Le oche sono uomini Contro il concetto di New Italian Epic di iadunps A volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno delle immense cazzate. Altre volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno ancora delle cazzate, un po' più piccole, ma pur sempre delle cazzate. Oggi polemizziamo con Wu Ming 1 (li prendiamo uno alla volta, perché così siamo in superiorità numerica e a noi piace vincere facile). Wu Ming 1 l'anno scorso ha scritto un saggio che, recentemente, è stato pure pubblicato, con delle aggiunte, da Einaudi. Il saggio si chiama 'New Italian Epic' e avanza l'ipotesi che molti libri usciti in Italia negli ultimi 15 anni siano legati da una comune poetica. Sostanzialmente, Wu Ming 1, supportato dai Wu Ming colleghi, sostiene che Camilleri, De Cataldo, Evangelisti, Genna, gli stessi Wu Ming ed altri ancora facciano parte tutti di una stessa scuola. Anzi, praticamente ogni romanzo italiano degli ultimi 15 anni (a parte forse Faletti, ma probabilmente solo perché non c'avevano pensato) rientra in questo schema. Dicevamo che quando ci si sente troppo bravi si fan delle cazzate, magari non immense ma pur sempre cazzate. Ecco, questa è una cazzata, non immensa ma pur sempre una cazzata. Una cazzata che serve a darsi un tono, a dire: siamo gli iniziatori di una nuova corrente letteraria. Sticazzi. Vediamo, punto per punto, perché la teoria del New Italian Epic non regge. Wu Ming 1 elenca una serie di caratteristiche comuni a questi libri, asserendo che tutti presentano la prima e almeno la metà delle altre. Le caratteristiche, in estrema sintesi, sono: 1. Non ci si pone più il problema della contaminazione: si contamina senza ritegno 2. Sguardo obliquo (punti di vista inattesi) 3. Libri complessi e popolari allo stesso tempo 4. Storie alternative (ucronie) 5. Sovversione di linguaggio e stile, ma nascosta 6. Sono degli Ufo, nel senso che non si riesce a identificarli o etichettarli (stessa cosa del punto 1, quindi) 7. Tendono alla transmedialità (a passare in altri media, tipo con colonne sonore, siti web, giochi da tavolo ecc.) L'impostazione di partenza è opinabile, secondo noi, perché è come se Wu Ming 1 dicesse: troviamo le 7 caratteristiche fondamentali degli uomini (essere esseri viventi, razionali, dotati di due gambe, due braccia, una testa, un pene e in grado di parlare) e poi diciamo che per essere etichettati come uomini bisogna avere la prima di queste caratteristiche e almeno la metà delle altre. Secondo questa logica, però, dovremmo chiamare uomini anche le donne (che hanno 6 caratteristiche su 7 visto che mancano solo del pene), i cani e perfino le oche. Le oche sono uomini, quindi. Wu Ming 1 fa la stessa cosa coi libri usciti in Italia negli ultimi anni: elenca una serie di caratteristiche e poi dice che per rientrare sotto l'etichetta di New Italian Epic bisogna averne almeno la metà. Non si accorge, il primo dei Wu Ming, che però in questo modo metà della letteratura mondiale degli ultimi anni può essere chiamata New Italian Epic. Trovare legami in questo modo è non solo troppo semplice, ma perfino comico (anche se la copertina del libro pubblicato da Einaudi ci pare abbastanza seriosa e quindi l'ipotesi di una colossale presa in giro da parte del collettivo ci sembra sia da scartare). Dicevamo: portiamo qualche prova a supporto del nostro discorso. Lo facciamo perché anche Libero, il quotidiano, è stato piuttosto critico verso il NIE e un po' ci vergognamo di essere accomunati a Libero; quindi, ecco le nostre prove per dimostrare che non siamo faziosi e agiamo in perfetta buona fede (anche se con una punta di gusto polemico, lo concediamo). Quello che contestiamo non è che Genna, Lucarelli, Evangelisti e compagnia abbiano le caratteristiche per rientrare nel NIE, quanto piuttosto che queste caratteristiche siano valide, in quanto sono talmente ampie da farci rientrare qualsiasi cosa. Prendiamo ad esempio un libro straniero come 'Febbre a 90°' di Nick Hornby e vediamo se ha le qualità per essere definito NIE: 1) più che contaminato lo è di sicuro, visto che mescola giornalismo sportivo, romanzo comico e memorie autobiografiche come se fosse roba normalissima. Se fosse italiano, Wu Ming 1 lo definirebbe probabilmente il Gomorra del calcio 2) Il punto di vista è inconsueto? Diremmo di sì: è raro sentir parlare di calcio dalla prospettiva prima di un bambino e poi di un tifoso triste 3) È complesso e insieme popular? Complesso lo è di sicuro, perché la scelta di raccontare una vita a partire da alcune partite di calcio rende tutto meno scorrevole e convenzionale; ma dev'essere per forza anche popular, a giudicare dalle vendite (molto più popular di molti NIE elencati da Wu Ming 1) 4) In fondo è un po' anche romanzo storico, perché si fa la storia del calcio inglese. Di ucronie, però, non c'è traccia 5) Uso di linguaggio e stile nascostamente sovversivi: ne abbiamo parlato all'inizio, l'impostazione è molto originale. È questo che s'intende con sovversivo, no? (se invece la connotazione è politica, avrei da criticare l'attribuzione di questa specificità a molti dei libri citati nel saggio) 6) È un ufo? Certo, più ufo di Gomorra, quantomeno. Il libro di Saviano è molto più reportage di quanto questo sia un romanzo 7) È transmediale? Sì, parla di calcio, qualcosa che di solito con la letteratura non c'entra ed è invece terreno privilegiato della tv. Il calcio è uno show, è una sorta di cinema più movimentato. Se poi non si considera il calcio un media, basta ricordare che il libro è stato tradotto due volte in film (una in Inghilterra, una in America): più transmediale di così... Insomma, a parte l'ucronia, 'Febbre a 90°' le ha proprio tutte. È più New Italian Epic lui dei libri di Wu Ming. Ed è un libro inglese. Ma prendiamo un altro esempio, sempre straniero: 'La ragazza dai capelli strani' di David Foster Wallace. Ora che abbiamo capito il meccanismo, andiamo veloci. 1) più contaminato di quello, con saggi, racconti e reportage che s'inseguono e accavallanno, non sapremmo; 2) il punto di vista è sempre originale, dal tossico allo stagista; 3) molto complesso ma leggibile anche a un livello superficiale; 4) le storie alternative ci sono, o comunque quantomeno i grandi eventi storici vengono raccontati con invenzioni e, come direbbe Wu Ming 1, sguardo obliquo (vedi il racconto su Lyndon Johnson); 5) il linguaggio è sovversivissimo; 6) è un ufo, senza dubbio; 7) è transmediale perché fa riferimento senza ritegno ai più diversi mezzi di comunicazione (e c'è pure David Letterman tra i personaggi). Si potrebbe dire, allora, che il NIE è solo un tentativo di imitare David Foster Wallace: più che di corrente letteraria parleremmo casomai di plagio. E ancora una volta, David Foster Wallace era americano e non italiano e il libro è stato pubblicato nel 1989, 4 anni prima della data di nascita ufficiale del NIE. Infine, un ultimo esempio, tutto italiano: la Divina Commedia. È contaminata (poesia alta e bassa una a fianco all'altra), ha un punto di vista tutto particolare (uno che fa un viaggio agli inferi guidato da un poeta dell'antichità morto), è complesso (chiedete agli studenti che fanno le parafrasi) ma anche popular (lo si legge da secoli), storie alternative e in generale giochi storici ci sono (tipo Dante che pensa d'incontrare Bonifacio... E poi il luogo e il tempo in cui si trovano inferno, purgatorio e paradiso è piuttosto labile, no? Un altro-luogo più che un luogo fisico vero e proprio), sovversione di linguaggio c'è (i gestacci e le pernacchie fatte senza ritegno da Dante) e per l'epoca era decisamente un ufo (commedia? Perfino Boccaccio volle aggiungerci l'aggettivo Divina perché il termine commedia non la identificava bene). Certo, forse non è molto transmediale, ma tutte le altre caratteristiche le ha. Dante potrà anche essere Italian ed Epic, ma difficilmente lo si può definire New. Old World Epic, insomma: questo ci pare un nome molto più adatto alla corrente dei Wu Ming.