TRACK 21 - La morte di sua madre - Mi porti in via Mersup. Al signor D. era toccato, di nuovo, prendere un taxi. Era un peccato, soprattutto quella mattina che il tempo sembrava quasi estivo, non a una spanna dal temporale come nei giorni precedenti. Chiuso in una macchina gialla, col piede che aveva difficoltà a trovare la giusta e comoda posizione, mentre il tassista gli parlava delle ultime modifiche del piano urbanistico, il signor D. ripassava ancora una volta mentalmente le domande che doveva fare a Boyter. Ormai le sapeva a memoria, dalla mattina prima. Uno, dovevano parlare di sua madre. Com'era morta? Perché? Qual era il suo ruolo tra i Nascosti? Perchè non riusciva a ricordarsi di lei? Poi dovevano parlare di sé, del perché era finito in mezzo a quella faccenda. Chi era il capo che era stato espulso? Perchè l'aveva fatto contattare? E perché, contemporaneamente, aveva ordinato un attentato? Perché proprio lui, proprio il signor D.? E poi cosa significava fratello, a cosa faceva riferimento il dottore, il giorno prima, riguardo al CON e altre amenità varie. Pagò il tassista con alcuni dei pochi crediti che gli erano rimasti. «Per fortuna domani arriva la pensione», pensava, mentre con la mano destra suonava il piccolo campanello. «Speriamo che sia in casa, stamattina». Venne ad aprirgli, ancora una volta, Atur. Non lo lasciò nemmeno parlare. - Il signor Boyter la sta aspettando nel salottino. Entrò e fu di nuovo stupito di rivedere quegli ori e quegli arazzi. Se li era quasi dimenticati, in quei due giorni, sommersi da tutta una serie d'avvenimenti. Boyter era seduto alla scrivania - ma c'era quella scrivania, due giorni fa? - ma si alzò subito non appena lo vide entrare. - Signor D., è un vero piacere rivederla - gli disse avvicinandosi e dandogli la mano - Prego, si accomodi. Ancora quell'amabile divanetto. - So che ieri ha avuto una giornata particolarmente intensa - sorrideva, Boyter. Quelle notizie riguardo al signor D., la sera prima, l'avevano proprio divertito. - Sì, io... ma lei come fa a saperlo? Ah, no, non me lo dica... il dottor Lash, vero? Boyter fece cenno di sì con la testa e anche il signor D. rispose con un sorriso. - Sono un po' di giorni che non riesco propriamente a riposarmi e a rilassarmi - disse sconsolato. - Non è il solo - concluse Boyter, incupendosi - Vuole da bere? - No, grazie, stavolta no. - Nemmeno un po' d'acqua? - chiese, dirigendosi verso la parete del bar. - No, no, sono venuto in taxi, non l'ho neanche sentito, questo sole. - Ah, già. Il piede... - disse tra sé il padrone di casa, mentre si versava la sua solita crema al whisky. - Le piace proprio? - Scusi? - La crema al whisky. - Ah, sì - capì Boyter, guardando e rigirando il bicchiere - la trovo... rilassante. - È teso? - chiese il signor D., realmente interessato alle questioni di quello che quasi considerava un suo nuovo amico. - Sì, be’, lo siamo tutti in questi giorni. Anche suo figlio, credo. - Non l'ho sentito, recentemente - disse, pensando che Boyter stesse cercando di cavargli qualche informazione sulle indagini. - Come ha fatto a farsi male al piede? - chiese l'interlocutore, per cambiare discorso. - Oh, ho messo male un piede su uno scalino. - Alla sua età fa ancora le scale? - Non sopporto gli ascensori. - Capisco... Boyter bevve un altro sorso del suo bicchiere, permettendo al signor D. di prendere l'iniziativa nella conversazione. - Senta, signor Boyter. Io avrei delle domande da farle. - Prego, chieda pure - stava in piedi, di fronte a lui, appoggiato al tavolo alle sue spalle. - Allora, prima di tutto vorrei sapere qualcosa su mia madre. Voglio dire, sembrerà assurdo ma voglio sapere chi era e che ruolo aveva all'interno dei Nascosti e soprattutto come morì e perché. - Eh, è un discorso lungo, mio caro signor D. - appoggiò il bicchiere, ormai vuoto, sul tavolo. - Io ho tutto il tempo che vuole. - Va bene. Allora, sua madre ha ricoperto, molti anni fa, prima di morire, l'incarico che ora spetta a me, quello cioè di Capo dei Nascosti, ovvero Capo del Consiglio. Una cosa strana per una donna così giovane com'era sua madre allora, ma, vede, lei era discendente di una delle cosiddette Famiglie Fondatrici, quelle che 120 anni fa fondarono l'organizzazione dei Nascosti. Il nonno di sua madre, e quindi il suo bisnonno, allora solo ventenne, fu tra i firmatari della prima stesura della Legge dei Nascosti. Quindi è chiaro che lei crebbe in un clima tutto particolare, imparando a leggere e a scrivere fin dalla più tenera età. A 18 anni, l'età in cui per legge si diviene Nascosti, lei aveva letto almeno il triplo, se non di più, dei libri che avevano letto gli altri Novizi suoi coetanei. A 28 anni fu nominata capo ed entrò nel Consiglio, e a 32, in seguito alla morte del predecessore, fu nominata Capo dei Nascosti. Era la prima donna a ricoprire quel ruolo e per ora è stata anche l'unica. Tutto chiaro fin qui? Ha dei dubbi, dei chiarimenti? - No, no, prosegua pure. - Bene. Sua madre morì a 37 anni, il giorno 13 maggio, come lei sa meglio di me. Gli avvenimenti non sono mai stati chiariti fino in fondo, ma quello che è certo è che è caduta vittima di un agguato di matrice governativa. - È stata assassinata, quindi? - il signor D. si era proteso col corpo verso di lui, pur non riuscendo ad alzarsi dal divanetto. - Sì, fu assassinata. Vuole da bere, adesso? - No. Prosegua. - Era un periodo simile a questo, in cui il Governo aveva dato il via a una forte spinta repressiva nei nostri confronti. Sua madre era stata infatti molto brava soprattutto nell'opera di diffusione e quegli anni furono un momento di grande balzo in avanti per quanto riguarda il numero dei nostri Novizi. Solo che allora il Governo scelse di non utilizzare l'opinione pubblica contro di noi, ma di agire in segreto. Alcuni giovani Nascosti iniziarono a scomparire nel nulla, rapiti dai servizi segreti, presumibilmente torturati per ottenerne delle informazioni e poi uccisi. Tra essi ci fu anche mio padre, che morì circa un mese prima di sua madre - si avviò a versarsi un altro bicchiere di liquore. - Mi dispiace - fece il signor D., teso come una corda di violino alle sollecitazioni delle parole di Boyter. - Anche a me. Comunque, nel giro di pochi mesi riuscirono a ricostruire un organigramma schematico dell'organizzazione, alla cui testa c'era sua madre. La rintracciarono, la presero e la uccisero. Non si preoccuparono nemmeno di estorcerle delle informazioni: era considerata la mente di tutto, pensavano che uccisa lei i Nascosti sarebbero scomparsi. - E... e come? Come la uccisero? Lei lo sa? - È sicuro di volerlo sapere? Non è una cosa bella... - Santo Dio, ho sessantun'anni e mia madre è morta da 48. Credo di poter sopportare tutto, ora! - sbraitò, infastidito da quell'eccesso di zelo. - La uccisero con un coltello. Si può dire che la sgozzarono, in un certo senso. Il signor D. non aveva fiato, per un momento era come se avesse smesso di respirare e il cuore avesse saltato un battito. Sgozzata? Come sua moglie, nel sogno. Sì, tutto tornava. Sua moglie che lui sapeva morta in un incidente d'auto e invece il tribunale si ostinava a dire che era stata sgozzata. Non era sua moglie, era sua madre. Lui sapeva, lo sapeva. Era lì, seppellito nella sua mente, da qualche parte, ma pronto a ritornare a galla. Da quanti anni il suo subconscio tentava di dirglielo, di farglielo capire? Ma lui non aveva voluto starlo a sentire, aveva preferito sostituire sua madre con sua moglie, l'unica donna che a suo parere meritava una fine del genere. Ma la sua mente lo sapeva, sapeva che stava cercando di aggirare l'ostacolo. Per questo le foto che gli facevano vedere non assomigliavano a sua moglie e lui lo sapeva. Sapeva tutto, l'aveva sempre saputo. Ma come aveva fatto a non ricordare per tutti quegli anni, quei quarantotto lunghissimi anni? - I-io lo sapevo - disse, quasi sussurrando - sono anni che... che faccio questo sogno, dove una donna viene trovata morta. Io sono convinto che abbia avuto un incidente d'auto, ma il tribunale dice che è stata sgozzata. Io lo sapevo... - Sì, probabilmente operarono una Rimozione di Ricordo su di lei... - Come? - Una Rimozione di Ricordo. È una pratica segreta che è però in dotazione ai servizi segreti da molti anni. Si tratta di un particolare U-Disc che penetra nel cervello e cancella dei dati scelti dall'operatore esterno. Solo che questi dati non vengono in realtà cancellati del tutto, è impossibile senza la volontà del soggetto, ma solo rimossi, spostati in una zona del cervello molto meno accessibile. In genere ci si dimentica di quei fatti o al massimo li si ricorda in sogno o tramite qualche flash confuso, come mi sembra di capire sia accaduto a lei. - Ma allora io ho visto mia madre morire? - Non lo so, ma non credo. In genere facevano queste cose in privato. Che ricordi ha, lei, di questo fatto? - Molto confusi. Non ricordo l'omicidio di mia madre, ricordo solo che quel giorno tornai da scuola e non trovai nessuno a casa. Solo molto più tardi, nel pomeriggio, rientrò mio padre con molti uomini, che fino a qualche giorno fa sono stato convinto essere solo psicologi. Invece il file degli Accessi della Casa di quel giorno è stato cancellato e mi sembra impossibile che fossero in così tanti e non esista più nessun segno di libri o carta scritta in tutta la casa. - Probabilmente - riprese Boyter - l'avevano uccisa quella mattina. Poi le fecero il lavaggio del cervello, ma lei si ricordava dello sgozzamento perchè doveva averli sentiti parlare tra di loro dell'omicidio. Pare che, contando sul fatto della Rimozione di Ricordo, non fingessero più di tanto. - Capisco. Seguirono attimi colmi di silenzio e domande. E suo padre? Avevano fatto la Rimozione di Ricordo anche a lui? Lo ricordava così sconvolto, quasi pazzo, quel giorno, e poi sempre così distratto, con la testa altrove. Forse non l'avevano fatta a lui, la Rimozione di Ricordo, ma l'avevano lasciato vivere con quell'immagine piantata nella testa. Doveva aver assistito all'omicidio e, come tortura, l'avevano lasciato in vita. Il sangue iniziò a ribollirgli e la mente a concentrarsi sull'immagine di quegli uomini, quelle facce. Se solo fosse riuscito a ricordare chi aveva detto di averla sgozzata, chi era l'assassino... Ma cosa sarebbe cambiato? Anche se lo scoprisse ora, troverebbe solo una tomba, o un vecchio decrepito, un morto vivente. Che senso avrebbe oggi la vendetta o il disprezzo? La sua mente, allora, cambiò immagine e si riempì del volto di sua madre, così come la ricordava, così come l'aveva vista nelle foto trovate nel suo computer. E la immaginò sgozzata, con la gola recisa, col sangue che le colava, ma in un unico fiotto. E il suo viso era composto e bello, come quello della ragazza bionda, dell'attentatrice che avevano mandato in tv. Tutte e due Nascoste. Tutte e due morte. Gli scese una lacrima, poi un'altra. Si alzò e prese a camminare per la stanza, lungo i muri, per non farsi vedere da Boyter. - Non si preoccupi - disse Boyter senza guardarlo - non c'è niente di cui vergognarsi. Il signor D. girò, zoppicando sulle stampelle, ancora un po'. Poi si girò nuovamente verso l'ospite. - C'è un modo per farmi tornare la memoria? Per annullare questa Rimozione di Ricordo? - Sì, possediamo un paio di copie dell'U-Disc antidoto. - Bene, lo voglio fare. Subito, se possibile. - Atur! - urlò Boyter, rivolgendosi verso la porta - Atur!