TRACK 28 - Il Presidente dal vivo Il figlio del signor D. stava seduto, su una panchina, fuori dall'ufficio del Segretario del Presidente. Il giorno prima si era dato molto da fare e finalmente era riuscito ad ottenere qualcosa. Prima di tutto aveva controllato negli archivi dei servizi segreti, introducendovisi di nascosto grazie all'hacker informatico della polizia. Era comico, col senno di poi: era entrato segretamente nell'archivio dei servizi segreti. E comunque, aveva detto l'hacker, avevano un sistema di sicurezza che faceva schifo. Qui aveva trovato la scheda di quel Jon L., con tanto di foto segnaletica. Sì, era proprio lui, solo che adesso non aveva la barba e s'era dato una ripulita. La scheda non parlava di affiliazioni ai Nascosti, ma di un delinquente qualsiasi. Non era un problema, potevano benissimo essere poco informati. Quell'uomo era tutto tranne un delinquente qualsiasi. Troppo sicuro di sé, troppo deciso, troppo preciso. Ed in effetti anche la scheda dei servizi lo catalogava come soggetto altamente pericoloso. Poi si era messo in moto, cercando una via per contattare il Presidente. Aveva un amico, che faceva parte della scorta del Palazzo Presidenziale già da molti anni. Gli aveva parlato della faccenda e questo s'era trovato d'accordo con lui sul fatto che bisognava saltare la burocrazia. Seguendo la scala gerarchica non avrebbero mai fatto in tempo e quel tizio si sarebbe rivolto all'Opposizione. Così, durante la notte la sua amica guardia aveva contattato altri amici e, garantendo l'uno per l'altro, erano riusciti ad ottenere un appuntamento col Segretario per quella mattina. Era un uomo molto occupato, ma se in quei cinque minuti si riusciva a convincerlo della validità delle informazioni, allora era fatta. Poi si sarebbe discusso su come preparare quell'incontro con Jon L., che comunque rimaneva un ex Nascosto e quindi non c'era molto da fidarsi. Ma l'incontro si sarebbe fatto. Il figlio del signor D. si sistemò la divisa. L'aveva messa per l'occasione, mentre spesso al lavoro non la portava, ma era la prima volta che gli capitava d'incontrare qualcuno di così vicino al Presidente. E c'era sempre la possibilità che quella mattina stessa, dopo l'incontro col Segretario, fosse ammesso direttamente a parlare con lui, col suo leader politico. Sapeva bene, però, che non doveva farsi illusioni. Ciò che importava, ora, non era il suo tornaconto personale, ma il bene di tutti. Quella era la carta per debellare quel nuovo terrorismo appena comparso e per tagliare le gambe ad ogni movimento violento che si ponesse contro lo Stato e la collettività. Era un'occasione che non bisognava lasciarsi scappare, per nulla al mondo. Appoggiato sulla panchina, di fianco a sè, aveva posto il portatile, dove aveva salvato il messaggio audio, l'ultimo, e una copia della scheda su Jon L., per mostrarle al Segretario. Erano le 11 e 07 del mattino. L'usciere lo fece entrare proprio in quel momento nell'ufficio, che era molto ampio e arioso. Le bandiere dello Stato Unitario troneggiavano dietro l'enorme scrivania, mentre poltrone, mobili antichi e piante arredavano il resto della stanza. Era grande almeno il doppio del suo salotto. - Salve, detective. Mi hanno detto che ha delle notizie urgenti - gli disse il Segretario, facendogli segno di accomodarsi sulla poltroncina davanti alla scrivania. - Sì, sono notizie riguardanti i Nascosti - tratteneva a stento l'emozione - e devo dire molto importanti. Ieri ho ricevuto questa e-mail. Fece partire il file audio e il Segretario ascoltò le parole che uscivano dalla voce non più criptata di Jon L.. Alla fine il figlio del signor D. fece ascoltare anche il file con la scheda. - Cosa ne pensa? Lo considera attendibile? - gli chiese il Segretario. - Sì, penso di sì. Mi aveva già scritto un'e-mail, molto meno chiara, ma già si capiva che abbiamo a che fare con un professionista. - Sì, sembra anche a me - disse il Segretario, mentre rifletteva. Poi riprese: - Quando scadono le ventiquattr'ore? - Alle 3 e un quarto di oggi pomeriggio. - Bene - disse dopo un attimo di pausa - andiamo nell'ufficio del Presidente. Uscirono nel corridoio in tutta fretta e si diressero verso la porta principale, quella dell'ufficio presidenziale. - Aspetti qui un momento - fece il Segretario, ed entrò. Dopo qualche minuto di attesa, lo fece entrare. Il Presidente era tale e quale a come appariva in tv, sorridente, disponibile, ma insieme determinato e risoluto. Il Segretario gli aveva già anticipato i termini della questione. - Prego, detective, si accomodi - gli disse - Il mio Segretario mi ha spiegato la situazione, che è abbastanza grave. Prima di tutto le sono molto grato per lo zelo dimostrato e per l'impegno che mi dicono abbia profuso per riuscire a parlarmi prima della scadenza. Poi, però, lei capisce che dobbiamo fare delle verifiche su questo tale, questo... - Jon L. - gli suggerì il Segretario. - Sì, infatti, questo Jon L.. Lei mi pare lo ritenga una fonte attendibile, vero? - Ehm, sì, dalla mia esperienza non mi sembra un mitomane, ma uno che ha chiaro in testa cosa vuole - disse, con imbarazzo, il figlio del signor D.. Essere lì, seduto alla stessa scrivania del Presidente e poter esprimere il suo parere e vedere che veniva considerato... Non se l'era mai immaginata, una scena così, nemmeno nei sogni più ambiziosi. - Non sarebbe neanche una cattiva caratteristica, questa, se fosse diretta a buon fine! - sentenziò il Presidente - Comunque, io ho un metodo per verificare se si tratta di un pazzo o realmente di un ex Nascosto. Gli manderemo un'e-mail con una domanda, di cui solo io, i servizi segreti, pochissimi uomini fidati e i Nascosti sanno la risposta. Se lui risponderà nel modo corretto gli daremo la possibilità di parlare e di fare le sue richieste. Prenda il suo portatile, prego. Registri: Jon L., è il Presidente che parla. Siamo stati avvisati delle sue richieste ma lei capisce che dobbiamo verificare la sua passata appartenenza all'organizzazione terroristica dei Nascosti, perciò le chiedo di rispondere alla seguente domanda, per verificare la sua identità. Qual è la cosa proibita su cui i Nascosti basano la loro stessa esistenza? Risponda subito a questo indirizzo e poi ci potremo accordare per un incontro. Bene, fermi la registrazione e invii il messaggio, grazie. Il figlio del signor D., che aveva guardato con ammirazione l'uomo davanti a sé parlare al più misero dei delinquenti come se fosse in diretta televisiva, obbedì agli ordini e inviò il messaggio. - Adesso bisognerà attendere la risposta - disse il Segretario. - Oh, non credo che ci metterà molto - disse con un sorriso il Presidente - Se è davvero un ex Nascosto, non ci metterà più di un paio di minuti a rispondere. E infatti, non fece in tempo a passare nemmeno il primo minuto, che il computer segnalò l'arrivo di una nuova e-mail. Il figlio del signor D. la aprì. - Presidente, detective e chiunque sia all'ascolto, salve. La risposta è: i libri. Dove c'incontriamo? Il figlio del signor D. guardò perplesso l'uomo dietro la scrivania. S'immaginava una risposta tipo droga o armi, non quella parola di cui non conosceva nemmeno il significato. Il Presidente, invece, pareva compiaciuto. - Bene - disse - è chi dice di essere. Segretario, organizzi un incontro per oggi pomeriggio seguendo le sue disposizioni date nell'e-mail precedente: niente servizi segreti, niente cecchini appostati, solo qualche poliziotto di guardia. Anche lei, se lo desidera. - C-certo! - rispose subito il figlio del signor D., onorato di tutto quel riguardo nei suoi confronti. - Quest'uomo - concluse il Presidente - ha voglia di fare affari con noi. E noi lo accontenteremo.