TRACK 20 - I molti ruoli di Boyter La giornata di Boyter era stata intensa. Aveva passato la mattina assieme ai Nascosti Puri, quelli della banda di Jon L.. Aveva cercato di convincerli che il loro compito, ora, era restare fedeli all'organizzazione, non al loro vecchio capo. E pensava di esserci riuscito, tutto sommato. Evidentemente l'escalation di violenza che Jon L. desiderava non era approvata appieno dalla maggioranza, altrimenti non si sarebbe spiegato un voltafaccia così rapido. Oppure, più semplicemente, la morte di una di loro aveva fatto crollare le illusioni, riducendoli alla dura realtà. E la realtà era che non erano assolutamente in grado di sostenere una guerra con il Governo, che erano dei ragazzini e che il loro compito era un altro. Erano entrati tra i Nascosti perchè avevano scoperto di essere stati ingannati per anni, ma dovevano capire che non dovevano ingannare a loro volta, che non dovevano accontentarsi della scelta più semplice. E poi c'era quel ragazzo, quel Max. Era lui che aveva lavorato in coppia con Qersa. Era lui l'unico Nascosto di cui la polizia e i servizi segreti avevano l'identikit. Era lui ad essere stato il braccio di Jon L., l'attentatore e il contatto del signor D.. Era una pedina importante, in quella partita, e bisognava che stesse dalla loro parte, per il bene suo e di tutta l'organizzazione. Aveva detto che voleva vedere Petra, l'amica di Qersa. Boyter gli aveva promesso che avrebbe fatto il possibile, ma sapeva bene che il possibile era molto poco. La casa della famiglia di Qersa era sicuramente sorvegliata con telecamere e microfoni e a nessun Nascosto era stato concesso andare a porgere le proprie condoglianze. Solo lui c'era andato, solo perché era un vecchio amico di famiglia e un insospettabile, e la polizia avrebbe trovato facilmente questi riscontri. Avevano dovuto parlare in codice, durante la sua visita, rispolverando il vecchio codice che veniva insegnato ai Nascosti prima dei diciott'anni. Sia Boyter che i genitori di Qersa erano arrugginiti, ma in qualche modo s'erano spiegati. - Vi porgo le più sentite condoglianze, a nome mio e della mia famiglia - aveva detto, e la famiglia erano i Nascosti. Max non avrebbe mai potuto recarsi in quella casa. Prima di tutto perché c'era un suo identikit molto preciso. Poi perché non aveva mai messo piede prima in quell'abitazione e la polizia, che aveva acquisito i files di accesso alla casa, l'avrebbe saputo. Poi perché non era abbastanza calmo e freddo da riuscire ad usare il codice. No, era da escludere, proprio per quest'ultimo motivo, anche la videofonata. Un messaggio scritto? No. Non sapeva se questa ragazzina, Petra, sapeva leggere - anche se Qersa poteva benissimo averglielo insegnato - ma soprattutto sarebbe stato difficile farglielo avere. Dato che viveva di fianco alla casa di Qersa, anche la sua casa era sorvegliata, anche se in misura meno stretta. L'unica soluzione che rimaneva era quella di portare Petra lontana da casa sua, far perdere le sue tracce e quindi farla incontrare con Max. Ma come? Anche questo non era un problema semplice da risolvere. La soluzione migliore era quella che lei stessa riuscisse a seminare i poliziotti, magari perdendosi tra la folla in qualche centro commerciale. Ma bisognava farle sapere come fare, darle un appuntamento. Era stanco. Il pomeriggio se n'era andato dando altre disposizioni e sentendosi con gli altri membri del Consiglio. I progressi della polizia erano seguiti passo passo grazie alla loro rete d'informatori e sapevano che stavano preparando qualcosa di grosso. L'attacco alla Biblioteca, ad esempio, anche se per fortuna non sapevano ancora dove fosse e come arrivarci. Ma non ci sarebbe voluto molto, ancora. Ci si stavano dedicando anima e corpo, a quell'operazione, e prima o poi sarebbero giunti a un qualche risultato. Anche l'Opposizione era stata spietata, aveva rinunciato a ogni forma di ostruzionismo. D'altronde, era anche il loro potere che si sentiva minacciato da quell'attentato. Anche l'Opposizione aveva un delegato all'interno del Consiglio. Bisognava trovare una soluzione, una soluzione che permettesse la sopravvivenza dell'organizzazione. La Biblioteca era solida, protetta da mura di acciaio puro, sotto la città stessa. E per entrare serviva un codice segreto che al momento conoscevano solo lui e il Bibliotecario - che altro non era che un robot. Ma prima o poi, con molto tempo a disposizione, qualunque codice, per lungo che fosse, poteva essere scoperto. A suo tempo, quando avevano costruito la Biblioteca, i capi dei Nascosti avevano scelto un codice alfanumerico perchè le impronte digitali erano riproducibili molto facilmente per il Governo. Avevano già allora un macchinario segreto, collegato via satellite al database del DNA di tutte le persone viventi. Bastava inserire il nome e si aveva un calco dell'impronta digitale praticamente all'istante. Il sistema del codice era - allora come oggi - il più sicuro. Ma non sicuro abbastanza da risultare impenetrabile. Bisognava preparare dei piani, preparare una nuova Biblioteca altrove, più protetta, più nascosta, dove trasferire i volumi. Atur gli disse che quella mattina era passato anche il signor D., chiedendo di lui. «Così presto? - pensò - Non ha resistito alla curiosità». E che aveva videofonato il dottor Lash e che Atur aveva registrato il messaggio. Boyter lo ascoltò e rise, divertito da quel signor D.. «Dev'essere molto confuso, chissà che domani non torni a trovarmi, così da chiarire finalmente un po' di cose. Credo che ormai sia pronto per sapere tutto». Richiuse lo sportello del registratore incorporato in Atur e lo congedò. Voleva rimanere solo, per un po', con il suo solito bicchiere di crema al whisky. Si profilavano giorni difficili e bisognava affrontarli con calma e determinazione. Finì il suo bicchiere, poi si avvicinò al muro. - Scrivania - disse. Il muro si aprì e lasciò venir fuori uno scrittoio, chiuso, e una sedia in stile. - Apertura scrittoio. Analisi impronte digitali - disse e poi premette il pollice sul bordo di legno. Lo scrittoio riconobbe l'impronta e si aprì, rivelando al suo interno un grosso volume rilegato, una pila di fogli al suo fianco e una penna d'oca in una boccetta d'inchiostro. Si sedette sulla sedia e aprì il libro alla pagina dove si trovava un segnalibro. Lesse un passo e iniziò a trascriverlo, sul foglio già pieno per metà. «Chi punge un occhio lo farà lacrimare; chi punge un cuore ne scopre il sentimento. Chi scaglia pietre contro uccelli li mette in fuga, chi offende un amico rompe l'amicizia. Se hai sguainato la spada contro un amico, non disperare, può esserci un ritorno. Se hai aperto la bocca contro un amico, non temere, può esserci riconciliazione, tranne il caso di insulto e di arroganza, di segreti svelati e di un colpo a tradimento; in questi casi ogni amico scomparirà. Conquistati la fiducia del prossimo nella sua povertà per godere con lui nella sua prosperità. Nel tempo della tribolazione restagli vicino, per avere parte alla sua eredità. Prima del fuoco vapore e fumo nel camino, così prima dello spargimento del sangue le ingiurie. Non mi vergognerò di proteggere un amico, non mi nasconderò davanti a lui. Se mi succederà il male a causa sua, chiunque lo venga a sapere si guarderà da lui. Chi porrà una guardia sulla mia bocca, sulle mie labbra un sigillo prudente, perché io non cada per colpa loro e la mia lingua non sia la mia rovina». Copiò ancora a lungo quella sera, finché la mano non gli fece male e il sonno prese il sopravvento sulla lucidità. Allora sistemò il segno, richiuse il grosso libro e se ne andò a letto. Anche domani lo attendeva un'altra dura giornata come Capo dei Nascosti.