TRACK 19 - Una storta La storta del signor D. era una cosa più grave di quanto aveva sperato in un primo momento. Dopo un paio d'ore, passate in silenzio in cantina, il dolore non gli era affatto passato, anzi. «Almeno non è rotto», pensava, per tirarsi su di morale, ma serviva a poco. Non vedeva l'ora che sua moglie uscisse o si addormentasse, per poter sgattaiolare fuori e andarsene a casa o da un medico. Ma quella donna continuava a girare per la casa, a provare a telefonargli. La sentiva muoversi, agitarsi, sbattere le cose. Forse aveva fatto degli acquisti pensando di avere quei 6.000 crediti su cui fare affidamento. Il signor D. non poteva nemmeno più setacciare gli scatoloni: gli U-Disc e i PIC-Disc, chiaramente, non avevano etichette scritte, visto che era vietato, e il loro nome e titolo era contenuto in un file vocale. Ma non poteva permettersi di far rumore, dato che si sarebbe sicuramente sentito nelle stanze di sopra. I muri erano infatti insonorizzati verso l'esterno, ma non tra le stanze della stessa casa. Era stato quindi costretto per due ore a una noiosissima e interminabile attesa, seduto su una cassa di legno. Ogni tanto si alzava, provava a fare qualche passo, ma subito era costretto a risedersi per il dolore. Avesse avuto con sé almeno il libro, avrebbe potuto leggerlo un po', scoprire cosa accadeva a quei due fratelli, o come cavolo si chiamavano. Saltellando su una gamba sola provò a guardare nei vecchi mobili, anch'essi ammassati laggiù, a cercare fogli e carte che magari avessero resistito alla censura e all'usura degli anni, ma non ne trovò nemmeno uno, nemmeno un frammento. Sarebbe servita un'analisi più approfondita, non c'erano dubbi, ma era molto probabile che chi aveva fatto il lavoretto, l'avesse fatto bene. Sì, perché ormai era chiaro e innegabile che qualcosa era successo in quella casa, quel 13 maggio, il giorno della morte di sua madre. Tentò di sforzare ancora la mente, cercando di ricordare, ma il dolore attorno al CON si riacutizzò e gli impedì di concentrarsi. Sì, doveva proprio andare da un medico, sia per la storta al piede che per il CON. Avrebbe fissato una data per l'operazione e se lo sarebbe fatto cambiare. Il mese prossimo, però, che per adesso di soldi non ce n'erano... Alla fine la sua ex moglie se ne andò in bagno. Riconobbe il rumore della porta, al primo piano, di fronte alla camera da letto. Era la sua occasione per scappare, per uscirsene da lì. Non voleva passarci tutto il giorno. Iniziò a salire gli scalini uno alla volta, appoggiando il meno possibile il piede. Ma ogni volta che era costretto a darci peso gli scappava un piccolo lamento, soffocato nella manica dell'impermeabile. Aiutandosi con le braccia e la ringhiera, giunse alla fine in cima, davanti alla porta di legno. L'aprì lentamente, badando di non far sentire scricchiolii che con le porte di quel genere erano consueti. Si affacciò sul corridoio e si assicurò che il campo fosse libero. Ora era tutto più semplice. Scivolò rapidamente verso la porta e nel giro di un paio di minuti era già in taxi, diretto al più vicino Pronto Soccorso. Il piede gli faceva un gran male, era impensabile tornare a casa così. Tanto più che anche lì avrebbe dovuto affrontare le scale, o superare, a sessantun'anni suonati, la paura degli ascensori. Il dottore che lo visitò era più giovane di lui, ma non di molto. Sui cinquanta, prossimo quindi alla pensione. Gli chiese dove gli faceva male, con che movimenti, e predispose una serie di esami rapidi, i cui esiti si ebbero in pochi minuti. Poi ritornò a vederlo. - Allora, come andiamo signor D.? Sente ancora dolore? - gli chiese, con fare amichevole. - Sì, ancora - rispose con un'espressione di sofferenza. - Non si preoccupi, comunque. Ho qui i risultati degli esami. Si tratta di una semplicissima storta. Guarirà in una settimana, dieci giorni al massimo. - Meglio così... - Mi han detto appena adesso però - continuò il medico - che lamentava anche dolori al CON. Di che si tratta? Vuole farmi vedere? - Sì, guardi pure - disse il signor D., girando la testa - è un periodo che mi fa prurito e fastidio... - Che tipo di fastidio? Le fa male la testa quando usa un lettore? - chiese, esaminando la presa di connessione con una torcia tascabile. - Sì, sento una specie di ronzio, di disturbo. Ma a volte succede anche quando non sono collegato... - Umh, capisco. Mi sembra un CON-13 - si alzò e gli fece cenno che si poteva rimettere comodo. - Sì, è un modello vecchio, lo so... - Sì, un modello vecchio però buono. Non ne fanno più di così efficienti. - Ormai sarà comunque da cambiare, no? - chiese il signor D., confuso da quell'ultima affermazione del medico. - Mah, sarò sincero con lei. Io non credo che cambiando CON i suoi problemi si risolveranno. - Vuol dire che... che sono malato io, che ho un problema serio? - la cosa stava cominciando ad agitarlo. Se non era il CON ad essere danneggiato, allora lo era il suo cervello. - No, no, stia tranquillo. Lei è a posto, un po’ avanti con l'età ma sostanzialmente a posto. È il CON in generale, come meccanismo, che ha dei problemi seri. - Come? - ma che stava dicendo? Il meccanismo del CON aveva dei problemi? - Non si agiti, signor D.. Le spiegherà tutto meglio il capo Boyter, quando andrà a trovarlo. Fino ad allora... - Il capo Boyter? - urlò il signor D., spaventato dalla pronuncia di quel nome da parte di una persona che teoricamente non doveva aver nulla a che fare con lui. - Si tranquillizzi. Fortunatamente qui in ambulatorio abbiamo i muri insonorizzati in ogni stanza, ma può sempre entrare qualcuno da un momento all'altro. - Ma come fa lei a conoscere Boyter? E soprattutto perché lo chiama capo? - le palpitazioni del signor D. stavano salendo, inspiegabilmente. Chi era questo medico? Era un agente dei servizi segreti? Aveva scoperto tutto? Voleva metterlo alle strette, indurlo a tradirsi? Come poteva aver fatto un medico di pronto soccorso a scoprire tutto quell'intreccio? - Stia tranquillo, signor D.. Sono un Nascosto anch'io - disse sussurrando - un amico del capo Boyter. Mi chiamo Lash, piacere - gli strinse la mano. Il signor D. lo guardava con gli occhi sbarrati e la sua stretta risultò molto debole, sorpreso com'era. - Appena ho sentito il suo nome tra i pazienti in attesa, ho chiesto subito di visitarla. Era così noto il suo nome? Come mai tutto quell'interesse, tutte quelle attenzioni per lui? Cos'aveva di così speciale? - Il signor Boyter le ha parlato di me? - chiese, stupito. - Oh, solo qualche accenno. Sono stato io a chiamarlo ieri mattina, a interrompere la vostra chiacchierata. - L'informatore - capì il signor D.. - Esattamente. Ora, come le stavo dicendo prima, non si faccia togliere il CON, almeno finchè Boyter non le avrà spiegato meglio i suoi pregi e difetti. Lo farei anch'io ma ho molti altri pazienti in attesa, qui fuori. - Oh, non si preoccupi - disse con fare accondiscendente, mentre iniziava stranamente a tranquillizzarsi - tanto ho anche altre cose da chiedergli. Una più o una meno non fa differenza. - Bene, allora. Le manderò un'infermiera per farle una fasciatura. È stato un piacere. Un medico del pronto soccorso. Era una posizione che permetteva di avere una buona visuale di quanto succedeva in città, in effetti. Gente che arrivava ferita e diceva come s'era ferita. Poliziotti che ci bazzicavano dalla mattina alla sera e riportavano lì le chiacchiere sentite in comando o nei luoghi delle indagini. Questi Nascosti erano proprio organizzati bene e chissà quanti altri ce n'erano in posizioni altrettanto strategiche. D'altronde, per sopravvivere per tutti quegli anni e per vivere così, mischiati tra la gente normale, in case di lusso come faceva Boyter, ci volevano delle basi solide. Da quel punto di vista, l'attentato sembrava come un’enorme leggerezza, un inutile rischio, un errore che rischiava realmente di spazzarli via. Non aveva mai sentito i politici, di entrambi gli schieramenti, parlare con una tale foga. E se lo facevano era anche perché la gente, i sondaggi, erano sulla stessa linea d'onda. Cos'aveva detto Boyter al riguardo? Che si era trattato dell'opera di un gruppo di Nascosti e il capo di questo gruppo era stato espulso dall'organizzazione. Quei due ragazzi che lo avevano contattato all'inizio, la biondina silenziosa che era poi stata trovata morta e l'altro, il tizio con la barbetta, quei due facevano parte di quel gruppo. E se erano stati loro a contattarlo, significava che era stato adescato per ordine di quello che poi era stato espulso, quello che aveva ideato l'attentato. Sì, doveva essere andata così. Ma perché il signor D.? Perché dei terroristi - perchè era questo ciò che era quel gruppo di Nascosti: un gruppo di terroristi - avevano bisogno di lui, di fargli tornare la memoria riguardo ai libri? Qual era il suo ruolo in tutto ciò? E perché Boyter si prendeva tanta briga, ora, di spiegargli tutto? Era un uomo impegnatissimo, era il capo di un’organizzazione minacciata, che rischiava di crollare schiacciata dal Governo. Perché doveva perdere tempo con un sessantenne inutile? Questi pensieri gli giravano ancora nella testa quando entrò l’infermiera per la fasciatura. Quand’ebbe finito, gli diedero due stampelle richiudibili e lo lasciarono andare. Per tornare a casa fu costretto a chiamare un taxi, spendendo altri soldi. Davanti alle scale di casa si materializzò il problema più grave connesso alla storta, un problema di cui si era momentaneamente dimenticato. Venti scalini non erano pochi nemmeno quand'era in forma, figuriamoci adesso che aveva le stampelle e un piede fasciato. D’altro canto, l’ascensore era lì, al pianterreno, ospitale, pronto per portarlo su. Le sue porte erano pronte ad essere aperte, in attesa. Era indeciso sul da farsi. Avrebbe voluto potercela fare a salire quelle scale e provò col primo scalino, ma le stampelle gli erano più d’impiccio che d'aiuto. Le richiuse e le mise sotto al braccio, tentando di salire saltellando su un piede solo, aggrappandosi alla ringhiera. Niente da fare, era troppo rischioso, poteva cadere e farsi ben peggio di una storta. Guardò intensamente l'ascensore e trovò il coraggio di salirci. - Secondo piano - disse, ma ebbe l'impulso di fuggire quando vide che le porte iniziavano a chiudersi. Se non fosse stato per il male al piede, probabilmente sarebbe riuscito a uscirne. Invece si fece i due piani e, giunto a destinazione, l'ascensore gli permise di scendere, aprendo nuovamente le sue porte. Mosse le stampelle velocemente, e in breve fu sul pianerottolo. Stava ancora riprendendosi dalla paura, quando, entrato in casa, vide delle macchie di fango sparse per tutto il corridoio e poi in sala e via fino in camera da letto. Qualcuno era stato di nuovo lì.