suo interlocutore. - Sì, ho capito a chi ti riferisci. Mi sembra si chiami Petra. - Vorrei mettermi in contatto con lei. - D'accordo, vedrò cosa posso fare. C'è altro? - No, grazie - disse lui - Posso andare? Boyter fece cenno di sì con la testa. «Speriamo che questo lo riporti alla normalità, - pensò - non voglio vedermi crescere un altro Jon L. in seno».