TRACK 18 - Un'e-mail anonima Avevano visto tutti il messaggio del Capo dell'Opposizione in tv. Per una volta, anche in Dipartimento, si sentivano tutti uniti, fino in fondo, anima e corpo. Dovevano stanare quei terroristi e l'avrebbero fatto insieme. Era un'atmosfera che esaltava il figlio del signor D.. Non aveva mai nascosto le sue opinioni politiche, a nessuno. Nemmeno quando il Presidente aveva affrontato dei momenti difficili lui l'aveva rinnegato. Nemmeno quando la sua popolarità era scesa ai minimi. Lui era fedele, si diceva, e non avrebbe mai abbandonato un uomo tanto capace. Ora, tutti si stringevano attorno a lui. I suoi avversari, che si stavano dimostrando però leali, ma anche la gente della strada. Tutti contro il nemico comune. Era bello sentirsi così uniti, così parte di un unico corpo, soprattutto nella difficoltà. È nei momenti di crisi che vengono fuori i veri valori. Aveva passato la mattina a sorvegliare una casa, la casa della famiglia della ragazza morta nell'attentato. I servizi segreti ne avevano scoperto subito l'identità e da allora avevano iniziato a turnarsi con la polizia per guardare le telecamere che avevano piazzato in tutta la casa. Quello di quella mattina era stato il suo primo turno. Aveva guardato i monitor con avidità, voleva capire come ci si sentiva ad essere dei genitori di un'assassina, di una terrorista. Li guardava e vedeva due persone normali, un padre prossimo ai cinquanta e una madre poco più giovane. Lei aveva pianto un paio di volte quella mattina e lui era andato a consolarla. Erano a casa dal lavoro per lutto e la polizia aveva premuto perchè ottenessero quel permesso. Speravano che i due coniugi ricevessero qualche visita di qualche Nascosto, di qualche compagno della ragazza. Magari proprio del tipo che era stato visto con lei. Ne avevano un identikit che sembrava abbastanza preciso. Invece niente. Gli unici che avevano fatto visita ai due erano una ragazzina e un vecchio. Avevano fatto delle verifiche su entrambi, ma non ne era uscito niente di interessante. La prima era un'amica d'infanzia della morta e farla pedinare non era servito a nulla. L'altro era un uomo molto influente, un riccone. Anche lui era andato a porgere le sue condoglianze, come vecchio amico di famiglia. Tra poco avrebbero ridato loro il corpo e permesso di fare il funerale. Non si doveva pensare che fossero delle bestie come i terroristi, dovevano avere pietà. L'aveva detto anche il Presidente, in un videomessaggio inviato ai poliziotti incaricati del caso. Durezza, inflessibilità, ma anche umanità per i parenti, che si trovavano in casa dei terroristi senza mai essersene resi conto. Era un gran Presidente, quell'uomo. Si sedette alla sua scrivania, come al solito ingombra di roba. Avrebbe staccato tra mezz'ora e non valeva la pena di mettersi a lavorare su altro. Era stanco, aveva fatto continui straordinari, in quei giorni. Certo, ce n'era bisogno, era un'emergenza e tutti dovevano dare quanto potevano. Ma aveva voglia di passare anche un pomeriggio a casa, con la sua Kori, in pace. Si stiracchiò sulla sedia e poi prese in mano il mouse del computer. Aprì il programma di posta elettronica e scaricò gli ultimi audiomessaggi. Uno lo colpì subito, perchè spedito da un mittente anonimo. Lo aprì e lo ascoltò con le cuffie. La voce era criptata. - Salve, detective. Si ricorda di me? Sono quello che voleva parlare con il Presidente. Allora, mi ci fa parlare? Ha cambiato idea? Si ricordi, ho informazioni molto molto importanti. Mi risponda a questo stesso indirizzo e non cerchi di rintracciare il mittente: sarebbe inutile, non sono un novellino. E non parli con nessuno di queste nostre conversazioni, altrimenti ci si potrebbe chiedere come mai la prima volta che ho parlato con lei mi abbia lasciato andare... Arrivederci. E stia attento a suo padre. Fine del messaggio. Suo padre? Che c'entrava suo padre con quella faccenda, come faceva quel tizio a conoscere suo padre? Si strappò le cuffie dalle orecchie, infuriato. Allora era vero, era un Nascosto quello che era venuto alla sua scrivania il giorno prima. Uno stramaledettissimo Nascosto. E se l'era lasciato scappare. Poteva passare dei guai per questo. Ma sembrava che quel Nascosto avesse voglia di parlare, se no non l'avrebbe cercato così insistentemente. Sì, ma parlare col Presidente, mica con un poliziotto qualsiasi. O forse voleva vedere il Presidente solo per ucciderlo? E suo padre, che c'entrava suo padre? Si mise la testa fra le mani e si grattò sul capo. Era tutto così confuso, aveva bisogno di rifletterci sopra, con calma. Sì, avrebbe fatto così, ne avrebbe parlato con Kori quella sera stessa e si sarebbe fatto consigliare sul da farsi. Lei avrebbe sicuramente saputo dirgli se era meglio informare il suo capo oppure no. Però non le avrebbe parlato di suo padre. Quella era una questione che toccava lui e lui solo. E che avrebbe regolato di persona. Si alzò con rabbia dalla sedia, si mise la giacca e andò a dire al suo capo che usciva un po' prima, per un problema di famiglia. - D'accordo. Spero non sia niente di grave - gli rispose. - Ah, no, solo un imprevisto - disse, e salutò. Giunse in pochi minuti all'appartamento di suo padre e salì al piano. Suonò un paio di volte, ma nessuno gli veniva ad aprire. Decise di entrare. Era un poliziotto, diamine, la volontà di indagare ce l'aveva nel DNA. Le sue impronte non erano nel database della serratura, che però per fortuna non era delle più moderne. Entrare si rivelò un gioco da ragazzi. Era tanto che non passava per quei corridoi, a metà tra il giallo e l'arancione. Diede una rapida occhiata nelle stanze. Niente, non era in casa. Avrebbe voluto avere il tempo di cercare più approfonditamente qualcosa che spiegasse come mai quell'uomo conosceva suo padre, ma non ne aveva il tempo, Kori lo stava aspettando. Ascoltò l'elenco delle ultime chiamate effettuate e ricevute dal videotelefono. C'erano il suo numero e quello di sua madre, nient'altro. Mah, forse era troppo sospettoso, forse quella dell'uomo era una minaccia, un avvertimento. «Stia attento a suo padre». Forse aveva scoperto chi era suo padre, un uomo vecchio e debole, una vittima facile se lo si voleva colpire sul personale. Forse voleva dire: «Stia attento che so chi è suo padre e posso fargli del male». Sì, probabilmente era così, non poteva essere altrimenti. Cosa poteva fare un uomo come il signor D., vecchio, malandato, stupido? Così pateticamente privo d'iniziativa, pigro, indolente? No, non era proprio il tipo da intrighi terroristici. Come aveva potuto pensarlo, anche solo per un istante. Doveva avere proprio un grande astio verso quell'uomo. «Bah, è ora di togliere il disturbo», si disse e si avviò verso la porta. L'occhio gli cadde però sul tavolo, dove vide due bruciature abbastanza consistenti. «Bisognerà regalargli qualche mobile nuovo per Natale», pensò, e fece per uscire. Proprio in quell'istante, però, suonò il videofono. Schiacciò il pulsante per sapere l'identità di chi chiamava, senza però rispondere. - Telefonata proveniente dall'apparecchio di: Siro. Si desidera rispondere? - No - disse il figlio del signor D.. Allora si sentivano spesso, quei due, e forse non solo per litigare. Che strano, li aveva sempre visti odiarsi e dirsi cattiverie. Ora, invece, due telefonate in due giorni? Si riavviò nuovamente verso la porta, una volta che il videofono ebbe finito di suonare, ma sentì un altro trillo. Questa volta era il cellulare, appoggiato sul divano. Anche qui schiacciò il pulsante per l'identità. - Telefonata proveniente dall'apparecchio di: Siro. Si desidera rispondere? Rispose di no, si fece una risata ed uscì. Certo, pensava guidando verso casa, se le cose stavano realmente così, se suo padre era in pericolo, allora c'era davvero di che preoccuparsi. Questi terroristi, questi Nascosti erano pericolosi e lo avevano già dimostrato. Se iniziavano a minacciare suo padre, quanto c'avrebbero messo a passare poi a sua madre e a sua moglie? Avrebbe dovuto parlarne con Kori, farsi consigliare? Certo, questo cambiava le carte in tavola, poneva il problema in un'altra prospettiva. Non si trattava più di trovare la migliore strategia, ma di salvare i suoi cari. No, era meglio non parlarne con Kori, si sarebbe preoccupata, si sarebbe sentita minacciata. Non avrebbe mantenuto la calma necessaria in quei casi. No, bisognava che si arrangiasse da solo. D'altronde, era il suo mestiere quello di sapersela cavare nei momenti più critici. Elaborò, mentalmente, un piano d'azione. Per prima cosa avrebbe risposto a quell'e-mail, cercando di capire cosa voleva realmente quell'uomo. Se si stava prendendo gioco di lui o se voleva realmente parlare col Presidente. E in questo caso, gli avrebbe spiegato che non era certo in suo potere saltare tutta la scala gerarchica, a meno che quel tizio non gli desse una valida prova di avere informazioni attendibili e interessanti. E poi gli avrebbe fatto capire che non gli conveniva passare alle minacce, perché se no poteva dire addio alla sua visita dal Presidente e anche alla sua vita, perché prima o poi l'avrebbe scovato. Sì, avrebbe fatto così. Non si lasciava prendere in giro da nessuno, tantomeno da uno come quello.