ÿþTRACK 30 - Il bacio di Giuda Tutto era pronto per quell'incontro. Era stato scelto, nessuno sapeva bene per quale motivo, lo stesso ufficio governativo dov'era avvenuto l'attentato, quello in via Rok. I sigilli all'edificio erano stati tolti solo la stessa mattina. La stanza principale dell'ufficio era piena. Dietro una scrivania era seduto il Presidente, coi suoi uomini della scorta. In più, attorno, almeno una decina di poliziotti bene armati. Tra loro c'era anche il figlio del signor D., in odore di promozione se le cose fossero andate bene. Jon L. non si fece aspettare più di tanto. Alle 4 in punto varcò la soglia, al pianterreno, sorvegliata da alcuni agenti in borghese. Alle 4 e 01 era già sulla porta dell'ufficio. Prima di lasciarlo entrare, lo perquisirono a fondo. Poi gli aprirono la porta. - Prego, prego - gli disse il Presidente - Jon L., suppongo. - Sì, sono io. E lei è il Presidente, vero? - Ah, ah - rise - mi piacciono le persone spiritose. Si sieda, si sieda. Jon L. si guardò in giro, probabilmente per verificare che non ci fossero uomini dei servizi segreti nella stanza. Poi si sedette sull'unica poltroncina libera. - Anche lei ha il senso dell'umorismo - disse sedendosi - trovarci qui, nelle stanze della Commissione... ci si potrebbero creare decine di barzellette. I due uomini si guardarono in faccia per qualche secondo, studiandosi in silenzio. - Sono stato perquisito - disse Jon L. - e sono pulito. Che ne dice ora di far uscire qualcuno dalla stanza così potremo parlare più in tranquillità? Mi sembra di soffocare dal caldo. Il Presidente fece un cenno ai poliziotti e alle guardie del corpo. Tutti uscirono, compreso il figlio del signor D.. - Allora, quali sono le condizioni? - chiese il Presidente. - Le condizioni, sostanzialmente, si riducono a una sola, signor Presidente. Voglio entrare nel giro, voglio avere il potere, ma non un potere fugace, di una notte. Un potere duraturo, che mi permetta di restare in sella a lungo. - Sia più preciso. - Voglio un posto di spicco nel suo partito e una carica di Ministro nel prossimo Governo. Chessò, magari Ministro della Cultura, con tutti i libri che ho letto. - Non faccia lo spiritoso. - Non lo sto facendo - rispose Jon L., sempre serio nella sua faccia imperturbabile. - Lei è un ex Nascosto. Cosa le fa pensare che invece non la sbatterò in galera o la condannerò a morte? Perché dovrei usare tutto questo riguardo, per lei? - Perché io ho le informazioni che lei vuole. Ho i nomi e gli indirizzi dei capi che vivono in superficie, conosco l'ubicazione delle basi sotterranee e soprattutto saprò indicarle dove attaccare e come. - Ma davvero? Ho appurato che lei è stato un Nascosto, tramite la domanda sui libri, ma niente prova che lei possa avere tutte queste informazioni. Dovrebbe almeno dimostrarmi che era un pezzo grosso dell'organizzazione. - Eccome se lo ero. Sono stato io a ordinare l'attentato contro Ortin e quest ufficio. - Lo provi! - il Presidente aveva assunto quasi un tono di sfida, ma Jon L. non se ne preoccupava. Si aspettava di trovare altra diffidenza e sapeva già come superarla. - I mass media non hanno diramato il nome della terrorista morta nello scoppio dell autobomba. - No, infatti, dietro nostra precisa richiesta. È stata avvisata solo la famiglia della vittima. - Si chiamava Qersa. Controlli pure - per fortuna che Max gli aveva detto quel nome, il giorno in cui stava lasciando la base. Ogni informazione, in certi casi, diventava vitale. Il Presidente urlò il nome di una guardia del corpo, che entrò subito, e fece chiamare il figlio del signor D., che si fermò in piedi, sulla porta. Chiaramente, aveva riconosciuto subito Jon L., appena aveva varcato la soglia. Adesso lo guardava sospettoso. Era davvero così informato come gli era sembrato dalle e-mail? Era realmente un ex Nascosto? Ma soprattutto, era lì per fornire loro le informazioni di cui avevano bisogno? - Agente, mi dica - lo interrogò il Presidente - come si chiamava la ragazza morta nell attentato? - Il suo nome era Qersa, signore. - Un nome strano - intervenne Jon L. - non crede? Abbastanza raro. - Va bene, può andare - gli disse il Presidente e il figlio del signor D. tornò sui suoi passi. - D accordo - riprese il Presidente - ma lei mi deve dare il nome dei Capi che compongono il Consiglio, scovarmeli e permettere ai miei uomini di ucciderli. - Se i suoi uomini riusciranno a ucciderli, questo è affare vostro. Io ve li indicherò e basta. Piuttosto, dovrebbe interessarvi scovare la Biblioteca. - La Biblioteca? Ne ho letto qualcosa su alcune informative riservate... - Letto? - chiese stupito Jon L.. - Crede di essere l unico in grado di leggere e scrivere? Bisogna conoscere le armi del nemico, per sconfiggerlo. Da giovane ho fatto parte per molti anni della Commissione e ho letto molti libri, molti dei quali sono stati modificati o vietati in base alla mia opinione. Quindi so benissimo di cosa stiamo parlando. - Tanto meglio - acconsentì Jon L. - ma sappia che è la Biblioteca il cuore dei Nascosti, il punto da colpire se si vuole fare veramente piazza pulita. Non servono gli omicidi. Cinquant anni fa hanno agito così ed ora siamo daccapo, se non peggio. Potrete uccidere anche tutti, se volete, ma se restano i libri ci sarà sempre qualcuno che prima o poi ricomincerà a leggerli. Il ragionamento di Jon L. fece contento il Presidente. Sì, quello era il metodo giusto, alla faccia dei servizi segreti. E quello gli sembrava l uomo giusto per il suo partito. Determinato, freddo, che sapeva cosa voleva e come ottenerlo. Non era forse riuscito, in 24 ore, ad ottenere un colloquio con lui? Non era da tutti. E ora stava anche dettando le sue condizioni, che non erano poi così irragionevoli. Meglio averlo alleato, uno così, che avversario. - Va bene, accetto le sue condizioni. Sarà nominato seduta stante membro del Comitato Direttivo del mio Partito e avrà un ruolo di spicco alle prossime elezioni. Ora voglio i nomi e i luoghi. - D accordo - fece lui alzandosi e guardando distrattamente fuori dalla finestra - mi serve una cartina dettagliata della città e una dell impianto fognario. Poi avrà ciò che le serve. Mentre era fuori, il figlio del signor D. viveva minuti di fibrillante attesa. In quella stanza si decideva, senza saperlo, anche la sua carriera, anche il suo futuro. Se le informazioni di Jon L. si fossero rivelate false sarebbe stato lui a farne le spese. Lui si era preso tutta la responsabilità della cosa, basandosi solo sul proprio fiuto e intuito. E poteva benissimo aver fatto cilecca, anche se la calma e la tranquillità di quel Jon L. lo rassicuravano. Perché avrebbe dovuto fornire informazioni false? A che pro? Aveva solo da guadagnarci, da quell affare, se rispettava i patti. E da perderci se non li rispettava. Tirò fuori il cellulare e chiamò a casa, per avvertire Kori che probabilmente avrebbe fatto tardi. Quel giorno gli sarebbe toccato il turno di sorveglianza dell amica di quella Qersa di cui il Presidente gli aveva appena chiesto il nome. Dalle 6 alle 8 e poi sarebbe tornato a casa. Invece probabilmente lo aspettava una lunga notte in azione e, il giorno dopo, altro lavoro. A quel punto, tanto valeva farla togliere, la sorveglianza. Ora avevano altre piste, molto più concrete da seguire. Alle 5 in punto partirono gli ordini, diramati a tutte le pattuglie della città. Era iniziata la controffensiva in grande stile contro i terroristi. Primo obiettivo, catturare i cinque membri di Superficie del Consiglio dei Nascosti.