TRACK 35 - Il piano del dottor Lash Il signor D. e il dottor Lash arrivarono nel settore della Biblioteca in pochissimo tempo. Subito Lash fermò il primo ragazzo che gli capitava a tiro e gli ordinò di portarlo dal Capo della base. In breve i due furono davanti ad Hite, il giovane capo ad interim che il Consiglio aveva da poco messo in quella posizione. Era seduto al tavolo della stanza di comando, intento a mangiarsi del pollo con le mani. - È lei quello che comanda qui? - chiese Lash, che aveva preso ormai saldamente in mano l’iniziativa. - Sì, sono io. Mi chiamo Hite. Lei invece...? - Io sono il dottor Lash, Nascosto di Superficie, mentre lui è il signor D.. Avete avuto comunicazione di quanto è avvenuto all’esterno ieri sera? - No, nessuna notizia - disse Hite, che coi denti stava tentando di strappare un filo di carne dall’osso. - Le conviene mettere giù quel pollo e ascoltare - Lash si era fatto più duro davanti a quel ragazzino cresciuto male - ieri sera la polizia ha arrestato Boyter, il Capo dei Nascosti. Hite sputò la carne che aveva in bocca sul piatto e iniziò a tossire. Avevano arrestato Boyter, sul serio? Ed era stata la polizia? Tutti, evidentemente, si aspettavano che la lotta ai Nascosti la conducessero i servizi segreti. - Ha avuto modo di comunicare con il Capo? - chiese Hite a Lash - Ha avuto qualche disposizione particolare? - No, nessuna. Però non ci vuole un genio a capire che la polizia ha trovato un nuovo informatore e che sta partendo un suo contrattacco in grande stile. - Un nuovo informatore? - fece Hite mentre si ripuliva la bocca e le mani con una salvietta - E chi poteva sapere di Boyter? Sia Lash che il signor D. lo guardarono senza dire una parola. Si vedeva che non era un tipo molto sveglio. Dopo un po’, però, anche lui capì. - Jon L.! I suoi due interlocutori annuirono. - M-ma allora, tra poco verranno qui! Jon L. conosce le vie d’accesso a questi cunicoli! Annuirono ancora. - Bisogna preparare le difese, allertare le altre squadre dei dintorni, che vengano a darci una mano. Non c’è un minuto da perdere! - Sono felice di aver destato la sua preoccupazione - lo fermò Lash - ma bisogna agire con calma e freddezza. Cerchiamo di ragionare. - S-sì, d’accordo. - Prima di tutto, si sieda - gli indicò la sedia da cui s’era appena alzato e Hite obbedì. Poi riprese: - Come ha già capito anche lei, certamente mireranno alla Biblioteca. Ogni buon Nascosto sa che la Biblioteca è il nostro cuore, il centro propulsore della nostra attività, no? - Sì, certo - disse il giovane, mentre il signor D. annuiva sullo sfondo, seduto su una sedia vicino alla porta. - E Jon L. non è uno sprovveduto. Sa di certo su quante forze possiamo contare qui, anche riunendo più bande. Manderanno comunque gli uomini necessari a sconfiggerci. - Ma allora siamo condannati comunque! E con noi la Biblioteca. - No, non è esatto - lo corresse Lash. Si vedeva che aveva avuto frequenti rapporti con Boyter, dato che ne aveva acquisito l’abile parlantina, anche se era meno cerimonioso e più sarcastico nei modi - lei sa che la Biblioteca ha un meccanismo d’ingresso tutto particolare. I Nascosti possono entrarvi, ma gli estranei no, o almeno non senza decifrare un complesso codice che porterebbe via loro molto tempo. - Sì, è vero - confermò Hite. - Allora, questo è il piano: bisognerà contattare subito le bande vicine e formare una squadra di difesa composta dai guerrieri più abili, che avrà il compito di mantenere il più possibile i governativi lontani dalla Biblioteca, ok? Gli altri due fecero entrambi di sì con la testa. - Noi, intanto, e pochi altri uomini scelti e fidati ci chiuderemo dentro alla Biblioteca, che mi sembra possa contenere al massimo 50-60 persone, ed inizieremo il trasloco dei volumi. Boyter mi aveva detto che all’interno vi sono dei cunicoli nascosti che portano direttamente all’esterno, in luoghi segreti. Con una cinquantina di uomini ci basterebbero 12 ore per salvare i volumi più preziosi e buona parte degli altri. Bisogna solo trovare un posto dove nascondere tutti quei libri in superficie... - Li divideremo tra le nostre case e quelle degli altri Nascosti di Superficie - intervenne il signor D. - si tratta, dopotutto, di un’emergenza. - Si, ha ragione. Una volta iniziata l’operazione mi curerò di avvertirli, sperando che non siano stati arrestati tutti quelli che conosco... Allora, cosa stiamo aspettando? - disse quest’ultima frase rivolgendosi a Hite, che non sembrava affatto in procinto di alzarsi e agire. Hite mandò comunicazione di emergenza alle bande vicine e poi si dedicò subito alla formazione delle squadre assieme a Lash. Il signor D. stava abbastanza in disparte: si sentiva quasi inutile in quella situazione, visto che col piede fasciato e le stampelle non aveva possibilità né di combattere, né di scappare coi libri. Non aveva però dubbi riguardo a da che parte stare. Non era un Nascosto, ufficialmente, ma ormai lo era nello spirito. Tra i vari ragazzi che facevano la fila per essere assegnati a una delle squadre, vide anche Max, che venne preso tra quelli che avrebbero lavorato in Biblioteca. Non aveva ancora avuto modo di parlargli, di spiegargli come mai non erano riusciti a parlare con Petra. Ma ci sarebbe stato tempo - se le cose andavano bene - per parlarne con calma più avanti. Sperava solo che tra i poliziotti non comparisse anche suo figlio e che non lo avvistasse. Del resto non gli interessava più nulla. L’arresto di Boyter l’aveva colpito come se si fosse trattato di uno della sua famiglia, anzi, di un fratello, come aveva da poco imparato. Solo quella strenua resistenza che stavano organizzando gli dava una qualche speranza - che peraltro sospettava illusoria - per il futuro. Erano impegnati in queste operazioni nella sala grande, quando si iniziarono ad udire degli spari. Il signor D. e Lash si scambiarono un rapido sguardo e subito fu ordinato ai ragazzi di prendere le armi e di correre al corridoio d’ingresso alla Biblioteca. I poliziotti, purtroppo, erano già arrivati, e con essi l’esercito. Almeno, mentre si muoveva rapido sulle sue stampelle, il signor D. non vide suo figlio. Subito i Nascosti risposero al fuoco e riuscirono a frenare l’impatto del primo blocco di governativi, ma sapevano tutti benissimo che non sarebbe finita lì. Riguadagnarono qualche metro, soprattutto quando dopo pochi minuti giunsero i gruppi delle altre bande a rinforzare il contingente. Lash, il signor D. e gli altri uomini scelti ebbero così modo di raggiungere il Bibliotecario. La battaglia, comunque, infuriava lì alle loro spalle ed era una fortuna che lo stesso robot fosse costruito in un materiale particolarmente resistente. Se si fosse rotto in quel momento, sarebbe stato un vero guaio. Lash si avvicinò al robot e chiese di entrare. - Accesso negato, accesso negato - rispose il Bibliotecario. Stupito, riprovò, ma ottenne lo stesso risultato. Fece provare ad altri tre, ma sempre il Bibliotecario rispondeva con «Accesso negato». Cosa stava succedendo? Non c’era tempo da perdere, ma forse quel robot era realmente stato danneggiato dalla prima onda d’urto nemica. - No - intervenne il signor D., ricordandosi all’improvviso quello che gli aveva detto Boyter - fa entrare i Nascosti solo quando hanno le onde cerebrali e il battito normali, per impedire che qualche esterno prenda in ostaggio un Nascosto per entrare nella Biblioteca. - Dannazione! - si lasciò sfuggire Lash. Il suo piano stava per fallire e sarebbe bastato che i poliziotti fossero arrivati solo con qualche minuto di ritardo... Tentarono di nuovo, uno a uno, sperando che magari qualcuno riuscisse a stare abbastanza calmo e concentrato, in mezzo a quegli spari, per convincere il Bibliotecario ad aprirgli. Non aiutò il fatto che uno di essi, mentre era lì in attesa, venne ferito da un colpo vagante alla spalla. Era difficile riuscire a isolarsi da quello che si aveva intorno. Il signor D., però, sapeva che c’era un altro modo per entrare. Sapeva che nella sua testa era nascosto quel numero, il codice a sedici cifre. Ma anche per lui era difficile concentrarsi in quella bolgia infernale, tanto più che la mente gli si annebbiava ogni volta che gli sembrava di essere a un passo da poter cogliere quel codice. Non osava dirlo agli altri, ma sapeva che adesso la salvezza di quei libri dipendeva esclusivamente da sè e dalla sua memoria. La situazione sembrava stabilizzata, con una specie di linea del fronte a circa venti metri dalla porta della Biblioteca. La ristrettezza del corridoio, che portava all’unico ingresso noto della Biblioteca, non permetteva avanzate, ma solo l’aumento della potenza di fuoco poteva garantire un miglioramento delle proprie posizioni. Nei minuti precedenti, quando la situazione era meno delimitata e gli scontri erano principalmente faccia a faccia, lo schieramento dei Nascosti era riuscito a procurarsi tavoli di legno e vecchi mobili, che ora venivano usati come barricate. Si era in stallo, ma mentre i rifornimenti di uomini dei Nascosti stavano ormai finendo, quelli dei governativi non accennavano ad arrestarsi. Oltretutto, da quei venti metri alla porta imperforabile della Biblioteca non c’erano vie alternative d’uscita. Avevano poco tempo ormai, prima di venire schiacciati - letteralmente - contro il muro e il signor D. lo sapeva.