TRACK 26 - Fratelli Il signor D. prese il suo solito taxi, dove ormai si era abituato a salire nonostante le stampelle, e si fece portare in via Mersup, all'inizio della strada, per non dare troppi sospetti. Gli ultimi metri li fece infatti a piedi, sensazione che in parte gli era mancata in quegli ultimi giorni. La sera prima aveva pensato a lungo a quanto stava succedendo e alla fine aveva pensato che forse si poteva aiutare il ragazzo, questo Max, sempre che la cosa non comportasse troppi rischi da parte sua. D'altronde non era stato cattivo o violento con lui, anzi, gli aveva consigliato di non rivolgersi alla polizia, cosa che avrebbe implicato il suo sicuro arresto, visto che teneva un libro in casa. Suonò il campanello e attese. Dopo pochi secondi, passati guardandosi in giro, a destra e a sinistra, per assicurarsi di non essere visto o controllato, il signor D. entrò, passando per il freddo cancello. All'interno Atur lo scortò fin da Boyter, ancora intento nel suo scrittoio a trascrivere un libro. - Ah - disse, voltandosi - è già qui. Bene, puntuale come un orologio svizzero! Il signor D., per la verità, era decisamente teso, quella mattina, più del solito. Scendere nel territorio dei Nascosti Puri lo spaventava, non sapeva chi si sarebbe trovato davanti. Andare da Boyter era un'altra cosa, significava trovare porcellane e legno lavorato finemente, tendaggi pregiati e divanetti imbottiti. Sottoterra, in mezzo alle fogne, le cose sarebbero sicuramente state ben diverse. Temeva di trovarvi un ambiente ostile e chiuso. Boyter diede l'ordine di chiusura allo scrittoio, e si scusò, andandosi a preparare. Quando fu di ritorno, il signor D. s'era già preparato le domande da fargli. - Io avrei ancora qualche dubbio da chiarire - disse timidamente. - Eh eh - rise - mi rendo conto che il bombardamento di novità a cui è stato sottoposto in questi giorni l'abbia incuriosita e le abbia fatto sorgere delle domande. Potrà farmene qualcuna mentre siamo in cammino. Prego, di qua - e indicò con la mano aperta una stanza di servizio, una specie di dispensa dove stava lavorando Atur. Si avvicinò a un muro e chiamò l'apertura del passaggio, esibendo retina e impronte digitali. Il muro si aprì, come i passaggi segreti dei vecchi film di Batman, e un ascensore si presentava, con le sue porte aperte, pronto ad accoglierli. - Un ascensore? - chiese impaurito il signor D.. La tensione, quella mattina, quasi come una premonizione, non accennava a diminuire. - Oh, non si preoccupi - gli diede un'amichevole pacca sulla schiena - ci metteremo solo pochi secondi. Il signor D. si trascinò lentamente al suo interno, ma con un fare molto guardingo. Dietro di lui entrò anche Boyter, che subito dopo premette un pulsante sulla colonnina di comando. Ci vollero davvero pochi secondi e quando le porte si aprirono si spalancarono alla vista di D. tutta una serie di cunicoli e gallerie buie e maleodoranti. - Quando i Nascosti furono costretti a ritirarsi qui sotto - iniziò a raccontare Boyter - utilizzarono la vecchia e desueta rete fognaria, che poi allargarono costruendo altri cunicoli. Questo qui davanti, ad esempio, è un corridoio che prima serviva per le fogne, mentre quello là, più a destra, l'abbiamo fatto noi, sedici anni fa, mi sembra. O diciassette, non ricordo più bene. Iniziarono a camminare lungo il corridoio più grande. Ogni tanto incrociavano gruppi di giovani, che salutavano ossequiosi Boyter e guardavano distrattamente il signor D.. Quasi tutti erano accomunati da un look abbastanza rigido: anfibi ai piedi, barbetta sfatta, vestiti pratici. Anche le ragazze, non molte a dir la verità, cercavano di adeguarsi a questo standard, che nella mente del signor D. corrispondeva al rivoluzionario perfetto. - Ma cos'è che sta trascrivendo? Non me l'ha poi più detto, ieri... - chiese, togliendosi quei pensieri dalla testa. - Oh, appena avrò finito gliela regalerò. Si tratta della Bibbia. - La Bibbia? - che bisogno c'era di trascrivere la Bibbia, che è stata riversata su U-Disc migliaia e migliaia di volte? - Lei è credente, signor D.? - No, non molto - rispose, intimidito da quella persona così sicura di sè. - Be’, non è un problema. La Bibbia è un libro che può dire tanto, a chiunque. Ogni riga è densa di significato... Ma non voglio annoiarla. - Oh, non si preoccupi - lo rassicurò il signor D. - piuttosto, come mai la Bibbia? Io stesso ne ho un'edizione in U-Disc a casa, sulla mensola sopra al letto. - Sì, ma quella è la Bibbia riveduta e corretta - disse ridendo e facendo svoltare il suo interlocutore a sinistra. Avevano percorso già molti metri, ma sembrava che la strada fosse ancora lunga. Boyter si accorse di questi pensieri sul volto del signor D. - è stanco? Vuole fermarsi un attimo? - Se ci fosse la possibilità... - era ancora un po' in agitazione per quell'ambiente chiuso, sconosciuto e imprevedibile. Era come se quei cunicoli fossero degli immensi ascensori immobili, ma egualmente minacciosi. Si avvicinarono a un muro e Boyter disse: «Panchina!». Una sporgenza uscì da esso, rischiando anche di colpire alle gambe il signor D., se non fosse stato per Boyter, che lo spostò con la mano destra. - Ecco fatto, ora possiamo sederci. - Mi dispiace di farle perdere tempo - si scusò - ma sa, con questo piede. - Non si preoccupi, mi rendo perfettamente conto. Dov'ero arrivato? - Alla Bibbia riveduta e corretta - sembrava che il Capo dei Nascosti, pur avendo un'agile parlantina, perdesse spesso il filo del discorso, come d'altronde capita a chi vive nei libri. Il signor D. non aveva per fortuna, tra i suoi vari problemi, anche questo. - Ah, sì. C'è qualcosa che non sa, riguarda alla Bibbia. Vede, deve sapere che quando s'iniziò a riversare su disco tutti i libri e questi a loro volta iniziarono a venir bruciati o mandati al macero, il Governo Unico operò una specie di piccolo ricatto nei confronti della Chiesa Cattolica... Gli occhi del signor D. erano sgranati e attenti. - Proprio così - proseguì Boyter - anche se ammetto che ricatto è una parola grossa. Diciamo che c'erano dei passi della Bibbia, sia del Vecchio che del nuovo Testamento, che risultavano scomodi al Governo, che potè esercitare delle forti pressioni sulla Chiesa, del tipo: «O togliete questa parte o non ve la riversiamo su U-Disc e scomparite come religione». - Ma non è possibile! - era incredulo. E i fedeli? E i preti? Non credeva proprio che avrebbero tutti accettato tanto facilmente la scomparsa del testo sacro della loro religione. - Be’, in realtà non si arrivò mai a questo punto, perché entrambe le parti avevano interesse che non si arrivasse allo scontro. Comunque lo Stato impose un certo numero di modifiche, non tante per la verità ma molto significative, e la stessa Chiesa Cattolica colse l'occasione al balzo, portando anch'essa alcuni cambiamenti al testo originale. - Signor Boyter, lei mi sta prendendo in giro - disse, non sapendo se ridere o rimanere serio - com'è possibile che da un giorno all'altro si cambi la Bibbia e la gente, i fedeli comuni, non se ne accorgano? Io, se fossi cattolico e sapessi una cosa del genere, credo che protesterei, e non poco! - Be’, signor D., deve tener presente che le modifiche non furono radicali. Anche prima Gesù moriva e risorgeva, anche prima Dio aveva creato il mondo in sette giorni. Le cose basilari, che erano entrate ormai nella cultura popolare e nell'immaginario collettivo, rimasero invariate. Ciò che cambiò furono alcune parole, alcuni passi. Chi se ne accorse, pochissimi, in realtà, fu messo a tacere. E la stragrande maggioranza, non potendo più fare il confronto col testo scritto che non esisteva più, non si accorse dei cambiamenti. - Ma di che tipo di cambiamenti stiamo parlando? Politici? Altrimenti che utilità avrebbe avuto il Governo...? - Sì, politici ma non solo. Ci rimettiamo in cammino, che dice? - Sì, certo, mi scusi. Mi ero lasciato prendere dalla discussione - parlare con Boyter lo interessava molto, era come se avesse riscoperto in quell'uomo, più giovane di lui di qualche anno, un nuovo padre o nonno, che racconta al bambino come va il mondo e gli spiega le cose. - Le faccio un esempio, così da renderle più chiara la questione. Poi, potrà trovarne molti altri lei stesso, confrontando direttamente la sua versione U-Disc col testo da me trascritto. - Oh, non credo proprio che ascolterò U-Disc, per i prossimi anni! - nella mente del signor D. erano ancora ben presenti le parole del giorno prima, riguardo ai danni che quell'aggeggio causava al cervello. Anzi, gli sembrava addirittura che quel giorno il CON gli dolesse molto meno, visto che era un po' che non usava nessun lettore, ma poteva trattarsi benissimo di autosuggestione. - Fa male! Le ho detto che non bisogna abusarne, non che bisogna evitarli come la peste - e rise. Poi riprese: - Comunque proprio ieri lei mi ha detto di aver trovato, nel libro che ha a casa, la parola fratelli, no? - Sì, era una delle cose che volevo appunto chiederle. - Fratelli, come avrà potuto notare cercandola nel Dizionario, è una parola proibita. Un tempo con quella parola si indicavano due figli della stessa madre e dello stesso padre. - Come? - non aveva capito bene la definizione. - Quando una coppia aveva due figli, questi due erano tra loro fratelli - si spiegò meglio Boyter. - Come faceva una coppia ad avere due figli? - chiese però, divertito, il signor D.. Ogni nuova affermazione del suo interlocutore sembrava, sulle prime, una battuta di spirito e solo dopo iniziava ad assumere dei contorni inquietanti. Comunque stava iniziando ad abituarsi a quell'ambiente, all'oscurità, alle facce dei ragazzi incrociati nei corridoi, all'eco dei passi. - Un tempo le coppie non erano obbligate, per legge, ad avere al massimo un figlio, com'è ora. Un tempo c'erano anche famiglie con due, tre, quattro, cinque figli e in qualche caso anche di più. - Ma com'è possibile? È contro natura! - protestò il signor D.. - No che non è contro natura. È una falsità che le donne possano avere un solo figlio, nella loro vita. Le donne possono avere quanti figli vogliono, a seconda del loro fisico e di altri fattori. È stato il Governo Unico a mettere in giro i falsi dati sul problema della fertilità femminile. Quando una donna rimane incinta per la seconda volta, viene fatta abortire a forza, facendole credere che quel secondo figlio ne metterebbe ad altissimo rischio la vita. - E non è così? - chiese, angosciato. - Assolutamente no. - Ma perché una cosa del genere? A che pro? Non c'entra assolutamente niente col pluralismo, la democrazia e tutto il resto. Perché uccidere dei feti senza motivo? - No, no, caro amico, il motivo c'è. Giri di là, prego - gli fece, indicandogli un tunnel sulla destra. La strada era stata lunga, fino a quel momento, ma quei discorsi avevano catturato l'attenzione del signor D., che non badava più al suo piede e alla sua storta. - Ha presente - riprese Boyter - la Politica di Controllo Demografico? La si studia anche a scuola... - Certo. Tutti sanno cos'è. - Bene. Si tratta di un programma per mantenere costante il numero di abitanti della Terra, per non andare incontro all'estinzione. Per questo, ogni anno si fa un rapido censimento dei morti e dei nati e vengono creati tanti cloni quanti servono per far chiudere il bilancio in pareggio. - Sì e non ci vedo niente di male in questo. - Lei si è mai chiesto chi viene clonato? Crede che vengano scelti a sorte oppure in base ai meriti scolastici? - Non c'ho mai pensato, a dire la verità... - rispose, stupito. - Vengono clonati solo i soggetti considerati più remissivi e obbedienti, in base ad appositi test condotti tramite U-Disc. Viene clonato solo chi sarà per sempre fedele al potere costituito. - Ha le prove, di questo? - chiese il signor D., sperando che fosse solo uno scherzo o comunque non un'operazione su vasta scala. - Certo che le ho. Ed è così in ogni parte del mondo. Fa tutto parte di un meccanismo di controllo che ci attanaglia tutti. Non ci fanno leggere ma solo sorbire quello che va bene a loro e perdipiù in una maniera che ci porta a una morte precoce. Non ci permettono di comunicare e di esprimere le nostre opinioni se non a voce e c'è un vecchio detto, che lei non può conoscere, che dice che le parole volano e solo le cose scritte rimangono. Non ci permettono di avere più di un figlio, perchè bisogna lasciare spazio ai loro cloni obbedienti e servili. È questo il mondo in cui viviamo, signor D., e a me non piace. Camminarono per qualche metro, in silenzio. Il rumore delle stampelle sul pavimento riecheggiava tra le mura umide. Nella testa del signor D. molti pensieri si rincorrevano veloci, lo fulminavano in un istante e poi scomparivano. - Ho capito, ma... che c'entra con la Bibbia? - chiese infine. - Era solo un esempio, ma la Bibbia è piena zeppa di famiglie numerose, con più figli. Mosè aveva dei fratelli, lo stesso Gesù pare ne avesse e anzi tutti i cristiani si chiamano tra di loro fratelli, perchè figli dello stesso padre, che è Dio. Tutte queste parole sono state rimosse nella versione passata in U-Disc, tagliate, modificate. E il testo ne ha perso di efficacia, in certi punti. Ma capisce anche lei che non si può parlare di fratelli, è pericoloso, la gente capirebbe che non è costretta a seguire questa logica del figlio unico... - Sì, da questo punto di vista il comportamento del Governo è... logico. - Sì, machiavellico, addirittura. - Come? - Dovrò farle leggere anche il Principe - disse ridendo - Siamo arrivati. Boyter aprì una porta e si ritrovarono entrambi in un'ampia sala con al centro un tavolo di legno.