TRACK 32 - Notte in isolamento «Chi punge un occhio lo farà lacrimare; chi punge un cuore ne scopre il sentimento. Chi scaglia pietre contro uccelli li mette in fuga, chi offende un amico rompe l’amicizia. Se hai sguainato la spada contro un amico, non disperare, può esserci un ritorno. Se hai aperto la bocca contro un amico, non temere, può esserci riconciliazione, tranne il caso di insulto e di arroganza, di segreti svelati e di un colpo a tradimento; in questi casi ogni amico scomparirà. Conquistati la fiducia del prossimo nella sua povertà per godere con lui nella sua prosperità. Nel tempo della tribolazione restagli vicino, per avere parte alla sua eredità. Prima del fuoco vapore e fumo nel camino, così prima dello spargimento del sangue le ingiurie. Non mi vergognerò di proteggere un amico, non mi nasconderò davanti a lui. Se mi succederà il male a causa sua, chiunque lo venga a sapere si guarderà da lui. Chi porrà una guardia sulla mia bocca, sulle mie labbra un sigillo prudente, perché io non cada per colpa loro e la mia lingua non sia la mia rovina». Boyter ripeteva queste parole, nella sua mente, parole che aveva trascritto solo un paio di giorni prima, ma che da anni ripeteva a memoria. «Chi punge un occhio lo farà lacrimare / chi punge un cuore ne scopre il sentimento». Quanto erano vere quelle parole, quanto lo erano ora, nel buio di quella prigione. L’avevano messo in isolamento, perché non potesse comunicare con nessuno, perché non potesse diffondere l’idea della scrittura anche in carcere. Per ora. Domani, chissà, forse l’avrebbero eliminato. Prima interrogato e poi, quando si sarebbero resi conto che le informazioni non le avrebbe date, eliminato. Non era facile dormire quando si sapeva che era l’ultima notte, non era facile riuscire a prendere sonno. Anche se eri in una stanza buia, senza finestre, con l’odore di urina vecchia che inumidisce i muri. Anche se eri talmente stanco, talmente spossato che non riuscivi a pensare né a stare in piedi. Anche se passavi tutta la notte disteso, con gli occhi chiusi, anche in quel caso non riuscivi a prendere sonno. «Prima del fuoco vapore e fumo nel camino, / così prima dello spargimento del sangue le ingiurie». Domani, probabilmente di mattina presto, sarebbe toccato alle ingiurie. Nel pomeriggio o a sera, lo spargimento di sangue? Cos’altro poteva aspettarsi? Suo padre era morto così, torturato in un interrogatorio e poi ucciso. Non ebbero nemmeno indietro il corpo per seppellirlo. E così sarebbe toccato anche lui, ma almeno lui non avrebbe fatto piangere nessuno: era l’unica e la prima consolazione che traeva dal non essersi mai sposato. C’era stata una ragazza, a dire il vero, quando viveva sottoterra, dopo la persecuzione. Si chiamava Gula. Molto bella, quasi esotica nei tratti, di due anni più vecchia di lui. Era una di quelle infatuazioni da ragazzini, senza affetto profondo, con una benevolenza un po’ superficiale ed egoistica. Ma si erano voluti bene, pur negli errori. Poi a lui era stato proposto di risalire in Superficie e lei non aveva voluto venirci. Si erano lasciati senza troppi problemi, senza rimpianti. Avevano scoperto da tempo che non erano fatti per stare insieme. Lui era destinato a diventare un Capo influente, a riacquistare i soldi e il titolo che erano della sua famiglia da generazioni. Gli risultava che lei si fosse trasferita, dopo pochi anni, in una lontana città, più a nord, al freddo. Non aveva più sentito parlare di lei. Ma oggi gli mancava il tipico tepore femminile che non aveva più sentito da allora. Un tepore di consolazione, accoglienza e abbraccio, che sapeva ripararlo dai dolori esterni. «Se mi succederà il male a causa sua, / chiunque lo venga a sapere si guarderà da lui». Era stato Jon L., ne era certo. I poliziotti non avevano aperto bocca, lui non aveva fatto domande, ma nessun altro poteva averlo tradito. Era l’unico capace di vendersi senza provare rimorso. Chissà cosa aveva chiesto in cambio della sua vita? Quanto vale la vita di un uomo? Soldi? No, non soldi, di certo potere. Potere politico. Era questo che Jon L. aveva sempre ricercato. L’essere dentro ai Nascosti era solo un modo come un altro per raggiungere quell’obiettivo che aveva ben chiaro in testa. Non gli interessavano veramente la cultura, i libri, il pluralismo e la democrazia. Erano solo parole di facciata, usate come specchietto per le allodole. Quello che voleva era il potere. L’aveva avuto, anche all’interno dei Nascosti Puri. Era diventato Capo di una banda speciale, formata da giovani che poteva plasmare a piacimento. Lui, Boyter, aveva votato contro, ma la proposta era passata lo stesso. E Jon L. era entrato così nel Consiglio. Ma anche quel potere - che pure non era piccolo - non gli bastava, ne voleva dell’altro. E allora aveva ordito quel piano per metterlo in minoranza, per strappargli la carica di Capo dei Nascosti. E per fortuna che aveva fallito: meglio un’organizzazione sconfitta e perseguitata, ma pura e nobile, che una forte e prestigiosa ma venduta al potere. Aveva preparato l’attentato contro Ortin, che se fosse andato a segno sarebbe stata una buona credenziale per la nomina a Capo dei Nascosti. In contemporanea, aveva contattato il signor D., cercando di risvegliare in lui i ricordi della sua infanzia, tra cui certamente il codice d’ingresso della Biblioteca. Non gli era riuscita né l’una, né l’altra mossa, segno che non era poi questo grande stratega. Ma ora si stava prendendo la sua rivincita, stava attuando il consueto piano B che nessuno si aspettava. E d’altronde, tutti speravano che quegli anni passati tra quella gente, sottoterra, a condividere tutto, gli potessero impedire un gesto del genere. Nessuno pensava, nemmeno Boyter stesso, che sarebbe stato capace di tanto. Invece ora Boyter era in prigione, in cella d’isolamento, e chissà quanti altri capi di Superficie erano nella sua stessa situazione. Che avessero già attaccato anche le basi nel sottosuolo? No, non erano degli sprovveduti, Jon L. li doveva aver avvertiti. Avevano bisogno di un minimo d’organizzazione, di squadre molto più numerose di quella che era andata a prelevarlo a casa, mentre stava per uscire per andare a casa di Petra. Servivano centinaia di uomini in armi per sperare di cavarsela là sotto, contro i Nascosti Puri. E sarebbe comunque stata una carneficina, dall’una e dall’altra parte. A meno che non stessero puntando alla Biblioteca, come già pareva dalle informazioni avute qualche giorno prima. Di sicuro anche Jon L. non avrebbe sconsigliato quell’obiettivo, anzi, se voleva vendicarsi veramente, lo avrebbe additato come l’obiettivo principale, il decisivo. Ma anche se fossero riusciti a scendere nel sottosuolo e a superare la barriera formata dalla banda di Hite, non avrebbero potuto penetrare in Biblioteca. Le sue mura resistevano a qualsiasi tipo di arma portatile e il Bibliotecario aveva l’ordine di aprire solo ai Nascosti non sotto minaccia o ricatto. Era stato programmato molto bene, dato che riconosceva onde cerebrali e frequenza dei battiti cardiaci e li usava come discriminante. Le possibilità che rimanevano erano tre. Uno, decifrare il codice di sedici cifre, ma ci voleva un bel po’ di tempo e pazienza, visto che il programma che regolava la password ammetteva solo tre tentativi errati ogni quarto d’ora. Provare tutte le combinazioni possibili diventava un’impresa titanica, anche per un computer. Due, farsi dire il codice da lui, con la forza. Tre, farselo dire dal signor D., con la forza o con l’inganno. Ma non avevano avuto l’ordine di catturarlo, visto che quando era entrato in casa di Boyter perfino suo figlio, il poliziotto, l’aveva trattato come se non sapesse niente del suo coinvolgimento. Forse Jon L. non aveva fatto il suo nome. Forse sperava di poterlo usare in un secondo momento, come asso nella manica. Oppure aveva bisogno di una scusa per poter torturare Boyter, dicendo che era l’unico che conosceva quel codice. Qualunque fosse il motivo, ora Boyter era in carcere e il signor D. era libero, ma probabilmente frastornato e confuso. Passò la notte in bianco, mentre si poneva tutte queste domande, questi dubbi nella sua mente. E ogni tanto si ripeteva il passo del Siracide, dalla Bibbia, per farsi coraggio. Il giorno dopo lo attendeva un giorno difficile, forse l’ultimo.