TRACK 36 - Il codice alfanumerico Lungo il percorso, in vari punti, avevano incontrato gruppi di poliziotti che indirizzavano i rinforzi verso il luogo dello scontro. Quei cunicoli stretti e angusti, maleodoranti e umidi davano un senso di repulsione al giovane figlio del signor D., mentre sia Jon L. che Boyter vi sembravano abituati. Camminavano entrambi sicuri su quel pavimento sdrucciolevole e non avevano bisogno di nessuna indicazione per sapere dove svoltare e quando. Arrivarono sul luogo del combattimento attorno a quella che, presumibilmente, doveva essere l’ora di pranzo, anche se in quel luogo non toccato da sole la cognizione del tempo si perdeva. In lontananza si riusciva addirittura a vedere la porta della Biblioteca - l’aveva confermato Boyter, dietro precisa domanda - e un nugolo di uomini davanti alla sua porta d’ingresso, forse l’ultimo baluardo in difesa del loro tesoro. Il figlio del signor D. doveva ammettere che c’era del coraggio in quello che facevano, che si stavano dimostrando leali fino alla fine al loro ideale, cosa che ormai ben pochi facevano nel mondo. Qualsiasi altro gruppo si sarebbe arreso, quando avesse capito di essere in trappola, come ormai erano loro. Non c’erano vie di scampo, erano imbottigliati e l’unica via d’uscita era sfondare un gruppo di soldati e poliziotti che si ingrossava di minuto in minuto. Avevano avuto probabilmente la loro chance all’inizio della battaglia, ma avevano preferito difendere la loro Biblioteca piuttosto che salvare le loro vite. Adesso avrebbero perso entrambe. - Qual è il codice? - Jon L. aveva preso tra le sue mani il prigioniero e stava cercando con la forza di farsi dire il codice, anche se era inutile, ora. Tanto valeva aspettare di vederli cadere tutti, uno a uno, finchè Boyter non avrebbe capito che era tutto inutile e avrebbe consegnato da solo il codice. Così era come la vedeva il figlio del signor D.. Per Jon L. le cose stavano diversamente. Non era affatto convinto che ce l’avrebbero fatta. Certo, le cose erano a loro vantaggio, tantopiù che sembrava che il gruppo là in fondo non riuscisse a entrare nella Biblioteca. Forse il Bibliotecario era rimasto danneggiato. La soluzione migliore era sempre quella del codice, che solo Boyter conosceva. E poi, se fosse stato Jon L. a trovare la via d’entrata, sarebbe stato suo anche il merito dell’impresa agli occhi del Presidente. - Dammi il codice! - continuava a urlargli, sferrandogli sberle sul viso. Boyter, ammanettato, non reagiva e lo guardava solo con sguardo torvo. Nella sua mente continuava a ripetere alcune parole. «La mia lingua non sia la mia rovina», «la mia lingua non sia la mia rovina». Si dava forza così, nonostante Jon L. iniziasse a ritenerlo mezzo matto. Il figlio del signor D. tirò l’ex Nascosto per la giacca e lo fece cadere per terra. - Lo lasci stare! Questi non sono i nostri metodi - disse, mentre Jon L. si rialzava con fare minaccioso. - Ragazzo mio, hai passato il segno. Con te farò i conti dopo che questo inferno sarà finito. Voi! - disse, rivolto agli uomini che tenevano il prigioniero - Seguitemi col prigioniero. Lo portiamo in un posto dove io e lui potremo stare più comodi - e scomparve in corridoi che evidentemente conosceva bene. Dall’altra parte, proseguivano i tentativi per entrare nella Biblioteca, ma tutti senza esito. Il rimbombo degli spari, in quella specie di tunnel, creava effetti sonori molto particolari e così anche le scintille delle pallottole che rimbalzavano contro i muri. C’era qualcosa di inquietante e insieme magico in quello spettacolo. Ma soprattutto stava iniziando a diventare pericoloso per l’incolumità stare lì. Altri due furono colpiti di striscio da pallottole vaganti e uno ci lasciò la pelle. Il signor D., mentre cercava di farsi ritornare in mente quello stramaledettissimo numero, dava anche rapide occhiate alla battaglia, per rassicurarsi che il fronte non stesse per cedere e la sua vita per finire in pochi secondi. Fu proprio in una di queste occhiate che vide suo figlio litigare con un uomo che picchiava Boyter. In quel momento, pur dalla parte opposta dello schieramento, si sentì orgoglioso di suo figlio, perché aveva difeso un suo amico, una persona giusta. Era più o meno lo stesso meccanismo di cui aveva letto nel libro che gli avevano fatto avere, Fratelli di sangue. Divisi dagli schieramenti, uniti dai valori. Ma il signor D. non ci teneva affatto a farsi vedere da suo figlio tra i Nascosti. Avrebbe dovuto dire addio definitivamente alla vita di Superficie, se così fosse accaduto. Il peggio è che stava anche rischiando di perdere la vita vera e propria, se rimanevano chiusi lì. Quante ore ancora avrebbe retto, il fronte? Due, tre, quattro ore? Nessuno poteva dirlo. Si rimise a pensare a quel numero e al fatto che doveva assolutamente trovarlo, prima che suo figlio trovasse lui. Il numero di sedici cifre di cui gli aveva parlato sua madre, che gli aveva fatto imparare a memoria. Qual era? Com’era che faceva? C’era qualcosa, aveva usato un metodo particolare per insegnarglielo, ma quale? Una filastrocca? Sì, era possibile, i bambini imparano le filastrocche. Ma quale? Si arrovellava la testa e con le mani la stringeva sulle tempie, come a cercare di concentrarsi in mezzo a quel trambusto. Era un codice alfanumerico, gli aveva detto Boyter, quindi formato da lettere e da cifre. Che filastrocca poteva essere? No, non era una filastrocca. Era solo un metodo per ricordarsele. Sì, era così. C’era il suo giorno di nascita, ne era sicuro, il 6, anzi, 06. E poi, dopo, il suo rovesciato, il 90. Sì, 06-qualcosa-90. Aveva scovato 4 cifre su 16. Era un’impresa impossibile. E intanto si rannicchiava sempre di più per evitare di essere visto dal figlio. Le lettere, c’erano anche delle lettere? Sì, ma quali? Anche qui era così confuso, tutte quelle possibili combinazioni che si affastellavano nella sua mente. Ma poi, all’improvviso, un pallottola gli passò vicina all’orecchio facendogli sentire il sibilo fastidioso. Aveva sfiorato la morte e gli era andata bene. Guardò nella direzione da dove il colpo era venuto. Chi era stato, tra i tanti che tentavano d’ingabbiarli, di sfondare quel fronte? Non poteva star lì con le mani in mano, non poteva lasciare che venissero tutti ammazzati. E fu in quel momento che il codice gli passò in testa, come un fulmine. L’aveva in mente. Era 06FDTTR665AWQ090. Un codice impossibile da imparare a memoria e da ricordare, ma alla fine c’era riuscito. Senza dir niente a nessuno degli uomini lì appostati, ormai delusi, lo digitò sulla tastiera e la porta si aprì. Tutti si girarono verso di lui. - Non guardate me, pensate ad entrare, cretini! C’è pochissimo tempo! E anche lui si tuffò dentro alla Biblioteca, richiudendosi la porta alle spalle. Mentre gli altri iniziavano a caricarsi le borse di libri, lui individuò i passaggi grazie ai ricordi che ne aveva quando c’era venuto con la madre. Erano abbastanza nascosti, ma non introvabili. I primi ragazzi partirono e il signor D. augurò loro buona fortuna. Lui non portava libri, sarebbe stato solo un peso morto con quelle stampelle e avrebbe rallentato la colonna. Stava invece lì, a coordinare, a raggruppare libri, a preparare borse. E intanto ripassava mentalmente il codice. 06FDTTR665AWQ090. Non doveva dimenticarlo. Quando le cose si sarebbero messe male per quelli che combattevano fuori, aveva già pensato di farli entrare in Biblioteca e poi scappare con loro all’esterno. Non sarebbe stato semplice, ma bisognava provarci. Il dottor Lash, mentre aiutava anch’egli a riempire borse, gli chiese come aveva fatto. - Penso di aver sempre saputo quel codice, solo che me n’ero dimenticato. Sono il figlio di un ex Capo dei Nascosi. Era diventato il salvatore della patria. Tutti, in quelle poche ore di lavoro all’interno della Biblioteca, lo guardavano con rispetto e ammirazione e questo lo inorgogliva molto, visto che si sentiva un novellino nel campo della lotta anti-governativa e delle tecniche di sopravvivenza in caso di assedio. E fuori l’assedio continuava. Sia i Nascosti che gli avversari s’erano accorti che quel gruppetto era riuscito a entrare in Biblioteca, ma questo non aveva cambiato di una virgola le sorti di quello scontro. Le forze del Governo avanzavano lente ma inesorabili ed avevano una capacità di ricambio degli uomini molto più efficace di quella dei Nascosti, che comunque ritrovarono vigore attorno alle 2 del pomeriggio in seguito all’invio di un nuovo contingente di Nascosti Puri. Anche pochi minuti potevano essere preziosi per mettere in salvo dei libri. Dall’altra parte, Jon L. era appena tornato dal suo interrogatorio con Boyter. Il figlio del signor D., che stava combattendo ora attivamente, se ne accorse e si mise a parargli. - Dov’è Boyter? - urlò. - Come? - fece Jon L., frastornato dal vicino rumore di armi. - Dov’è Boyter? Il prigioniero? - urlò più forte ancora. - È di là, nella saletta - gli fece segno. Il figlio del signor D. decise di andare a vedere come stava, avendo ormai imparato a non fidarsi più di quell’uomo infido. Arrivò allo stanzino dove, fuori dalla porta, c’erano i due poliziotti. Entrò e trovò Boyter riverso a terra, pieno di lividi. Gli sentì il polso. Boyter era morto.