TRACK 29 - Perché il signor D. Entrarono in Biblioteca dopo che Boyter ebbe inserito il codice d'accesso. La visione era maestosa, non tanto per l'ambiente in sé, che come l'esterno risultava spoglio ed essenziale, quanto piuttosto per le centinaia di scaffali ricolmi di libri, fino a perdita d'occhio. I muri, il pavimento e il soffitto erano rivestiti di una specie di moquette, che Boyter spiegò essere un isolante dall'umidità che in quel luogo rischiava di deteriorare la carta. Il Capo dei Nascosti rimase fermo, vicino alla porta, a guardare l'altro, il signor D., mentre girava estasiato tra i corridoi e leggeva i titoli sulle costolette dei libri. Sembrava come un bambino nel paese dei balocchi e Boyter glielo disse, dato che Pinocchio di sicuro lo conosceva e poteva quindi capire il riferimento. Il Governo anzi ne aveva reso obbligatorio l'ascolto a scuola per favorire l'accoglienza dei cloni. Erano libri che il vecchio Nascosto di Superficie conosceva da tanto tempo. Fino a solo qualche giorno prima, amava scendere lì sotto, vagare tra quegli scaffali e pensare a quale libro avrebbe trascritto la volta successiva. Locke? Marx? Keynes? Oppure dei romanzi, dei libri di storia, dei documenti? L'ultima volta aveva scelto la Bibbia, anche se l'aveva già trascritta altre tre volte. Ma la Bibbia andava diffusa, soprattutto nella sua versione originale, anche se alcuni suoi recenti studi sembravano dimostrare che forse nemmeno quella era la versione veramente originale, che forse i rimaneggiamenti, gli adattamenti, c'erano stati anche un tempo, molti secoli prima. Il signor D. non vagava in cerca del suo prossimo libro da trascrivere o da leggere. Girava solo per stupirsi di quanto gli fosse stato tolto fino ad allora. Mentre toccava quei libri, quelle copertine, quegli scaffali, e non sentiva partire nessuna voce che ne dicesse il titolo, il suo ricordo andava a George’s, il negozio di U-Disc. Per anni aveva pensato che in quel negozio tenessero tutto e che quel poco che mancava l'avessero in magazzino e te lo procurassero in un paio di giorni al massimo. Quanto si sbagliava. I libri che vedeva lì erano migliaia e quasi tutti diversi. Non venti o trenta copie di uno stesso volume. - Come avete fatto? - chiese, ad un certo momento, al suo accompagnatore. - A far cosa? - A trovarne così tanti e tutti diversi? Voglio dire, pensavo fossero andati quasi tutti distrutti e ne aveste salvato solo pochi esemplari. - La stragrande maggioranza dei libri venne distrutta, questo è vero. Ma deve pensare che ogni famiglia abbastanza acculturata, benestante, teneva in casa almeno cento, duecento libri. Sommi varie famiglie, che salvarono i loro volumi dalla distruzione. Aggiunga qualche possessore di librerie, i negozi dove i libri si vendevano, dove se ne trovavano a migliaia. E così abbiamo avuto la nostra base di partenza. Poi negli anni li abbiamo copiati e fatto ricerche. Almeno un terzo dei libri che vede qui sono stati ritrovati dopo, in cantine, tra i rifiuti, nei luoghi più impensabili. Chiaramente lo Stato non aveva modo di controllare che tutti avessero distrutto i loro libri e quindi molti esemplari si salvarono, anche per caso, perchè caddero dal baule che li portava al macero, o perchè venivano usati per non far traballare un tavolo. Ogni libro ha una storia diversa e per questo è speciale. Boyter ne parlava come si parla dei proprio figli, quando si è orgogliosi dei loro risultati scolastici. - Ma come funziona? - chiese ancora, incuriosito, il signor D. - Uno viene qui e si prende il libro che vuole? - Più o meno sì. È un meccanismo che si basa sulla fiducia, non c'è da pagare né da lasciare il proprio nome per il prestito. Ognuno prende ciò che gli serve e quando non gli serve più lo ripone. Poi, chiaramente, bisogna essere un Nascosto per avere accesso qui. - Io non potrei? - chiese il signor D., pensando che forse non era poi così male diventare un Nascosto. Quella marea sconfinata di sapere lo affascinava e gli riempiva gli occhi. - No, a meno che lei non conosca il codice d'accesso alfanumerico. Altrimenti si dovrebbe sottoporre al Bibliotecario. - Il Bibliotecario? - Sì, è un robot collegato a un database di tutti i Nascosti che io solo posso aggiornare. Fa entrare solo loro, aprendogli la porta tramite il codice. - È per evitare intrusioni da parte di estranei? - chiese ancora, mentre sfogliava l'ennesimo libro. - Sì. Se qualcuno scoprisse questi cunicoli e potesse entrare qui dentro sarebbe un guaio. La polizia, ad esempio, ed i servizi segreti distruggerebbero tutto subito. Non possiamo permetterlo. Oltretutto, è dotato di un particolare meccanismo che permette di riconoscere se le onde cerebrali e il battito del Nascosto sono regolari: solo in quel caso, infatti, lo lascia entrare. Nel caso contrario, invece, no, per evitare che qualcuno costringa con la forza un Nascosto ad aprirgli le porte della Biblioteca. Il signor D. tacque. Pensò per un attimo a suo figlio e al piano che aveva ideato Boyter per far incontrare i due ragazzi. Forse non gli andava di farlo non solo perchè rischioso e molto fallibile, ma anche perchè non voleva entrarci, in un posto di polizia. Forse si sentiva più Nascosto di quanto volesse ammettere. Girò ancora a lungo tra quelle mura. Si sentiva come a casa ed ora era sicuro d'esserci già stato, molti anni prima, con sua madre. C'erano meno libri, allora, e i muri non erano rivestiti di quella moquette o cosa diavolo era. Però ricordava quell'odore di carta vecchia, rovinata, un odore che gli era entrato nella mente, associato all'immagine della madre. Certo, c'era entrato perchè sua madre era una Nascosta, l'aveva portato dentro lei. Probabilmente non aveva nemmeno dovuto passare per il Bibliotecario, probabilmente conosceva la chiave d'accesso, visto che era il Capo. A quel pensiero la sua mente s'intorbidì, in una maniera strana che già gli era capitato di provare nelle ore e nel giorno precedente. Cosa poteva essere? Qualche ricordo che cercava di emergere, ma non ci riusciva? Questa era la sensazione, ma come poteva dirlo? L'antidoto l'aveva avuto e tutto quello che doveva tornare a galla, l'aveva probabilmente già fatto. O forse no. - Chi ha il codice d'accesso della Biblioteca? - chiese, distrattamente. - Solo io e il Bibliotecario - rispose Boyter, intento anche lui ora ad esaminare alcuni libri. - L'aveva anche mia madre, quand'era Capo dei Nascosti? - Certo, è un diritto riservato ai capi e a loro soli. - Capisco. Passarono alcuni minuti di silenzio, coi due impegnati a leggere qua e là, brani di libri. - Le devo confessare una cosa: - disse Boyter a un certo punto, attirando l'attenzione del signor D. - non l'ho portata qui solo per mostrarle tutto questo... - Ah no? - Volevo sapere se lei per caso ricordava il codice d'accesso della Biblioteca. - Come potrei saperlo? L'ha detto lei stesso che è un'informazione riservata. - Sì, ma i Capi non hanno l'obbligo di mantenere il segreto coi propri familiari. Anzi, la Legge dei Nascosti consiglia vivamente di far imparare il codice al figlio e al coniuge, in modo che se capitasse un incidente si potrebbe comunque avere accesso ai libri... - E come avete fatto quando è morta mia madre? Come avete fatto a ritrovare il codice? - Non lo sapevano. Ci sono voluti alcuni mesi, prima che il codice di 16 cifre venisse decifrato. Per fortuna, c'era tempo, perchè i Nascosti s'erano appena ritirati nel sottosuolo, allargando i cunicoli e costruendo basi attorno alla Biblioteca e diventando Nascosti Puri. Il Governo, come le avevo già detto, dopo la morte di sua madre si fermò, credendo d'averci debellati. - Quindi... quindi io dovrei sapere il codice? - chiese, preoccupato - Sì, penso sia da qualche parte nella sua mente. - Io... in effetti ho come un vuoto, una sensazione strana quando penso all'entrata in questa Biblioteca, ma non riesco a focalizzarla, a chiarirla. Pensavo che l'antidoto... - disse, avvicinandosi a Boyter. - L'antidoto non recupera mai tutto al cento per cento. Ci vorrà ancora un po' di tempo, poi le tornerà in mente. - Sì, penso anch'io. Passarono alcuni attimi di silenzio: Boyter pensava che la conversazione si fosse conclusa ed era ritornato ad esaminare i suoi libri, mentre il signor D. era invece rimasto fermo, immobile nella propria posizione, come fulminato da un pensiero che bisognava approfondire. - È per questo? - chiese poi, rincorrendo Boyter che si stava spostando velocemente da uno scaffale all'altro. - Per questo cosa? - È per questo che sono stato contattato, dopo tutto questo tempo, proprio io? Perché avevo nella testa quel codice? - Sì, lei è l'unico parente di Capo dei Nascosti ancora in vita. Siamo solo io e lei a sapere il codice, anche se lei ancora non lo ricorda. - Ma allora, quell'uomo che è stato espulso, stava cercando di farle le scarpe, di impadronirsi del segreto che le era riservato. - Sì, penso anch'io che questo fosse il suo obiettivo - ammise Boyter, quasi distrattamente. Ma in realtà quello era stato l'argomento decisivo, oltre chiaramente alla balordaggine dell'attentato, che l'aveva spinto a mettere ai voti la sua espulsione. - È per questo che mi ha fatto avere il libro, per cercare di farmi ricordare qualcosa! - continuava il signor D., felice che finalmente qualche conto cominciasse a tornare nella confusione che si era creata nella sua testa in quei giorni. - Sì, scegliendo tra l'altro un libro che per lei non aveva un grande significato, no? D'altronde, Jon L. non ne conosceva molti, di libri. - Fratelli di sangue. Sì, non credo di averlo mai letto, da ragazzino. Ed è per questo - proseguì il signor D. - che lei è sempre stato così disponibile con me, anche adesso in questa situazione di crisi. Io sono un pericolo per voi, perchè spifferando il codice alla polizia permetterei loro di penetrare qui dentro e distruggere tutto - questa sì che era una rivelazione! - Io sono stato chiaro con lei fin dal nostro primo incontro, signor D.: lei non è un Nascosto e non è tenuto qui con la forza. Può andarsene quando vuole e può portare qui la polizia o i servizi segreti e aprire loro le porte della nostra Biblioteca. Io non glielo impedirò, se vorrà farlo. Io mi sono fidato di lei e per raccontarle tutto quello che le ho raccontato le ho chiesto solo che mi desse la sua parola di non rivelare niente. Poi lei è libero di rispettare la parola data oppure no - s'era proprio offeso. - Converrà con me, però, che qui non si tratta di cose che lei mi ha rivelato, ma di cose che io so. - Lei non saprebbe niente se non fosse stato per il mio U-Disc. - Questo è vero - disse, sorridendo - e comunque non ho nessuna voglia di andare a vendervi alla polizia. Sarebbe un peccato per questi libri. - Proprio così - confermò Boyter, sotto sotto sollevato. E così anche quest'ultimo mistero era caduto. Volevano quel numero da lui: Jon L. voleva averlo probabilmente per assumere più forza all'interno di quel Consiglio, mentre Boyter voleva solo introdurlo alla vita dei Nascosti e fargli capire che non sarebbe stato un bene per nessuno denunciarli e tradirli. Si sentiva, per la prima volta, sollevato e sicuro. Era importante per loro e non li avrebbe traditi, anche se si fosse prima o poi ricordato di quel numero. Uscirono dalla Biblioteca e ripercorsero la strada al contrario fino all'ascensore. Anche quell'ultimo ostacolo, ora, gli sembrava più abbordabile. Boyter gli chiamò, infine, un taxi per riportarlo a casa. - Allora, d'accordo? Alle 6 e 30 circa sia nei pressi della centrale della polizia, pronto ad agire. E non dimentichi il cercapersone. Il taxi arrivò e portò il signor D. a casa. Erano le 2 e 46.