TRACK 33 - In attesa del dottore Era già sera inoltrata quando il dottor Lash arrivò in ospedale, per prendere servizio nel turno di notte del Pronto Soccorso. Parcheggiò la sua macchina e salì la rampa di scale che portava direttamente allo spogliatoio dei medici. Di fianco alla porta però si trovò, addormentato su una barella, il signor D.. - Signor D.? Signor D.? - disse più volte, mentre con una mano lo scuoteva cercando di svegliarlo. Il signor D. fu in breve completamente sveglio e gli comunicò gli ultimi fatti. Quand’era giunto in Pronto Soccorso, qualche ora prima, gli avevano detto che avrebbe preso servizio più tardi e si erano ostinati a non volergli dare il numero di videofono di casa, nonostante lui insistesse che si trattava di un’emergenza. - Eh, cosa vuole farci. In genere quelli che vogliono il numero dei medici sono tutti mezzi matti. - Sì, capisco come vanno queste cose. Ora però, che facciamo? - chiese preoccupato. Come avevano fatto a mettere le mani su Boyter? Erano in pericolo anche gli altri? Anche Lash? Anche lui stesso, il signor D., rischiava di essere arrestato, magari da suo figlio? - Non saprei - disse Lash - io di solito faccio l’informatore, non lo stratega. Bisognerebbe sentire i Capi dei Nascosti Puri... - Lei sa come contattarli? Sa come arrivare là sotto? - da quando s’era svegliato, l’ansia si faceva ogni minuto più pressante. - Sì, conosco un paio di vie d’accesso, oltre a casa Boyter. Ora però non posso, ho il turno qui. - Come non può? Può essere questione di ore, forse di minuti... - iniziò a sbraitare. - Si calmi, ora. So che è scosso e la capisco, ma non si preoccupi. Se hanno arrestato Boyter invece che farlo fuori sul posto, ci dev’essere un motivo. Probabilmente vorranno interrogarlo, o forse non si fideranno pienamente del loro informatore. O entrambe le cose. E per interrogarlo aspetteranno di sicuro domattina, con tutta calma. Per quanto riguarda altri eventuali arresti, penso che non ce ne saranno nelle prossime ore, anche perché a quest’ora avranno arrestato tutti quelli che avevano in lista, quindi né io né lei corriamo alcun rischio. Io farò il mio turno di notte, lei può aspettarmi qui, anche su una barella se vuole dormire, oppure tornarsene a casa e farsi un bel sonno e ritornare domattina. Appena mi daranno il cambio, infatti, partiremo per il sottosuolo. Intanto, cercherò di saperne qualcosa di più dai poliziotti che girano qui di notte. E detto questo, lo lasciò. Che fare? Tornare a casa? E per cosa, quando magari c’era una pattuglia pronta ad arrestarlo? No, doveva rimanere calmo, ragionare. Aveva ragione il dottor Lash, se avessero voluto arrestarlo, l’avrebbero fatto prima. E se avessero voluto uccidere Boyter, idem. Quindi non c’era da preoccuparsi, non nell’immediato almeno. Per quella notte erano salvi e il giorno dopo sarebbero scesi ad avvertire gli altri. Sì, era la soluzione più ragionevole. Si sedette su una sedia di plastica, nel corridoio dell’ospedale. Era così stanco, non aveva fatto altro che correre tutto il giorno. E correre con le stampelle non era affatto riposante. Si sfiorò il CON con la mano e notò che gli doleva solo toccandolo. Non lo disprezzava più, dopo le parole di Boyter. Il suo CON-13 non era poi così male come credeva, anzi. Certe volte le cose vecchie funzionavano meglio delle giovani. Com’era vera quella frase. Certe volte le cose vecchie funzionavano meglio delle giovani. Ad esempio con suo figlio. Come poteva essere così ottusamente fanatico del Presidente? Come poteva credere ad ogni parola che usciva dalla bocca di quell’uomo, come se fosse oro colato? Ricordava ancora il discorso che aveva fatto alla tv, dopo l’attentato di via Rok. «Cittadini», «la nostra società scossa da un attentato», «un affronto», «un gesto assurdo e sconsiderato», «un attacco alla nostra democrazia, ad un Governo e a tutto un Parlamento liberamente scelti dalla popolazione». «Liberamente scelti dalla popolazione», ma cosa significava quel liberamente? Senza essere soggetti a condizionamenti? Ma perché suo figlio, perché nessuno si accorgeva di quello scempio? Perché nessuno si accorgeva che ora rischiavano di finire in prigione persone innocenti, pacifiche, che non avevano mai fatto male ad una mosca ed invece il vero attentatore, quel tale Jon L., se ne stava libero come una colomba? Perché nemmeno lui, in tutti quegli anni, s’era mai accorto di niente? Era davvero così invisibile, la situazione? Così difficile da interpretare? O forse aveva preferito - lui e tutti gli altri assieme a lui - chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie? Erano tanti i perché che stavano dietro a quelle rivelazioni che stavano cambiando completamente il suo modo di vedere le cose. Per fortuna non tutte, qualcosa rimaneva come prima. L’amore, l’affetto, la solitudine, quelle cose non cambiavano. Crollava però il mito su cui si basava l’intera società in quanto tale, il mito della democrazia. Una parola grossa, finora priva di significato pratico per il signor D.. Era sempre andato a votare, anche quando il suo interesse per la politica aveva toccato i minimi storici, per fare un piacere al figlio. La democrazia, cos’era? Esisteva davvero? Era mai esistita, nel corso della storia? Come poteva giudicare, ora che sapeva che tutta la storia che aveva studiato poteva benissimo essere stata falsificata? Ma non c’era da sorprendersene troppo. Aveva dato un’occhiata a un libro, quella mattina, in Biblioteca. Mentre girava con Boyter, parlando di tutte quelle cose. Gli era capitato in mano un libro sulla storia. Ne aveva letto un pezzo a caso, lentamente, perché faceva ancora fatica ad unire le lettere e a formare le parole. Ma l’aveva capito e gli era piaciuto. Diceva che lo storico doveva stare attento, perché i documenti che trova del passato potevano benissimo essere dei falsi. Anzi, se erano scritti da persone che avevano un qualsiasi interesse in quello che era accaduto, si poteva star certi che si trattasse - almeno in parte - di falsi. Più o meno diceva quello, gli sembrava. E questo molto prima che il Governo creasse l’U-Disc e cancellasse i libri dalla faccia della Terra. C’era da stupirsi, oggi, se succedeva questo? In fondo, era una vecchia storia, la solita vecchia storia. Nel libro, poi, si citavano anche alcuni falsi che l’autore giudicava addirittura clamorosi, ma in fondo era qualcosa di simile a quello che il signor D. aveva davanti agli occhi adesso. Ma rimaneva, pur sempre, una differenza: ora questi falsi venivano riprodotti in migliaia e migliaia di copie e chi proponeva qualcosa di diverso veniva spazzato via. No, non era un’epoca peggiore delle altre, era un’epoca come le altre. Solo, tutto avveniva più in fretta ed elevato all’ennesimo potenza. Per questo tutto sembrava così spaventoso, troppo grande per la sua misera forza. Il signor D., alla fine, lasciò andare i suoi pensieri e si assopì, cominciando a sognare. Ma stavolta sognò profondamente e una volta sveglio non si ricordò più nulla. Era come se il suo subconscio gli avesse già detto tutto e non ci fosse più altro da aggiungere. Lash lo ritrovò dove lo aveva lasciato, alle 9 e 12 del mattino. - Andiamo? - gli stava facendo un cenno con la testa. - Sì, sono pronto - rispose il signor D., pensando che in realtà avrebbe avuto bisogno di una bella doccia e un lavaggio dei denti come si doveva. Uscirono dall’ospedale guardinghi e subito s’infilarono nell’auto del dottore, parcheggiata poco distante. Durante il viaggio il signor D. guardava sempre fuori dal finestrino, anche se l’autista e la sua mente lo rassicuravano che in quel momento non c’era alcun pericolo. - Da quanto tempo è un Nascosto, dottore? - chiese, curioso, il signor D., che voleva capire com’era diventarlo già in età matura. - Da quando avevo ventidue anni, signor D.. Perché? - No, niente. Curiosità - peccato, anche lui era uno di quelli maturati in quell’organizzazione, in un certo senso. No, a lui serviva qualcuno di veramente anziano, per potersi confrontare. Certo, ora non era comunque proprio il momento di mettersi a cercarlo. Il passaggio che il dottor Lash conosceva era in una stazione della metropolitana. - Deve sapere - diceva al signor D. - che molti passaggi segreti sono situati in luoghi come questi, un po’ anche come senso di sfida al Governo, come a dirgli: voi fate le strutture e noi le usiamo. - Mi diceva Boyter che i vostri sotterranei sono in gran parte ricavati dalle vecchie fogne - confermò il signor D.. - L’insieme di cunicoli? Sì, certo, però non mi chieda di queste cose che non me ne intendo per niente. Ecco fatto, parcheggiato. Allora, prima di scendere: si sente bene, tutto a posto, tranquillo? - Sì, sì, sono ok - confermò il passeggero, aprendo la portiera. - Bene. Allora andiamo. Lei segua sempre me e mi stia attaccato. Scesero le scale della metro perché il signor D. non volle prendere l’ascensore e, ad un certo punto, s’infilarono in un piccolo corridoio laterale che portava all’ufficio informazioni. Lash appoggiò la mano aperta sul muro e ci avvicinò gli occhi in un momento in cui non guardava nessuno. Il muro riconobbe, con grande sorpresa del signor D., le impronte e la retina e si aprì un piccolo passaggio, entro cui s’infilarono i due. Lì salirono su una navicella, che li portò verso la Biblioteca.