TRACK 24 - Ultimatum Il figlio del signor D. arrivò alla centrale nel primo pomeriggio. Dopo quei giorni di super lavoro aveva avuto il meritato riposo, passando qualche ora continuativa a casa, assieme alla moglie, senza terroristi per la testa. O almeno questa era stata la speranza, anche se poi in pratica non era stato così facile staccare la spina. La notte, soprattutto, era stata molto agitata. Prima difficoltà a prendere sonno, poi un incubo, una specie di rielaborazione dei pensieri che gli si erano conficcati in testa dopo l'e-mail intimidatoria di quel tizio. Gli aveva risposto subito, il pomeriggio prima, appena arrivato a casa e sbollita la rabbia. Sapeva da tempo, ormai, che il peggior errore di un poliziotto è quello di agire in base alla rabbia del momento. Non ti permette di ragionare, concede troppi vantaggi all'avversario. Invece era stato a casa di suo padre, prima, dove si era divertito a scoprire che sua madre ancora lo cercava animosamente come un tempo. E poi si era concesso un'ora di pausa assieme a Kori, sua moglie. Alla fine era rilassato e pronto a rispondere. Non che fosse stato tenero, con quel terrorista. Anzi, c'era andato giù duro. Ma aveva saputo dosare le parole - almeno sperava - essere duro dove serviva e più conciliante in altri punti. Era convinto che quel tizio volesse parlare, avesse delle informazioni da passare, ma di volerlo fare solo sotto determinate garanzie. Era per questo, anche, che si era rivolto alla polizia e non ai servizi segreti. Quelli erano noti per i loro metodi sbrigativi, anche se altamente efficaci. No, lui cercava di guadagnarci anche qualcosa, da quelle sue informazioni. E quel qualcosa era entrare nelle simpatie del Presidente. La situazione non era delle più semplici. Se avesse fatto rapporto al suo capo, probabilmente il caso gli sarebbe stato tolto dalle mani e passato direttamente ai servizi. Così addio informazioni - non avrebbe mai parlato a loro, ne era certo - e addio promozione per il figlio del signor D.. Sì perché anche per lui poteva scapparci qualcosa di buono, dopotutto. Per questo doveva calcolare ogni sua mossa, in modo da non farsi scappare la preda o farsela rubare dagli altri pescatori. Aveva un aggancio, un indirizzo e-mail. Appena giunto alla sua scrivania, infatti, scaricò la posta. Non aveva voluto farlo a casa perchè non aveva avuto occasione di avvicinarsi al computer, quella mattina, senza che Kori fosse nei paraggi. E non voleva che sua moglie scoprisse qualcosa di quel tizio e delle sue vaneggianti minacce. No, non era una faccenda per lei. Lo sapeva, la risposta c'era, lì, in bella vista nella sua casella. Si mise le cuffie e la aprì. - Complimenti, detective, devo dire che la sua e-mail mi ha piacevolmente sorpreso. Non la credevo così scaltro. Bene, bene, penso sia giunto il momento di gettare la maschera e di dirle le mie vere intenzioni, sempre che lei non le abbia già capite... - risate - Dunque, il mio nome è Jon L.. Non avrà difficoltà a trovare una cartella su di me nell'archivio dei servizi segreti. A differenza di altri Nascosti, non ho mai avuto timore di lasciare la firma su ciò che facevo. Sono - o meglio: ero - un Nascosto, con la qualifica di Capo. Fino a qualche giorno fa facevo anche parte del Consiglio dei Nascosti, l'organo che governa l'attività di tutti i membri. Ho detto fino a qualche giorno fa perché ora non faccio più parte dei Nascosti. Sono stato espulso. A lei questo non interesserebbe, se non fosse per il fatto che per questo motivo ho deciso di svelare tutto quello che so sui Nascosti e le assicuro che so quasi tutto. Sono disposto a parlare, ma solo al Presidente e solo dietro determinate garanzie. Ha tempo 24 ore dalla lettura di questa e-mail per procurarmi un incontro col Presidente. Niente servizi segreti, niente cecchini nascosti. Io, lui e se vuole le sue guardie del corpo e voi poliziotti. Ma assolutamente non voglio vedere nessuno dei servizi e badi che ne conosco le facce, quindi non cercate d'imbrogliarmi. Lì detterò le mie condizioni. Se verranno accettate, passerò a fare nomi e ad indicare luoghi. Non provate a catturarmi e a torturarmi, non vi servirebbe a nulla, perdereste solo la più grande occasione che avete di sconfiggere i Nascosti. Consultate la mia scheda negli archivi dei servizi: vedrete che sono preparato alle torture, di ogni tipo. Può fare avere questa e-mail al Presidente, per spiegargli la situazione. Ha 24 ore. Dopodiché mi rivolgerò a qualcun altro, presumibilmente dell'Opposizione. Arrivederci. Attraverso le lenti del binocolo di Jon L., in piedi a una finestra a poche decine di metri in linea d'aria dalla centrale, si vide il figlio del signor D. strapparsi le cuffie dalle orecchie e chiedere l'ora. Anche Jon L. fece lo stesso. Erano le 3 e 15 del pomeriggio. L'e-mail aveva fatto effetto e se ne compiacque. Finalmente, stava per giungere la sua ora. Tutto sommato non gli stava dispiacendo quella deviazione nella sua vita. Si era sempre immaginato capo vittorioso dei Nascosti, condottiero inarrestabile contro il Governo ingiusto. Invece stava capendo che era molto più facile arrivare al potere non mettendosi contro il Governo, ma alleandosi con esso. Quegli anni passati nel sottosuolo non erano stati uno spreco, come gli era sembrato appena era stato messo in minoranza dal Consiglio. No, erano stati la sua fortuna, una fortuna che ora avrebbe fatto fruttare. Cosa avrebbe chiesto al Presidente? Denaro? Potere? Che tipo di potere? Non voleva qualcosa di breve durata, non voleva un contentino e via. No, voleva entrare a far parte del gioco, voleva avere potere e continuare a lottare giorno per giorno per conservarlo. Sapeva di avere delle qualità, di essere portato per la lotta, fosse essa fisica o di nervi. Era sempre qualcosa dove il migliore primeggiava, saliva di grado e veniva ricompensato. E chissà che entrando stabilmente nell'ingranaggio, un giorno, non ci potesse essere lui al posto dell'attuale Presidente, in diretta tv, anche in casa di Boyter, a dichiarare che la lotta contro i Nascosti sarebbe andata avanti fino al loro totale annientamento. Boyter. Quello sarebbe stato il primo nome, il primo sulla lista. Sapeva dove abitava, dove teneva le carte compromettenti, tutto. Il suo passato e il suo presente. I libri che aveva trascritto e quelli originali, stesi di suo pugno. Il Presidente avrebbe eliminato la testa di quel dannato organismo e Jon L. avrebbe avuto la sua vendetta. Ma non sarebbe finita lì. Poi sarebbe toccato agli altri membri del Consiglio, poi ai Nascosti di Superficie più influenti, quelli che ricordava. E poi sarebbero scesi sotto, nella zona dei Nascosti Puri. E lì sarebbe iniziato il divertimento, la lotta vera, fino ad arrivare alla Biblioteca. Il punto nevralgico, decisivo di tutta la lotta. Era la Biblioteca il cuore dei Nascosti, ciò che li faceva vivere. Senza Biblioteca, e cioè senza i libri, i Nascosti si sarebbero estinti naturalmente, come gli animali preistorici. Ma c'era un problema. La Biblioteca era protetta da una chiave d'accesso complessa, la cui decifrazione poteva portar via tempo molto prezioso. Poteva permettere ai Nascosti, tramite alcuni cunicoli che collegavano l'interno della Biblioteca stessa con l'esterno, di trasferire almeno parte dei volumi in nuovi luoghi nascosti, di cui lui non avrebbe sicuramente saputo l'ubicazione. Ma anche lui aveva la sua carta da giocare, un asso che si era preparato nella manica da molto tempo e lì l'aveva lasciato maturare. Lo teneva d'occhio, lo teneva pronto. E sapeva che sarebbe stata la carta decisiva di tutta la partita. Guardò ancora fuori dalla finestra, col binocolo. Il figlio del signor D. era ancora seduto alla scrivania, coi gomiti appoggiati sul tavolo e la testa fra le mani. Stava pensando. E Jon L. immaginava i suoi pensieri. Come fare a mettersi in contatto col Presidente? Era saggio riferire al capo della polizia? Come tenere fuori i servizi segreti? C'era da fidarsi di quella e-mail, era attendibile? Come consultare l'archivio dei servizi senza doverne spiegare loro il perché? Non avrebbe voluto trovarsi nella sua situazione, nemmeno per tutto l'oro del mondo. Sapeva di avergli dato un compito difficile, ma sapeva anche che ne sarebbe venuto a capo. Altrimenti, c'era sempre l'Opposizione, disposta forse ad offrirgli anche di più del Presidente in termini di prospettiva futura. Ventiquattr'ore non erano molte, dopotutto. Valeva la pena aspettare.